Orientamento universitario, carriera accademica e benessere. Una valutazione sugli esiti di diverse esperienze di orientamento

Pace F; Manna G; Di Bernardo D; Governale L; Lo Nigro T; Messana A; Nappo E; Tinaglia S

Risultato della ricerca: Paper

Abstract

La accurata valutazione dell’esito di una azione costituisce uno dei punti essenziali nel determinare la “salute” di un servizio offerto; a ciò non si sottraggono le attività di orientamento, soprattutto quando esse sono inserite all’interno di servizi pubblici quali Università, Scuole, Centri per l’Impiego, ecc. Negli scorsi anni il dibattito sui temi della valutazione di una azione di orientamento ha visto numerosi contributi da parte di studiosi ed esperti del settore (si veda ad esempio Fraccaroli, 2004): La maggior parte di essi ha concentrato la propria attenzione sulla modificazione, nei soggetti interessati, della rappresentazione del problema della scelta, in termini di auto-efficacia e/o di strategie decisionali, capacità di fronteggiamento dello stress, ecc. D’altra parte, anche per gli studiosi di area economica (“titolari”, per certi versi, dei metodi alla base della certificazione della qualità) la questione della definizione e della misurazione della qualità dei servizi non è un tema banale. Anche in questo caso si tratta di un tema ampiamente dibattuto: in seguito ai primi tentativi che hanno provato ad applicare le metodologie relative alla valutazione della qualità dei beni (dove esiste ormai un approccio pressoché universalmente accettato, basato su tecniche statistiche che sfruttano l’analisi degli elementi tangibili del prodotto) che si sono mostrati fallimentari, ad oggi non si è raggiunto un sufficiente grado di uniformità (cfr. Montgomery, 1996). La ricerca che presentiamo rappresenta la naturale prosecuzione di un contributo pubblicato recentemente (Pace, Ciaccio, Di Bernardo, Governale, Messana & Pupillo, 2007), e relativo alla valutazione dell’esito di una attività di orientamento erogata dal Centro Orientamento e Tutorato dell’Università di Palermo. In quel caso avevamo valutato se l’attività svolta avesse prodotto un cambiamento ponderabile nell’atteggiamento dei partecipanti rispetto al proprio futuro professionale, in termini di maggiore chiarezza e minore tensione rispetto alle scelte. Con il presente contributo abbiamo voluto valutare, a circa un anno e mezzo dalla formulazione del consiglio, che tipo di carriera accademica avessero seguito i nostri utenti, quale il loro livello di successo, se e quanto si trovassero a loro agio con la scelta realmente effettuata. L’oggetto della valutazione è l’efficacia di due diverse tipologie di servizio erogato: quello di “consulenza individuale”, che prevede la somministrazione di una batteria di test seguiti da o più colloqui, e quello di “bilancio di competenze”, dove ad un numero selezionato di soggetti, in genere maggiormente confusi rispetto alla scelta, si propone un percorso di gruppo che ha una durata di circa 15 ore (si veda Pace et al. 2007). Sono state condotte circa 200 interviste telefoniche, nel corso delle quali si è chiesto ai soggetti (tutti ex utenti) se e in quale corso erano iscritti; se ricordavano che tipo di consiglio avevano ricevuto; nel caso in cui non avessero seguito il consiglio, se comunque ci avevano provato (per es. sono stati bloccati dal “numero chiuso”); a che livello erano soddisfatti della scelta intrapresa e che grado di benessere percepivano; infine si richiedeva loro di fornire alcuni dati “ponderabili” (es. quanti CFU avevano sostenuto e con che media). L'ipotesi che abbiamo posto a verifica è che coloro i quali hanno messo in atto quanto emerso dalla attività di orientamento fossero più soddisfatti ed avessero conseguito un maggior successo rispetto a coloro i quali non avevano potuto seguire il consiglio ed ancorpiù rispetto a coloro i quali avevano scelto per altri motivi di non farlo. I risultati parziali, ancora in corso di elaborazione, tendono a confermare le nostre ipotesi. Fraccaroli, F. (2004). La v
Lingua originaleItalian
Stato di pubblicazionePublished - 2008

Cita questo

Pace F; Manna G; Di Bernardo D; Governale L; Lo Nigro T; Messana A; Nappo E; Tinaglia S (2008). Orientamento universitario, carriera accademica e benessere. Una valutazione sugli esiti di diverse esperienze di orientamento.

Orientamento universitario, carriera accademica e benessere. Una valutazione sugli esiti di diverse esperienze di orientamento. / Pace F; Manna G; Di Bernardo D; Governale L; Lo Nigro T; Messana A; Nappo E; Tinaglia S.

2008.

Risultato della ricerca: Paper

Pace F; Manna G; Di Bernardo D; Governale L; Lo Nigro T; Messana A; Nappo E; Tinaglia S 2008, 'Orientamento universitario, carriera accademica e benessere. Una valutazione sugli esiti di diverse esperienze di orientamento'.
Pace F; Manna G; Di Bernardo D; Governale L; Lo Nigro T; Messana A; Nappo E; Tinaglia S. Orientamento universitario, carriera accademica e benessere. Una valutazione sugli esiti di diverse esperienze di orientamento. 2008.
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TY - CONF

T1 - Orientamento universitario, carriera accademica e benessere. Una valutazione sugli esiti di diverse esperienze di orientamento

AU - Pace F; Manna G; Di Bernardo D; Governale L; Lo Nigro T; Messana A; Nappo E; Tinaglia S

AU - Manna, Giovanna

AU - Di Bernardo, Daniele

AU - Pace, Francesco

PY - 2008

Y1 - 2008

N2 - La accurata valutazione dell’esito di una azione costituisce uno dei punti essenziali nel determinare la “salute” di un servizio offerto; a ciò non si sottraggono le attività di orientamento, soprattutto quando esse sono inserite all’interno di servizi pubblici quali Università, Scuole, Centri per l’Impiego, ecc. Negli scorsi anni il dibattito sui temi della valutazione di una azione di orientamento ha visto numerosi contributi da parte di studiosi ed esperti del settore (si veda ad esempio Fraccaroli, 2004): La maggior parte di essi ha concentrato la propria attenzione sulla modificazione, nei soggetti interessati, della rappresentazione del problema della scelta, in termini di auto-efficacia e/o di strategie decisionali, capacità di fronteggiamento dello stress, ecc. D’altra parte, anche per gli studiosi di area economica (“titolari”, per certi versi, dei metodi alla base della certificazione della qualità) la questione della definizione e della misurazione della qualità dei servizi non è un tema banale. Anche in questo caso si tratta di un tema ampiamente dibattuto: in seguito ai primi tentativi che hanno provato ad applicare le metodologie relative alla valutazione della qualità dei beni (dove esiste ormai un approccio pressoché universalmente accettato, basato su tecniche statistiche che sfruttano l’analisi degli elementi tangibili del prodotto) che si sono mostrati fallimentari, ad oggi non si è raggiunto un sufficiente grado di uniformità (cfr. Montgomery, 1996). La ricerca che presentiamo rappresenta la naturale prosecuzione di un contributo pubblicato recentemente (Pace, Ciaccio, Di Bernardo, Governale, Messana & Pupillo, 2007), e relativo alla valutazione dell’esito di una attività di orientamento erogata dal Centro Orientamento e Tutorato dell’Università di Palermo. In quel caso avevamo valutato se l’attività svolta avesse prodotto un cambiamento ponderabile nell’atteggiamento dei partecipanti rispetto al proprio futuro professionale, in termini di maggiore chiarezza e minore tensione rispetto alle scelte. Con il presente contributo abbiamo voluto valutare, a circa un anno e mezzo dalla formulazione del consiglio, che tipo di carriera accademica avessero seguito i nostri utenti, quale il loro livello di successo, se e quanto si trovassero a loro agio con la scelta realmente effettuata. L’oggetto della valutazione è l’efficacia di due diverse tipologie di servizio erogato: quello di “consulenza individuale”, che prevede la somministrazione di una batteria di test seguiti da o più colloqui, e quello di “bilancio di competenze”, dove ad un numero selezionato di soggetti, in genere maggiormente confusi rispetto alla scelta, si propone un percorso di gruppo che ha una durata di circa 15 ore (si veda Pace et al. 2007). Sono state condotte circa 200 interviste telefoniche, nel corso delle quali si è chiesto ai soggetti (tutti ex utenti) se e in quale corso erano iscritti; se ricordavano che tipo di consiglio avevano ricevuto; nel caso in cui non avessero seguito il consiglio, se comunque ci avevano provato (per es. sono stati bloccati dal “numero chiuso”); a che livello erano soddisfatti della scelta intrapresa e che grado di benessere percepivano; infine si richiedeva loro di fornire alcuni dati “ponderabili” (es. quanti CFU avevano sostenuto e con che media). L'ipotesi che abbiamo posto a verifica è che coloro i quali hanno messo in atto quanto emerso dalla attività di orientamento fossero più soddisfatti ed avessero conseguito un maggior successo rispetto a coloro i quali non avevano potuto seguire il consiglio ed ancorpiù rispetto a coloro i quali avevano scelto per altri motivi di non farlo. I risultati parziali, ancora in corso di elaborazione, tendono a confermare le nostre ipotesi. Fraccaroli, F. (2004). La v

AB - La accurata valutazione dell’esito di una azione costituisce uno dei punti essenziali nel determinare la “salute” di un servizio offerto; a ciò non si sottraggono le attività di orientamento, soprattutto quando esse sono inserite all’interno di servizi pubblici quali Università, Scuole, Centri per l’Impiego, ecc. Negli scorsi anni il dibattito sui temi della valutazione di una azione di orientamento ha visto numerosi contributi da parte di studiosi ed esperti del settore (si veda ad esempio Fraccaroli, 2004): La maggior parte di essi ha concentrato la propria attenzione sulla modificazione, nei soggetti interessati, della rappresentazione del problema della scelta, in termini di auto-efficacia e/o di strategie decisionali, capacità di fronteggiamento dello stress, ecc. D’altra parte, anche per gli studiosi di area economica (“titolari”, per certi versi, dei metodi alla base della certificazione della qualità) la questione della definizione e della misurazione della qualità dei servizi non è un tema banale. Anche in questo caso si tratta di un tema ampiamente dibattuto: in seguito ai primi tentativi che hanno provato ad applicare le metodologie relative alla valutazione della qualità dei beni (dove esiste ormai un approccio pressoché universalmente accettato, basato su tecniche statistiche che sfruttano l’analisi degli elementi tangibili del prodotto) che si sono mostrati fallimentari, ad oggi non si è raggiunto un sufficiente grado di uniformità (cfr. Montgomery, 1996). La ricerca che presentiamo rappresenta la naturale prosecuzione di un contributo pubblicato recentemente (Pace, Ciaccio, Di Bernardo, Governale, Messana & Pupillo, 2007), e relativo alla valutazione dell’esito di una attività di orientamento erogata dal Centro Orientamento e Tutorato dell’Università di Palermo. In quel caso avevamo valutato se l’attività svolta avesse prodotto un cambiamento ponderabile nell’atteggiamento dei partecipanti rispetto al proprio futuro professionale, in termini di maggiore chiarezza e minore tensione rispetto alle scelte. Con il presente contributo abbiamo voluto valutare, a circa un anno e mezzo dalla formulazione del consiglio, che tipo di carriera accademica avessero seguito i nostri utenti, quale il loro livello di successo, se e quanto si trovassero a loro agio con la scelta realmente effettuata. L’oggetto della valutazione è l’efficacia di due diverse tipologie di servizio erogato: quello di “consulenza individuale”, che prevede la somministrazione di una batteria di test seguiti da o più colloqui, e quello di “bilancio di competenze”, dove ad un numero selezionato di soggetti, in genere maggiormente confusi rispetto alla scelta, si propone un percorso di gruppo che ha una durata di circa 15 ore (si veda Pace et al. 2007). Sono state condotte circa 200 interviste telefoniche, nel corso delle quali si è chiesto ai soggetti (tutti ex utenti) se e in quale corso erano iscritti; se ricordavano che tipo di consiglio avevano ricevuto; nel caso in cui non avessero seguito il consiglio, se comunque ci avevano provato (per es. sono stati bloccati dal “numero chiuso”); a che livello erano soddisfatti della scelta intrapresa e che grado di benessere percepivano; infine si richiedeva loro di fornire alcuni dati “ponderabili” (es. quanti CFU avevano sostenuto e con che media). L'ipotesi che abbiamo posto a verifica è che coloro i quali hanno messo in atto quanto emerso dalla attività di orientamento fossero più soddisfatti ed avessero conseguito un maggior successo rispetto a coloro i quali non avevano potuto seguire il consiglio ed ancorpiù rispetto a coloro i quali avevano scelto per altri motivi di non farlo. I risultati parziali, ancora in corso di elaborazione, tendono a confermare le nostre ipotesi. Fraccaroli, F. (2004). La v

KW - orientamento, benessere

UR - http://hdl.handle.net/10447/47127

M3 - Paper

ER -