Specificazione del colore di provini di terracotta calatina

Gueli Am; Privitera A; Fontana D; Nicastro E; Stella G; Troja So

Risultato della ricerca: Paper

Abstract

La classificazione della ceramica da scavo prevede l’attribuzione di una tinta ad ogni coccio rinvenuto, ma l’uso regolare di un sistema per la specificazione del colore è ad oggi un problema aperto. Gli archeologi prediligono le Munsell Soil Color Chart ma la classificazione che ne deriva, oltre che della soggettività insita in tale sistema, soffre di un’ulteriore variabile legata alla difficile realizzazione sui siti di scavo delle condizioni di illuminazione controllata necessarie per il confronto tra le tavole e i cocci. Il colore della ceramica è inoltre fortemente dipendente dalle condizioni di cottura per cui anche manufatti realizzati con le stesse materie prime possono presentare elevate variazioni cromatiche. È in questo contesto che si inserisce il progetto di ricerca nell’ambito del quale è stato realizzato il lavoro qui presentato che nasce a Caltagirone, uno dei principali centri di produzione della ceramica in Sicilia fin dai tempi antichi. Il progetto nasce dall’esigenza degli artigiani, che si tramandano tale tradizione da padre in figlio, di individuare la relazione tra i processi di cottura e il colore dei loro manufatti; tale progetto coinvolge l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica di Caltagirone e il laboratorio PH3DRA del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania. In questa occasione vengono presentati i risultati relativi alla specificazione del colore delle due tipologie di impasto che caratterizzano la produzione calatina utilizzate dai ceramisti per ottenere, rispettivamente, ceramiche di uso comune e manufatti più pregiati. La preparazione degli impasti, nella quale ha avuto un ruolo fondamentale l’esperienza degli artigiani, è stata realizzata impiegando le argille provenienti dalle principali cave di importanza storica, oggi in disuso, individuate grazie ad un’importante ricerca storico-archivistica. Sono stati così ottenuti i set di provini rappresentativi delle due tipologie di produzione, che sono stati quindi sottoposti a cottura variando la temperatura massima tra 400 °C e 1200 °C. Tali limiti sono stati stabiliti per simulare, come richiesto dai ceramisti, anche gli “errori di cottura” abituali negli atelier e che ne rappresentano gli scarti di lavorazione. Le terrecotte realizzate sono state sottoposte a misure di colore con il metodo spettrofotometrico registrando, per ognuno dei campioni, l’andamento del fattore di riflettanza spettrale e le terne colorimetriche nello spazio CIELAB. Le variazioni cromatiche tra i campioni sottoposti ai diversi valori di temperatura sono state valutate considerando come riferimento il campione prima della cottura, definito “crudo”. Tale obiettivo è stato raggiunto, per entrambi i set, attraverso il confronto degli andamenti dei fattori di riflessione spettrale e la rappresentazione delle coordinate cromatiche L*C*h in funzione della temperatura.
Lingua originaleItalian
Stato di pubblicazionePublished - 2011

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Gueli Am; Privitera A; Fontana D; Nicastro E; Stella G; Troja So (2011). Specificazione del colore di provini di terracotta calatina.

Specificazione del colore di provini di terracotta calatina. / Gueli Am; Privitera A; Fontana D; Nicastro E; Stella G; Troja So.

2011.

Risultato della ricerca: Paper

Gueli Am; Privitera A; Fontana D; Nicastro E; Stella G; Troja So 2011, 'Specificazione del colore di provini di terracotta calatina'.
Gueli Am; Privitera A; Fontana D; Nicastro E; Stella G; Troja So. Specificazione del colore di provini di terracotta calatina. 2011.
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T1 - Specificazione del colore di provini di terracotta calatina

AU - Gueli Am; Privitera A; Fontana D; Nicastro E; Stella G; Troja So

AU - Fontana, Dorotea

PY - 2011

Y1 - 2011

N2 - La classificazione della ceramica da scavo prevede l’attribuzione di una tinta ad ogni coccio rinvenuto, ma l’uso regolare di un sistema per la specificazione del colore è ad oggi un problema aperto. Gli archeologi prediligono le Munsell Soil Color Chart ma la classificazione che ne deriva, oltre che della soggettività insita in tale sistema, soffre di un’ulteriore variabile legata alla difficile realizzazione sui siti di scavo delle condizioni di illuminazione controllata necessarie per il confronto tra le tavole e i cocci. Il colore della ceramica è inoltre fortemente dipendente dalle condizioni di cottura per cui anche manufatti realizzati con le stesse materie prime possono presentare elevate variazioni cromatiche. È in questo contesto che si inserisce il progetto di ricerca nell’ambito del quale è stato realizzato il lavoro qui presentato che nasce a Caltagirone, uno dei principali centri di produzione della ceramica in Sicilia fin dai tempi antichi. Il progetto nasce dall’esigenza degli artigiani, che si tramandano tale tradizione da padre in figlio, di individuare la relazione tra i processi di cottura e il colore dei loro manufatti; tale progetto coinvolge l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica di Caltagirone e il laboratorio PH3DRA del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania. In questa occasione vengono presentati i risultati relativi alla specificazione del colore delle due tipologie di impasto che caratterizzano la produzione calatina utilizzate dai ceramisti per ottenere, rispettivamente, ceramiche di uso comune e manufatti più pregiati. La preparazione degli impasti, nella quale ha avuto un ruolo fondamentale l’esperienza degli artigiani, è stata realizzata impiegando le argille provenienti dalle principali cave di importanza storica, oggi in disuso, individuate grazie ad un’importante ricerca storico-archivistica. Sono stati così ottenuti i set di provini rappresentativi delle due tipologie di produzione, che sono stati quindi sottoposti a cottura variando la temperatura massima tra 400 °C e 1200 °C. Tali limiti sono stati stabiliti per simulare, come richiesto dai ceramisti, anche gli “errori di cottura” abituali negli atelier e che ne rappresentano gli scarti di lavorazione. Le terrecotte realizzate sono state sottoposte a misure di colore con il metodo spettrofotometrico registrando, per ognuno dei campioni, l’andamento del fattore di riflettanza spettrale e le terne colorimetriche nello spazio CIELAB. Le variazioni cromatiche tra i campioni sottoposti ai diversi valori di temperatura sono state valutate considerando come riferimento il campione prima della cottura, definito “crudo”. Tale obiettivo è stato raggiunto, per entrambi i set, attraverso il confronto degli andamenti dei fattori di riflessione spettrale e la rappresentazione delle coordinate cromatiche L*C*h in funzione della temperatura.

AB - La classificazione della ceramica da scavo prevede l’attribuzione di una tinta ad ogni coccio rinvenuto, ma l’uso regolare di un sistema per la specificazione del colore è ad oggi un problema aperto. Gli archeologi prediligono le Munsell Soil Color Chart ma la classificazione che ne deriva, oltre che della soggettività insita in tale sistema, soffre di un’ulteriore variabile legata alla difficile realizzazione sui siti di scavo delle condizioni di illuminazione controllata necessarie per il confronto tra le tavole e i cocci. Il colore della ceramica è inoltre fortemente dipendente dalle condizioni di cottura per cui anche manufatti realizzati con le stesse materie prime possono presentare elevate variazioni cromatiche. È in questo contesto che si inserisce il progetto di ricerca nell’ambito del quale è stato realizzato il lavoro qui presentato che nasce a Caltagirone, uno dei principali centri di produzione della ceramica in Sicilia fin dai tempi antichi. Il progetto nasce dall’esigenza degli artigiani, che si tramandano tale tradizione da padre in figlio, di individuare la relazione tra i processi di cottura e il colore dei loro manufatti; tale progetto coinvolge l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica di Caltagirone e il laboratorio PH3DRA del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania. In questa occasione vengono presentati i risultati relativi alla specificazione del colore delle due tipologie di impasto che caratterizzano la produzione calatina utilizzate dai ceramisti per ottenere, rispettivamente, ceramiche di uso comune e manufatti più pregiati. La preparazione degli impasti, nella quale ha avuto un ruolo fondamentale l’esperienza degli artigiani, è stata realizzata impiegando le argille provenienti dalle principali cave di importanza storica, oggi in disuso, individuate grazie ad un’importante ricerca storico-archivistica. Sono stati così ottenuti i set di provini rappresentativi delle due tipologie di produzione, che sono stati quindi sottoposti a cottura variando la temperatura massima tra 400 °C e 1200 °C. Tali limiti sono stati stabiliti per simulare, come richiesto dai ceramisti, anche gli “errori di cottura” abituali negli atelier e che ne rappresentano gli scarti di lavorazione. Le terrecotte realizzate sono state sottoposte a misure di colore con il metodo spettrofotometrico registrando, per ognuno dei campioni, l’andamento del fattore di riflettanza spettrale e le terne colorimetriche nello spazio CIELAB. Le variazioni cromatiche tra i campioni sottoposti ai diversi valori di temperatura sono state valutate considerando come riferimento il campione prima della cottura, definito “crudo”. Tale obiettivo è stato raggiunto, per entrambi i set, attraverso il confronto degli andamenti dei fattori di riflessione spettrale e la rappresentazione delle coordinate cromatiche L*C*h in funzione della temperatura.

UR - http://hdl.handle.net/10447/77484

M3 - Paper

ER -