Le cose del Sé. Per un'archeologia della cultura materiale

Risultato della ricerca: Articlepeer review

Abstract

Nel suo brillante ed efficace libro Evoluti e abbandonati. Sesso, politica morale: Darwin spiega proprio tutto? (2014), Telmo Pievani ci consegna forse la più toccante elegia che sia mai stata scritta sull’origine del linguaggio: «Il problema è che pensieri e parole non lasciano fossili. Sono persi per sempre come lacrime nella pioggia»1.Con altrettanta malinconia Lambros Malafouris, un archeologo cogni- tivista della scuola di Colin Renfrew scrive: «Parole come “me” e “io” non producono fossili, né lasciano alcuna traccia materiale immediatamente identificabile e universale»2. Un’affermazione tanto più sconcertante se con- sideriamo la ricerca di Malafouris, culminata in un libro fondamentale come How Things Shape the Mind. A Theory of Material Engagment (Come le cose formano la mente. Una teoria dell’impegno materiale)3 che studia le ‘cose’ e i ‘modi’ in cui le produciamo come fossili del pensiero.Ma le cose stanno effettivamente così? È proprio vero che non ci sono giunti i fossili del comportamento narrativo? I pensieri non lasciano fossili? E nemmeno le parole?
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)125-141
Numero di pagine17
RivistaAZIMUTH
VolumeIV
Stato di pubblicazionePublished - 2016

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