Tra Sicilia e America: gli “scappati” di Cosa Nostra,

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Abstract

Il controllo del territorio costituisce uno degli elementi essenziali per la sopravvivenza delle organizzazioni criminali mafiose; è il passaggio obbligato per giungere all'acquisizione e al controllo di attività economiche, all'infiltrazione nei vari settori produttivi di reddito. Senza controllo del territorio non c’è controllo del voto e si spengono le relazioni con la politica. E poi, il territorio è il luogo in cui pianificare l’imposizione del “pizzo” e l’estorsione ai danni del commercio e dell’impresa. Conseguenza di questa presenza incombente, è lo stato di sudditanza e soggezione in cui vengono a trovarsi i cittadini e le famiglie, sottoposti a violenze, sopraffazioni o anche solo alla limitazione della loro sfera d’azione. La storia degli scappati racconta di come, attraverso l’uso monopolistico della violenza, Cosa Nostra abbia finito per sottrarre allo Stato la propria legittima sovranità su interi pezzi di territorio nazionale, pianificando l’allontanamento o la deportazione di interi nuclei familiari, altrimenti minacciati di morte. È una storia che comincia nel 1980 ma che non si è ancora conclusa. Gli scappati emigrati negli USA durante l’ultima guerra di mafia, ora vorrebbero tornare a Palermo; non tutti, però, sono d’accordo, poiché in una fase di grave crisi come quella che in questo momento si trova ad attraversare la consorteria mafiosa, il ritorno degli esuli potrebbe determinare un mutamento drastico e repentino nella catena di comando. La lettura dei pizzini, l’analisi delle fonti, la ricostruzione degli scenari spinge a pensare che intorno a questa prospettiva, possa scatenarsi un nuovo, sanguinoso conflitto tra famiglie.
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)47-65
Numero di pagine19
RivistaHISTORIA MAGISTRA
VolumeI
Stato di pubblicazionePublished - 2009

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