Organismi geneticamente modificati (OGM): quali rischi per la biodiversità zoologica?

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Abstract

Diversi OGM possono potenzialmente entrare nel mercato e in generale nell’ambiente italiano. In particolare i candidati più prossimi sono le piante geneticamente modificate (PGM) tolleranti agli erbicidi e resistenti agli insetti, ma sono in corso di valutazione anche insetti e pesci transgenici per i quali l’Autorita’ Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha già dato mandato per una revisione scientifica dello stato dell’arte e per lo studio della valutazione del rischio (EFSA, 2008 e 2009). Accanto ai benefici dello sviluppo di questi organismi è importante ricordare alcuni rischi ambientali collegati proprio al loro sviluppo: trasmissione del gene modificato ad altre piante attraverso l’impollinazione, perdita di biodiversità, selezione di insetti resistenti; queste sono solo alcune delle problematiche legate al rilascio deliberato di un OGM. L'articolo 15 del Protocollo di Cartagena richiede che la valutazione del rischio sia conforme a criteri di scientificità e trasparenza e che il processo di valutazione adotti un approccio multidisciplinare, inoltre cita ed inserisce il Principio di Precauzione (art. 10.6): "La mancanza di certezza scientifica dovuta ad insufficienti informazioni e conoscenze scientifiche pertinenti riguardanti l'entità dei possibili effetti negativi di un organismo vivente modificato sulla conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica nella Parte importatrice......”. Data la delicatezza della valutazione, ogni OGM dovrebbe essere valutato caso per caso, sebbene all’interno di metodiche ben stabilite e validate. Tra i punti più critici, gli Organismi Non Bersaglio (NTO), gli effetti a lungo termine, le prove sul campo per il rilievo, il PFo (Problem Formulation), gli effetti inattesi e/o ritardati. Gli aspetti da valutare nell’ERA (Environmental Risk Assessment) sul comparto zoologico sono molteplici. In figura 1 vengono esemplificate solo alcune delle possibili interazioni fra la PGM e gli artropodi. Si tenga presente inoltre che nel moderno concetto di agroecositema gli effetti delle pratiche agricole non si esauriscono al campo, ma va nno tenute in considerazione sia le aree marginali che il paesaggio agrario nel suo complesso, e per questo è ancora più importante quando si considerano le PGM che sono “prodotti” molto recenti (Garcia e Altieri, 2005). Uno degli aspetti messi maggiormente in evidenza nei EFSA (2008) è quello che un’appropriata ERA necessita di una adeguata conoscenza della “baseline” indicando con questo termine il valore di base o attuale al quale fare riferimento il quale comprende i diversi livelli di biodiversità (specie, popolazione comunità etc..) e le diverse funzioni ecologiche (EFSA, 2008). Ne consegue che i risultati dei differenti monıtoraggi passati e futuri sono fondamentali per un continuo aggiornamento dell’ERA, soprattutto in vista di una analisi degli effetti a lungo termine e/o di quelli inattesi.La Sicilia e’ una delle regioni mediterranee con la maggior biodiversita’ sia faunistica che floristica la cui conservazione, potrà dipendere anche da un attento piano di ERA, che potrà e dovrà valere anche per la valutazione di altri xenobiotici. Poiché l’argometo è vasto e le problematiche sono molteplice,si riportano alcuni esempi relativi al possibile impatto delle PGM ad azione insetticida sull’entomofauna.
Lingua originaleItalian
Pagine91-96
Numero di pagine7
Stato di pubblicazionePublished - 2010

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