Tecnologia: mortificazione del progetto, o spinta per lo stesso?

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Abstract

All’esperienza del Movimento Moderno, sia pure con tutte le contraddizioni e tensioni tipiche delle scuole di pensiero, le deve esser riconosciuta l’innovazione ed introduzione concettuale dei temi sociali, del comfort ambientale, dell’equilibrio tra manufatto e territorio; così dalla piccola alla grande scala, l’Architettura ha trovato nuovi stimoli e diversi linguaggi propositivi tali da testimoniarsi quale giusta disciplina del fare: “il gioco sapiente dell’intersezione dei volumi condotto alla luce del sole, al cui interno l’uomo vive e lavora, essendo soggiogato spiritualmente”(Le Corbusier).Ma lo stesso maestro proponeva, al contempo, una visione dell’architettura, quale: “L’architettura è un fatto d’arte, un’emozione, che sta al di fuori dei principi costruttivi che la sostengono; l’architettura è per commuovere”, che al vero sembra manifestare lo scollamento tra due mondi e due approcci al manufatto, quello del figurativo-linguistico da un lato, mentre quello tecnologico- costruttivo dall’altro. Quasi distinzione a fatti diversi e separati ed eventualmente sovrapponibili. Ormai, dopo quasi un secolo d’esperienza riferita ai sistemi costruttivi della modernità e dopo, quindi, la nascita del calcestruzzo e del cemento armato, abbiamo la certezza di affermare la negazione dell’aforisma citato, al punto da ritenere imprescindibile la coesione unisona delle due sfere nell’architettura di qualità “globale”.Assistere, al degrado continuo; alla mutazione delle condizioni sociali ed ambientali; al tempismo con cui si rinnovano i processi costruttivi e tecnologici; alla dimostrazione che il costo di recupero – ristrutturazione – riuso, sempre superano il costo di costruzione stesso; ci impone una attenta riflessione sul passato e recuperare di esso la necessaria esperienza su quanto, prima ancora, gli antichi progettisti s’imponevano nel processo produttivo della fabbrica circa la “durabilità” dell’opera.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteARCHITECTURE, INNOVATION, HERITAGE a cura di GIUSEPPE DE GIOVANNI e EMANUELE WALTER ANGELICO
Pagine349-378
Numero di pagine31
Stato di pubblicazionePublished - 2011

Serie di pubblicazioni

NomeESEMPI DI ARCHITETTURA 2

Cita questo

Angelico, E. (2011). Tecnologia: mortificazione del progetto, o spinta per lo stesso? In ARCHITECTURE, INNOVATION, HERITAGE a cura di GIUSEPPE DE GIOVANNI e EMANUELE WALTER ANGELICO (pagg. 349-378). (ESEMPI DI ARCHITETTURA 2).

Tecnologia: mortificazione del progetto, o spinta per lo stesso? / Angelico, Emanuele.

ARCHITECTURE, INNOVATION, HERITAGE a cura di GIUSEPPE DE GIOVANNI e EMANUELE WALTER ANGELICO. 2011. pag. 349-378 (ESEMPI DI ARCHITETTURA 2).

Risultato della ricerca: Chapter

Angelico, E 2011, Tecnologia: mortificazione del progetto, o spinta per lo stesso? in ARCHITECTURE, INNOVATION, HERITAGE a cura di GIUSEPPE DE GIOVANNI e EMANUELE WALTER ANGELICO. ESEMPI DI ARCHITETTURA 2, pagg. 349-378.
Angelico E. Tecnologia: mortificazione del progetto, o spinta per lo stesso? In ARCHITECTURE, INNOVATION, HERITAGE a cura di GIUSEPPE DE GIOVANNI e EMANUELE WALTER ANGELICO. 2011. pag. 349-378. (ESEMPI DI ARCHITETTURA 2).
Angelico, Emanuele. / Tecnologia: mortificazione del progetto, o spinta per lo stesso?. ARCHITECTURE, INNOVATION, HERITAGE a cura di GIUSEPPE DE GIOVANNI e EMANUELE WALTER ANGELICO. 2011. pagg. 349-378 (ESEMPI DI ARCHITETTURA 2).
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T1 - Tecnologia: mortificazione del progetto, o spinta per lo stesso?

AU - Angelico, Emanuele

PY - 2011

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N2 - All’esperienza del Movimento Moderno, sia pure con tutte le contraddizioni e tensioni tipiche delle scuole di pensiero, le deve esser riconosciuta l’innovazione ed introduzione concettuale dei temi sociali, del comfort ambientale, dell’equilibrio tra manufatto e territorio; così dalla piccola alla grande scala, l’Architettura ha trovato nuovi stimoli e diversi linguaggi propositivi tali da testimoniarsi quale giusta disciplina del fare: “il gioco sapiente dell’intersezione dei volumi condotto alla luce del sole, al cui interno l’uomo vive e lavora, essendo soggiogato spiritualmente”(Le Corbusier).Ma lo stesso maestro proponeva, al contempo, una visione dell’architettura, quale: “L’architettura è un fatto d’arte, un’emozione, che sta al di fuori dei principi costruttivi che la sostengono; l’architettura è per commuovere”, che al vero sembra manifestare lo scollamento tra due mondi e due approcci al manufatto, quello del figurativo-linguistico da un lato, mentre quello tecnologico- costruttivo dall’altro. Quasi distinzione a fatti diversi e separati ed eventualmente sovrapponibili. Ormai, dopo quasi un secolo d’esperienza riferita ai sistemi costruttivi della modernità e dopo, quindi, la nascita del calcestruzzo e del cemento armato, abbiamo la certezza di affermare la negazione dell’aforisma citato, al punto da ritenere imprescindibile la coesione unisona delle due sfere nell’architettura di qualità “globale”.Assistere, al degrado continuo; alla mutazione delle condizioni sociali ed ambientali; al tempismo con cui si rinnovano i processi costruttivi e tecnologici; alla dimostrazione che il costo di recupero – ristrutturazione – riuso, sempre superano il costo di costruzione stesso; ci impone una attenta riflessione sul passato e recuperare di esso la necessaria esperienza su quanto, prima ancora, gli antichi progettisti s’imponevano nel processo produttivo della fabbrica circa la “durabilità” dell’opera.

AB - All’esperienza del Movimento Moderno, sia pure con tutte le contraddizioni e tensioni tipiche delle scuole di pensiero, le deve esser riconosciuta l’innovazione ed introduzione concettuale dei temi sociali, del comfort ambientale, dell’equilibrio tra manufatto e territorio; così dalla piccola alla grande scala, l’Architettura ha trovato nuovi stimoli e diversi linguaggi propositivi tali da testimoniarsi quale giusta disciplina del fare: “il gioco sapiente dell’intersezione dei volumi condotto alla luce del sole, al cui interno l’uomo vive e lavora, essendo soggiogato spiritualmente”(Le Corbusier).Ma lo stesso maestro proponeva, al contempo, una visione dell’architettura, quale: “L’architettura è un fatto d’arte, un’emozione, che sta al di fuori dei principi costruttivi che la sostengono; l’architettura è per commuovere”, che al vero sembra manifestare lo scollamento tra due mondi e due approcci al manufatto, quello del figurativo-linguistico da un lato, mentre quello tecnologico- costruttivo dall’altro. Quasi distinzione a fatti diversi e separati ed eventualmente sovrapponibili. Ormai, dopo quasi un secolo d’esperienza riferita ai sistemi costruttivi della modernità e dopo, quindi, la nascita del calcestruzzo e del cemento armato, abbiamo la certezza di affermare la negazione dell’aforisma citato, al punto da ritenere imprescindibile la coesione unisona delle due sfere nell’architettura di qualità “globale”.Assistere, al degrado continuo; alla mutazione delle condizioni sociali ed ambientali; al tempismo con cui si rinnovano i processi costruttivi e tecnologici; alla dimostrazione che il costo di recupero – ristrutturazione – riuso, sempre superano il costo di costruzione stesso; ci impone una attenta riflessione sul passato e recuperare di esso la necessaria esperienza su quanto, prima ancora, gli antichi progettisti s’imponevano nel processo produttivo della fabbrica circa la “durabilità” dell’opera.

KW - innovazione

KW - progetto

KW - ricerca

KW - storia

KW - tecnologia

UR - http://hdl.handle.net/10447/57601

M3 - Chapter

SN - 978-88-548-3837-6

T3 - ESEMPI DI ARCHITETTURA 2

SP - 349

EP - 378

BT - ARCHITECTURE, INNOVATION, HERITAGE a cura di GIUSEPPE DE GIOVANNI e EMANUELE WALTER ANGELICO

ER -