Abstract

Il rischio biologico in ambito lavorativo rappresenta un fattore di grande attualità e in continua evoluzione, anche in relazione alla crescente attenzione verso agenti patogeni resistenti alle comuni terapie, alla identificazione di patologie emergenti (influenza aviaria, SARS, West Nile) e all’ubiquitarietà del rischio. L’attenzione del medico del lavoro deve rivolgersi a varie categorie lavorative esposte, oltre quelle inerenti l’ambito sanitario la cui trattazione sarà affrontata in altro capitolo; fra queste ricordiamo, in un elenco non esaustivo, tutte le professioni veterinarie, quelle attive nel settore primario, nonché gli addetti alla rimozione e trattamento dei rifiuti, al trattamento delle acque reflue e degli impianti fognari, alla manipolazione degli alimenti e dei derivati animali, gli operatori dei centri di estetica, gli addetti ai servizi cimiteriali, i lavoratori che necessitano per ragioni di servizio di recarsi e soggiornare all’estero in Paesi ad elevata endemia di malattie infettive particolari, i lavoratori di ambienti indoor. Fra le malattie infettive di maggiore risalto in ambito occupazionale si ricordano le zoonosi, quali la brucellosi, le rickettsiosi, la leishmaniosi, l’echinococcosi, particolarmente endemiche nelle regioni centro-meridionali italiane, ed altre meno diffuse, ma non trascurabili, quali la borreliosi di Lyme, frequente nelle regioni settentrionali, la febbre Q, la leptospirosi, la tubercolosi da Mycobacterium tuberculosis Avium e Bovis, l’afta epizootica. Un cenno a parte merita il tetano, per le strategie di profilassi che il medico del lavoro deve adottare nelle categorie lavorative esposte. Fra le patologie ad etiologia virale grande rilievo deve essere dato alle epatiti virali a trasmissione parenterale anche inapparente, interessanti principalmente il settore sanitario, ma anche quello della rimozione e trattamento dei rifiuti e i centri di estetica; in altri ambiti come per esempio quello del trattamento delle acque reflue, della manipolazione degli alimenti, nonché degli istituti di istruzione primaria e nelle comunità chiuse (caserme, carceri ecc.), l’attenzione dovrà essere rivolta alle epatiti a trasmissione fecale-orale (epatite A, epatite E). Non di minore importanza per le comunità chiuse è il rischio di contrarre l’influenza, per la notevole diffusione della stessa nella stagione invernale, con importanti ripercussioni economiche aziendali e sociali. Esistono anche malattie micotiche non trascurabili in alcuni settori lavorativi, soprattutto in quello primario e nel terziario, fra cui l’aspergillosi, l’istoplasmosi e la criptococcosi; in questo caso il medico del lavoro, in occasione delle sorveglianza sanitaria, deve, quanto più possibile, evitare l’esposizione al rischio di coloro che per motivi vari possono essere considerati ipersuscettibili (ad esempio soggetti immunodepressi). Infine, nei confronti dei lavoratori che devono recarsi all’estero, soprattutto in aree tropicali, è necessario adempiere alla prescrizione di misure di prevenzione e protezione nei confronti di alcune patologie endemiche, quali l’amebiasi e la malaria. Molte patologie infettive sono soggette a notifica obbligatoria ai sensi del D.M. dell’11/12/1990 e a denuncia obbligatoria ai sensi dell’art. 139 del D.P.R. 1124/65. Un ruolo attivo in questo senso è rappresentato dal medico del lavoro che pone diagnosi in ambito occupazionale e che rappresenta un importante punto di riferimento nell’attuazione delle corrette misure di prevenzione e protezione per la gestione del rischio biologico.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteTrattato di Medicina del Lavoro
Pagine1803-1817
Numero di pagine15
Stato di pubblicazionePublished - 2015

Cita questo

Picciotto, D., Verso, M. G., & De Marchis, P. (2015). Malattie Infettive. In Trattato di Medicina del Lavoro (pagg. 1803-1817)