Profili normativi e identità sociale: il notariato a Palermo nel XIV secolo

Risultato della ricerca: Chapter

Abstract

Il notariato nel regno di Sicilia, nei secoli del pieno medioevo, rappresenta una realtà complessa e difficilmente riconducibile alla matrice unica dell’esercizio della professione. Accanto all’attività specifica, il notaio, sfruttando il forte radicamento a livello locale, svolge infatti solitamente altre attività connesse in qualche misura con la sua specializzazione: in particolare il patrocinio in giudizio e l’arbitrato; e ancora, spesso sono notai i procuratori generali di enti ecclesiastici o di importanti esponenti dell’alta aristocrazia isolana.Questo continuo contatto con la città, conseguenza diretta dell’esercizio della professione notarile, è inoltre una delle caratteristiche che accompagnano la corposa legislazione regia sul notariato, fin dalle Assise di Ruggero II del 1140. Un legislazione che si snoda nell’arco di tre secoli, e che vede come punti nodali il Liber Augustalis di Federico II (1231) e i capitoli sul notariato di Alfonso V il Magnanimo (1440); una legislazione importante, dal punto di vista delle disposizioni e del loro significato politico, che mira a sottolineare come, attraverso l’intervento dell’autorità regia, il notaio divenga depositario della fides publica, in forza della quale egli potrà garantire la validità degli accordi fra i privati. La legislazione regia, che disciplina le modalità di accesso al notariato e forme, modi e tipologie dell’instrumentum, lascia comunque intatto il legame con le comunità locali, attraverso il costante rimando alla normazione consuetudinaria e al gradimento, formalizzato, del notaio da parte della comunità dove egli dovrà operare. Un legame, quello fra notaio e città, che si istituzionalizza a partire dalla fine del Duecento, con l’inserimento dei notai delle cancellerie cittadine fra le istituzioni elettive su base locale. Il ruolo del notaio è dunque quello di raccordo istituzionale e giuridico fra il livello centrale dell’ordinamento regio e i livelli locali, rappresentati dalle città; e questo è verificabile concretamente analizzando il caso di Palermo: un caso unico sia per il ruolo egemonico che la città riveste nel XIV secolo sia per la quantità e le tipologie della documentazione conservata.Dall’analisi prosopografica dei soggetti che le fonti qualificano come notarius è possibile ricostruire la fisionomia di un gruppo complesso e con varie articolazioni al suo interno; un gruppo non connotato in maniera esclusiva dall’esercizio della professione, ma nel quale quelli che effettivamente sono attivi come notai si caratterizzano per una marcata tendenza al consolidamento dinastico, per un attivo coinvolgimento nella vita istituzionale della città e per una ricchezza patrimoniale, reimpiegata secondo varie modalità: tutte variabili che testimoniano un ruolo egemonico e appartengono alla matrice comune del rapporto fondamentale fra il notaio e la città.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteIl notaio e la città. Essere notaio: i tempi e i luoghi (secc.XII-XV). Atti del convegno di studi storici (Genova, 9-10 novembre 2007)
Pagine113-152
Numero di pagine39
Stato di pubblicazionePublished - 2009

Serie di pubblicazioni

NomeStudi storici sul notariato italiano

Cita questo