Naturale e artificiale: l'occhio fotografico in Franz Roh

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Abstract

Se i dispositivi sono stati strumenti coercitivi del potere è necessario riflettere sulla loro natura per conoscerli e limitarne al massimo la forza di coercizione: una riflessione di tal genere deve necessariamente prendere avvio dalla domanda sulla naturalità o artificialità dei dispositivi. Pensare le due alternative come non contrapposte consente infatti di svelare il potere euristico insito nei dispositivi: un punto di snodo in cui il dispositivo fotografico è pensato come capace di produrre realtà e potenziare lo sguardo dell’uomo è la riflessione di Franz Roh in foto-auge del 1929.Il contributo – pensato per la sezione Rifrazioni – si propone di evidenziare come in questa prospettiva (contemporanea a quelle ben più note di Benjamin e Moholy-Nagy ma meno conosciuta seppure di eguale rilevanza) la macchina fotografica sia capace, come i coevi dispositivi tecnici e per le stesse ragioni intrinseche, di produrre inedite rappresentazioni e non essere uno strumento meramente riproduttivo e mimetico: le immagini figlie della nuova consapevolezza tecnica e dei nuovi apparecchi risultano dunque strutturate, composte e necessarie, risultato della presa d’atto della irrinunciabile mediazione del dispositivo. Nello specifico la macchina fotografica consente un differente modo di percezione, fino a consentire di vedere ciò che naturalmente non potrebbe essere visto poiché concede ai sensi qualcosa di più della natura: esemplificando con le immagini che accompagnano il testo di Roh si evidenzierà come i dispositivi siano il naturale completamento dell’uomo che fa esperienza nell’epoca della tecnica.
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)263-269
Numero di pagine7
RivistaFATA MORGANA
Stato di pubblicazionePublished - 2015

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