Ripartire dalla crisi. Nuovi modelli di sviluppo urbano

Risultato della ricerca: Other

Abstract

[TESI SOSTENUTA] Ripartire dalla crisi, piuttosto che resistervi perpetuando i medesimi modelli di sviluppo, appare ormai atteggiamento condiviso tra tutti i settori dell’economia, della cultura e della ricerca. Mettere a fuoco i meccanismi o i passaggi che hanno portato al crollo dei sistemi è condizione necessaria, ed il conseguente passaggio obbligato riguarda l’individuazione di soluzioni alternative, i cui spunti possono essere attinti dallo storico ciclico ripetersi delle recessioni.Lezioni dalle crisi sono a disposizione nel recente passato (dal giovedì nero del 24 ottobre ‘29 a Wall Strett all’11 dicembre ‘97 a Kyoto) attraversando tutti i settori, dall’economia all’ambiente.Le attenzioni in atto privilegiano la dimensione urbana come campo per la sperimentazione di alternative forme di economia e di sostenibilità energetica e ambientale, dovendo al contempo dare risposte scientificamente e culturalmente fondate alle nuove mutevoli esigenze di una popolazione urbana in continua crescita.[CAMPO ENTRO IL QUALE LA TESI TROVA ARGOMENTAZIONI/CONFUTAZIONI] Lezioni dalla crisi urbana sono a disposizione a partire dalla crisi della città industriale fino alla implosione delle megalopoli dell’India e dell’America Latina o alla folle velocità delle tigri urbane dell’Estremo Oriente oltre il debutto del III millennio.Crisi non soltanto legate all’economia ma anche derivate dalla crisi ambientale: esondazioni, squilibri idrogeologici, terremoti, sono diventati anch’essi monito di errori da non perpetuare. Le recenti calamità ambientali, che hanno pesantemente colpito città come L’Aquila o Messina, sono state da subito associate ad analoghe storie di terremoti e di dilavamenti alla ricerca di soluzioni, sia per far fronte all’emergenza, sia per mettere in moto la macchina della ricostruzione.[PROSPETTIVE DI LAVORO] La completa distruzione di una città a causa di un terremoto rappresenta forse il più alto grado di crisi a livello urbano; uscire dalla crisi richiede criteri di ricostruzione sovraordinati alla dimensione fisica degli insediamenti, investe i significati simbolici attinenti alla ricostruzione di un’identità collettiva devastata e dispersa.Il terremoto della Valle del Belice del ‘68, interessando 14 città e radendone al suolo 4, costituisce un campo di sperimentazione di particolare interesse per la ricerca urbanistica; a quarant’anni dal sisma è stata prodotta una ricerca sulle opzioni che hanno guidato la ricostruzione finalizzata ad una revisione critica delle azioni intraprese e degli esiti prodotti e ad un loro bilancio a posteriori attraverso cui validare gli stessi strumenti urbanistici.La ricerca, condotta con la collaborazione di 13 docenti, ricercatori e dottorandi in urbanistica della Facoltà di Architettura di Palermo, e di numerosi protagonisti della ricostruzione, ha analizzato il processo di ricostruzione quale esito di teorie e sperimentazioni urbanistiche, architettoniche e artistiche maturate negli ultimi trenta anni del XX secolo. Una particolare attenzione su Gibellina è stata motivata dal modello di crescita identitaria perseguito fin dalla ricostruzione della nuova città, vocando la città all’arte ed alla cultura, alla promozione della creatività e della conoscenza, privilegiando modelli di sviluppo alternativi rispetto all’imperante investimento nella filiera industriale.
Lingua originaleItalian
Pagine78-78
Numero di pagine1
Stato di pubblicazionePublished - 2010

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