Università in scena

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Abstract

Nel 1943 Mario Sironi dipingeva “Il Gasometro”, riprendendo in toni apocalittici il tema del paesaggio urbano. Sono poi passati quasi quaranta anni dall’aprile 1977, mese in cui uscì il numero monografico 135 di “Edilizia Popolare”, con i primi progetti per la riconversione della Bovisa nel quadro di rinnovate relazioni metropolitane; una attenta cronologia metterebbe in luce il ruolo cruciale che quest’area ha giocato nel dibattito sulle forme insediative di Milano e nella più specifica vicenda dell’articolazione territoriale del Politecnico; una lunga storia, dunque, con profondi connotati simbolici e ideologici, che ha visto sedimentare ampio dibattito e vasto patrimonio di conoscenze - oltre a evidenti contraddizioni - dai quali non si può prescindere, ma che vanno tuttavia attualizzati secondo un nuovo punto di vista. Nel progetto per il nuovo insediamento della Bovisa prende corpo il confronto tra due scale, due misure del progetto di architettura. La prima, quella dell’ “idea di città” riferita al principio ordinatore della direttrice nord-ovest; infatti, come già altrove rimarcato, Milano è da sempre città di dimensioni contenute ma di rapporti territoriali estesi, storicamente radicata a un sistema di itinerari e direttrici di lunga e breve distanza, che si riflette nella compresenza delle diverse scale, appunto, con progetti e realizzazioni che evocano i grandi spazi congeniali a questo carattere di portualità. Ma soprattutto, ben al di là delle questioni stilistiche e delle pur notevoli sperimentazioni progettuali che Milano ha proposto, si sottolinea il valore ideologico e dimostrativo di una interpretazione coerente della forma urbis, intesa come espressione originale di civiltà, il cui studio ha valore di principio nell’accezione autenticamente cattaneiana del termine. Così proprio nella dimensione urbana del progetto, si vuole rintracciare anche quel senso di possibilità, quella suscettibilità alle trasformazioni future che nella sola prospettiva locale possono sembrare inattendibili. La seconda misura si ritrova nelle relazioni minute della prossimità, o del “quartiere” nella terminologia del Movimento moderno, fortemente radicata nella municipalità suburbana prima, nel “rione”, poi nella zona del decentramento amministrativo, che per Bovisa continuano a giocare un ruolo di principale importanza. Il progetto seleziona due giaciture che si impongono come generatrici: quella dei campi, occupati poi dalle fabbriche e dalle geometrie dei raccordi ferroviari, che permane entro l’area della “goccia”; quella dell’asse di via Bovisasca, cui si appoggia la maglia regolare del quartiere nel quale, piazzale Bausàn, capolinea delle linee tranviarie, prende carattere di luogo centrale. Il rigore di questa geometria stabilisce l’impianto dell’academical village, riprendendo la definizione e il tipo inaugurati da Thomas Jefferson, impostato sul vuoto del grande spazio rettangolare, con i lati maggiori bordati dagli edifici allineati e aperto sul quarto lato.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteBovisa un parco per la ricerca
Pagine274-295
Numero di pagine22
Stato di pubblicazionePublished - 2017

Cita questo

Beccali, M., & Aprile, M. (2017). Università in scena. In Bovisa un parco per la ricerca (pagg. 274-295)