Per una ricapitalizzazione efficacenete co-creativa dei sistemi territoriali italiani

De Bonis, L; Leanza, E; Marsh, J

Risultato della ricerca: Paper

Abstract

La trasformazione creativa (innovazione) non dovrebbe essere immaginata se non come emergente dall’interazione interna (immanente) ai soggetti individuali o inter-individuali, piuttosto che da istanze separate e superiori (trascendenti). Il compito del planning dovrebbe quindi essere quello di rendere percepibili le potenzialità di cambiamento emergenti dall’interazione della molteplicità di detentori di quote di capitale urbano (stakeholder), che includono in pratica la totalità dei soggetti, e di fornire loro validi framework di orientamento e di scambio tra differenti, e spesso inconciliabili, sistemi di ‘valori’. Sono insomma richiesti approcci innovativi all’‘urbano’, per lo più contrastanti con le tradizionali prassi di investimento infrastrutturale, realizzate a scapito dell’investimento in ‘capitale umano’. Per superare la vieta dicotomia tra approcci top-down e bottom-up appare inoltro opportuno far riferimento a un nuovo modello di governance caratterizzato da reti auto-organizzate assimilabili a un fenomeno spontaneo guidato da processi sociali più che da obiettivi politici. A questo modello social di governance fanno riferimento i cosiddetti Living Lab urbani e territoriali, da considerare come veri e propri ecosistemi di agenzie che, interagendo co-creativamente, sembrano poter costituire un utile riferimento per l’integrazione multi scalare dei livelli di governo e che, attraverso la condivisione di un’idea di impresa e/o di una problematica, sembrano anche in grado di produrre concreti effetti di rigenerazione urbano-territoriale.
Lingua originaleItalian
Stato di pubblicazionePublished - 2014

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Per una ricapitalizzazione efficacenete co-creativa dei sistemi territoriali italiani. / De Bonis, L; Leanza, E; Marsh, J.

2014.

Risultato della ricerca: Paper

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TY - CONF

T1 - Per una ricapitalizzazione efficacenete co-creativa dei sistemi territoriali italiani

AU - De Bonis, L; Leanza, E; Marsh, J

AU - Trapani, Ferdinando

PY - 2014

Y1 - 2014

N2 - La trasformazione creativa (innovazione) non dovrebbe essere immaginata se non come emergente dall’interazione interna (immanente) ai soggetti individuali o inter-individuali, piuttosto che da istanze separate e superiori (trascendenti). Il compito del planning dovrebbe quindi essere quello di rendere percepibili le potenzialità di cambiamento emergenti dall’interazione della molteplicità di detentori di quote di capitale urbano (stakeholder), che includono in pratica la totalità dei soggetti, e di fornire loro validi framework di orientamento e di scambio tra differenti, e spesso inconciliabili, sistemi di ‘valori’. Sono insomma richiesti approcci innovativi all’‘urbano’, per lo più contrastanti con le tradizionali prassi di investimento infrastrutturale, realizzate a scapito dell’investimento in ‘capitale umano’. Per superare la vieta dicotomia tra approcci top-down e bottom-up appare inoltro opportuno far riferimento a un nuovo modello di governance caratterizzato da reti auto-organizzate assimilabili a un fenomeno spontaneo guidato da processi sociali più che da obiettivi politici. A questo modello social di governance fanno riferimento i cosiddetti Living Lab urbani e territoriali, da considerare come veri e propri ecosistemi di agenzie che, interagendo co-creativamente, sembrano poter costituire un utile riferimento per l’integrazione multi scalare dei livelli di governo e che, attraverso la condivisione di un’idea di impresa e/o di una problematica, sembrano anche in grado di produrre concreti effetti di rigenerazione urbano-territoriale.

AB - La trasformazione creativa (innovazione) non dovrebbe essere immaginata se non come emergente dall’interazione interna (immanente) ai soggetti individuali o inter-individuali, piuttosto che da istanze separate e superiori (trascendenti). Il compito del planning dovrebbe quindi essere quello di rendere percepibili le potenzialità di cambiamento emergenti dall’interazione della molteplicità di detentori di quote di capitale urbano (stakeholder), che includono in pratica la totalità dei soggetti, e di fornire loro validi framework di orientamento e di scambio tra differenti, e spesso inconciliabili, sistemi di ‘valori’. Sono insomma richiesti approcci innovativi all’‘urbano’, per lo più contrastanti con le tradizionali prassi di investimento infrastrutturale, realizzate a scapito dell’investimento in ‘capitale umano’. Per superare la vieta dicotomia tra approcci top-down e bottom-up appare inoltro opportuno far riferimento a un nuovo modello di governance caratterizzato da reti auto-organizzate assimilabili a un fenomeno spontaneo guidato da processi sociali più che da obiettivi politici. A questo modello social di governance fanno riferimento i cosiddetti Living Lab urbani e territoriali, da considerare come veri e propri ecosistemi di agenzie che, interagendo co-creativamente, sembrano poter costituire un utile riferimento per l’integrazione multi scalare dei livelli di governo e che, attraverso la condivisione di un’idea di impresa e/o di una problematica, sembrano anche in grado di produrre concreti effetti di rigenerazione urbano-territoriale.

KW - social capital, creativity, local development

UR - http://hdl.handle.net/10447/99987

M3 - Paper

ER -