Sovraccarico e rischi da dipendenza da lavoro negli accademici italiani: un'indagine conoscitiva

D'Urso, G.; Foddai, E.

Risultato della ricerca: Paper

Abstract

Negli ultimi anni in Italia si è assistito ad un cambiamento nel lavoro del docente universitario, che ha spinto ad aumentare la quota di tempo da dedicare alle diverse attività (molte delle quali inattese all'atto della assunzione) e che ha prodotto una sorta di giustificazione "culturale" di comportamenti che possono essere configurabili a margine del rischio workaholism. Esiste una ampia letteratura relativa al peso del sovraccarico lavorativo dei lavoratori del sistema dell'educazione, ed in particolare connessi al peso delle attività d'aula ed all'aumento del lavoro burocratico; le ricerche che si sono occupate della "higher education" hanno però perlopiù connesso il sovraccarico lavorativo dei professori universitari con la loro performance e con la performance dei loro allievi, soffermandosi poco sui rischi psicosociali e sul benessere percepito dagli stessi. L'obiettivo di questo studio è quello di esplorare il ruolo delle mutate richieste e del conseguente sovraccarico lavorativo dei docenti universitari italiani e di mettere i differenti tipi di richieste in comparazione con il loro stato di benessere, con una particolare attenzione al rischio di approdare a stati di malessere persistente, quale quello di ricadere nella fascia di rischio caratterizzato dalla vera e propria dipendenza da lavoro. Hanno partecipato alla indagine 172 docenti universitari di diversi Atenei italiani, bilanciati per genere, per dimensione e per collocazione dell'Ateneo, ai quali è stato somministrata una scala di Academic Workload (Houston, Meyer, & Paewai, 2006), la versione italiana della Dutch Workaholism Scale (DUWAS; Schaufeli, Shimazu, & Taris, 2009), e il General Health Questionnaire (GHQ-12; Goldberg & Hillier, 1979). Sono state condotte delle regressioni multiple ed è stato valutato l'effetto di mediazione di alcune tra le variabili considerate. I risultati mostrano come i docenti universitari possano essere posti tra le popolazioni lavorative maggiormente a rischio per quanto attiene al rischio workaholism, e che l'eccessiva e compulsiva attenzione dei professori verso il lavoro sia un fattore di mediazione nella relazione tra la percezione di carico di lavoro accademico e il benessere percepito.
Lingua originaleItalian
Stato di pubblicazionePublished - 2018

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TY - CONF

T1 - Sovraccarico e rischi da dipendenza da lavoro negli accademici italiani: un'indagine conoscitiva

AU - D'Urso, G.; Foddai, E.

AU - Pace, Francesco

PY - 2018

Y1 - 2018

N2 - Negli ultimi anni in Italia si è assistito ad un cambiamento nel lavoro del docente universitario, che ha spinto ad aumentare la quota di tempo da dedicare alle diverse attività (molte delle quali inattese all'atto della assunzione) e che ha prodotto una sorta di giustificazione "culturale" di comportamenti che possono essere configurabili a margine del rischio workaholism. Esiste una ampia letteratura relativa al peso del sovraccarico lavorativo dei lavoratori del sistema dell'educazione, ed in particolare connessi al peso delle attività d'aula ed all'aumento del lavoro burocratico; le ricerche che si sono occupate della "higher education" hanno però perlopiù connesso il sovraccarico lavorativo dei professori universitari con la loro performance e con la performance dei loro allievi, soffermandosi poco sui rischi psicosociali e sul benessere percepito dagli stessi. L'obiettivo di questo studio è quello di esplorare il ruolo delle mutate richieste e del conseguente sovraccarico lavorativo dei docenti universitari italiani e di mettere i differenti tipi di richieste in comparazione con il loro stato di benessere, con una particolare attenzione al rischio di approdare a stati di malessere persistente, quale quello di ricadere nella fascia di rischio caratterizzato dalla vera e propria dipendenza da lavoro. Hanno partecipato alla indagine 172 docenti universitari di diversi Atenei italiani, bilanciati per genere, per dimensione e per collocazione dell'Ateneo, ai quali è stato somministrata una scala di Academic Workload (Houston, Meyer, & Paewai, 2006), la versione italiana della Dutch Workaholism Scale (DUWAS; Schaufeli, Shimazu, & Taris, 2009), e il General Health Questionnaire (GHQ-12; Goldberg & Hillier, 1979). Sono state condotte delle regressioni multiple ed è stato valutato l'effetto di mediazione di alcune tra le variabili considerate. I risultati mostrano come i docenti universitari possano essere posti tra le popolazioni lavorative maggiormente a rischio per quanto attiene al rischio workaholism, e che l'eccessiva e compulsiva attenzione dei professori verso il lavoro sia un fattore di mediazione nella relazione tra la percezione di carico di lavoro accademico e il benessere percepito.

AB - Negli ultimi anni in Italia si è assistito ad un cambiamento nel lavoro del docente universitario, che ha spinto ad aumentare la quota di tempo da dedicare alle diverse attività (molte delle quali inattese all'atto della assunzione) e che ha prodotto una sorta di giustificazione "culturale" di comportamenti che possono essere configurabili a margine del rischio workaholism. Esiste una ampia letteratura relativa al peso del sovraccarico lavorativo dei lavoratori del sistema dell'educazione, ed in particolare connessi al peso delle attività d'aula ed all'aumento del lavoro burocratico; le ricerche che si sono occupate della "higher education" hanno però perlopiù connesso il sovraccarico lavorativo dei professori universitari con la loro performance e con la performance dei loro allievi, soffermandosi poco sui rischi psicosociali e sul benessere percepito dagli stessi. L'obiettivo di questo studio è quello di esplorare il ruolo delle mutate richieste e del conseguente sovraccarico lavorativo dei docenti universitari italiani e di mettere i differenti tipi di richieste in comparazione con il loro stato di benessere, con una particolare attenzione al rischio di approdare a stati di malessere persistente, quale quello di ricadere nella fascia di rischio caratterizzato dalla vera e propria dipendenza da lavoro. Hanno partecipato alla indagine 172 docenti universitari di diversi Atenei italiani, bilanciati per genere, per dimensione e per collocazione dell'Ateneo, ai quali è stato somministrata una scala di Academic Workload (Houston, Meyer, & Paewai, 2006), la versione italiana della Dutch Workaholism Scale (DUWAS; Schaufeli, Shimazu, & Taris, 2009), e il General Health Questionnaire (GHQ-12; Goldberg & Hillier, 1979). Sono state condotte delle regressioni multiple ed è stato valutato l'effetto di mediazione di alcune tra le variabili considerate. I risultati mostrano come i docenti universitari possano essere posti tra le popolazioni lavorative maggiormente a rischio per quanto attiene al rischio workaholism, e che l'eccessiva e compulsiva attenzione dei professori verso il lavoro sia un fattore di mediazione nella relazione tra la percezione di carico di lavoro accademico e il benessere percepito.

UR - http://hdl.handle.net/10447/327571

M3 - Paper

ER -