Società e cultura in Sicilia dalla fine del periodo umbertino all'avvento del fascismo

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Abstract

Il Liberty in Sicilia, segnatamente nella sua fase più matura, si manifesta come un fenomeno eclatante, sia su un piano artistico e architettonico che come fenomeno di costume. Dotato di una precoce fisionomia riconoscibile (rispetto alle scadenze nazionali) e, inoltre, caratterizzato da una capillare e longeva (forse troppo) diffusione, non solo nelle principali città ma anche in quei piccoli centri animati da apprezzabili dinamiche economiche e gestionali, esso ha finito con l’identificare lo spirito stesso di un’epoca della storia contemporanea della Sicilia particolarmente densa di avvenimenti e ricca di slanci intellettuali, sociali, produttivi e artistici. Tale periodo, stando a più recenti riconsiderazioni dei primi segnali indiziari del configurarsi di un orientamento modernista nell’ambito della cultura architettonica e di quella artistica nella Sicilia Belle Èpoque, oggi lo si vuole comprendere tra il 1897, anno della “secessione” artistica dalla prevalente “fazione” dei tradizionalisti interna al Circolo Artistico di Palermo (evento promosso da Ernesto Basile che postosi a capo di un cenacolo interdisciplinare, che contava anche i nomi di suoi prossimi compagni di cordata, organizza una “mostra indipendente” nei saloni dell’Hôtel de la Paix), e il 1924 che, con l’esito del concorso per l’Imbocco Monumentale della via Roma a Palermo, segna la conclusione della lunga stagione modernista palermitana e la fine del Liberty in Sicilia come espressione artisticamente propositiva, anche se oramai da un decennio affetta da una sindrome di isolamento (perpetuatasi, poi, in alcune aree interne, ma in forma di ritardo stilistico, fino agli anni Trenta).
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteArte e architettura liberty in Sicilia
Pagine15-60
Numero di pagine45
Stato di pubblicazionePublished - 2008

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