Parole e concetti dell'architettura

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Abstract

Premessa ­ Innanzitutto una convinzione: l’architettura è un fare specifico, di questa specificità si dà disciplina. Ciò significa regole, procedure, metodi, precetti, organizzazioni del pensiero, in funzione di un’ontologia regionale chiamata appunto architettura. In questo senso esiste un modo di pensare che appartiene all’architettura e quindi all’architetto, una critica, una storia, e così via. A partire da questa considerazione possiamo affermare che l’architettura ha uno statuto autonomo che, molto banalmente, deriva dal fatto che fare architettura non è, ad esempio, dipingere, scrivere musica o poesia, o altro. Essa architettura avrà quindi il suo linguaggio, le sue parole, i suoi concetti (R. Masiero, Postfazione, in V. Ugo, I luoghi di dedalo, Bari 1991). Parole, concetti dell’architettura, appunto. L’uso di specifiche parole, con il loro intimo significato, con la loro natura etimologica, specialmente in architettura, non ha mai un valore secondario. Spesso si assiste, soprattutto in architettura, a un uso disinvolto e ambiguo dei termini che denota una scarsa attitudine per la semantica linguistica. Di fronte ad alcuni concetti come “carattere”, “tipologia” e “morfologia” non possiamo esimerci dal ragionare intorno al loro significato, spinti oltretutto dal fascino che questi termini esercitano per il loro sapore squisitamente accademico, anche se essi possono apparire perfino termini desueti e stantii. Non occorre sottolineare in quanti oggi ritengano superate le nozioni teoriche di tipologia e di morfologia, e la loro applicazione a livello progettuale. Il termine carattere (assolutamente inconsueto nell’odierno linguaggio dell’architettura), è visto come nozione propria della cultura architettonica dell’epoca dei lumi, sopravvissuta in ambito accademico per lungo tempo, il cui interesse è oggi relegato alle discipline storico- critiche. Come sostiene Hans-George Gadamer, concetti e termini fondamentali che intrattengono con l’architettura un rapporto di strutturazione, e con i quali siamo soliti lavorare, possiedono una loro distinta autonomia e chi non voglia lasciarsi soggiogare puramente dalla facondia comunicativa del linguaggio, ma si applichi all’acquisizione di una stabile cognizione storica, dovrà necessariamente affrontare «tutta una serie concatenata di problemi sulla storia delle parole e dei concetti»1. La migliore protasi forse consiste nell’esaminare alcuni di questi problemi, ma saranno solo approcci all’impresa che si dovrebbe intraprendere. Concetti come “carattere”, “tipologia”, “morfologia” - che ci appaiono come ovvi - racchiudono in sé una quantità di indicazioni chiarificatrici, e poiché di continuo ci riferiremo ad essi, si cercherà all’inizio di puntualizzarne il significato e le diverse interpretazioni che la cultura architettonica ha sin qui espresso. Le notazioni che seguono sono state utilizzate come tracce per le lezioni dei corsi di “Caratteri tipologici e morfologici dell’architettura” tenuti presso la Facoltà di Architettura di Palermo. La loro finalità (e quindi dei corsi) consiste nell’esplicitare i caratteri prevalenti del processo formativo dell’architettura. Tipologia e morfologia appaiono, oggi, questioni “datate” che si accompagnano ad argomentazioni pedanti ed eccessivamente concettuali, come necessariamente pedanti e rigorose devono essere le descrizioni degli aspetti e dei meccanismi di uno specifico processo conoscitivo. Forse depurando i ragionamenti dai pregiudizi, dai malintesi e dalle remore ideologiche (nonché dalle pretese di certezze disciplinari) si potrà ricondurre la discussione verso l’indagine del rapporto tra analisi e fenomeno architettonico, tra tipologia e aspetti metodologici del progetto. Tutto questo non per dare risposte assolute o per sottolineare punti
Lingua originaleItalian
EditoreItinera Lab Editrice
Numero di pagine96
Volume1
ISBN (stampa)978-88-905371-5-8
Stato di pubblicazionePublished - 2012

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