Le aree industriali dismesse: una possibile soluzione al consumo di suolo e alla dislocazione sul territorio delle fonti di energia rinnovabile

Risultato della ricerca: Book/Film/Article review

Abstract

La seguente riflessione origina da una ricerca, in fase iniziale e quindi ancora in fieri, sull’opportunità rappresentata dal recupero delle aree industriali dismesse o (brownfields) di configurarsi come alternativa nella problematica ricerca di spazi idonei ad ospitare l’impalcatura strutturale propria degli impianti di energia rinnovabile di fronte alla (ri)scoperta del suolo quale bene comune irriproducibile. «Un’immagine che viene in mente riflettendo sulle aree dismesse è quella di una crepa, di un’irregolare lacuna nella crosta antropica corrispondente all’insediamento» (Manieri M.E., 1980); in esse devono essere riconosciuti elementi di positività individuabili qualora vengano verificate le possibili relazioni tra il concetto di territorio e quello di patrimonio. Tuttavia, vi sono alcuni interrogativi: quali le modalità di riconoscimento delle potenzialità endogene di sviluppo insite nelle aree dismesse? Come avviene tale riconoscimento? Un valido supporto teorico-metodologico, ritenuto adatto a risolvere tali questioni, è il concetto di milieu che si configura, innanzitutto, come stratificazione delle proprietà e delle caratteristiche locali nonchè patrimonio comune di una certa collettività locale. I brownfields, se riscattati dal ruolo di vuoti urbani che vivono in stand-by e privi di identità, costituiscono un patrimonio di notevole interesse in quanto offrono una risorsa di spazi importantissima cui ricorrere evitando/riducendo il consumo di suolo. Quest’ultima espressione definisce il processo di conversione di terreni agricoli o seminaturali in aree residenziali, industriali o infrastrutture, con la conseguente perdita permanente delle sue funzioni a causa dei materiali che lo ricoprono. L’UE affronta il problema del soil sealing, attraverso proposte di riconversione di aree già impermeabilizzate, ad esempio, proprio bonificando le aree industriali dismesse come previsto dalla strategia Europa 2020 che caldeggia, altresì, l’adozione di misure relative anche alle nuove energie. Due degli aspetti più delicati della disciplina delle fonti rinnovabili sono proprio quelli connessi alla localizzazione dei relativi impianti sul territorio ed ai conseguenti impatti sullo stesso. Si tratta di considerazioni necessarie in rapporto alla (ri)scoperta del territorio- un tempo mero supporto inerte- quale valore su cui innestare una programmazione accurata finalizzata a stabilire quantità di energia da istallare e qualità di paesaggio da salvaguardare, nonché del suolo quale bene comune e risorsa vitale irriproducibile. La pianificazione delle fonti di energia rinnovabile dovrà quindi valutare, non solamente le relazioni con il contesto e le caratteristiche tecnico-fisiche delle reti di distribuzione, privilegiando soluzioni compatibili con le vocazioni territoriali ma, altresì, le aree industriali dismesse nel ruolo di realistica soluzione alternativa alla realizzazione degli impianti di energia rinnovabile senza consumare ulteriore suolo.
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)431-431
Numero di pagine1
RivistaMONOGRAPH.IT
Stato di pubblicazionePublished - 2013

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TY - JOUR

T1 - Le aree industriali dismesse: una possibile soluzione al consumo di suolo e alla dislocazione sul territorio delle fonti di energia rinnovabile

AU - Prestia, Gerlandina

PY - 2013

Y1 - 2013

N2 - La seguente riflessione origina da una ricerca, in fase iniziale e quindi ancora in fieri, sull’opportunità rappresentata dal recupero delle aree industriali dismesse o (brownfields) di configurarsi come alternativa nella problematica ricerca di spazi idonei ad ospitare l’impalcatura strutturale propria degli impianti di energia rinnovabile di fronte alla (ri)scoperta del suolo quale bene comune irriproducibile. «Un’immagine che viene in mente riflettendo sulle aree dismesse è quella di una crepa, di un’irregolare lacuna nella crosta antropica corrispondente all’insediamento» (Manieri M.E., 1980); in esse devono essere riconosciuti elementi di positività individuabili qualora vengano verificate le possibili relazioni tra il concetto di territorio e quello di patrimonio. Tuttavia, vi sono alcuni interrogativi: quali le modalità di riconoscimento delle potenzialità endogene di sviluppo insite nelle aree dismesse? Come avviene tale riconoscimento? Un valido supporto teorico-metodologico, ritenuto adatto a risolvere tali questioni, è il concetto di milieu che si configura, innanzitutto, come stratificazione delle proprietà e delle caratteristiche locali nonchè patrimonio comune di una certa collettività locale. I brownfields, se riscattati dal ruolo di vuoti urbani che vivono in stand-by e privi di identità, costituiscono un patrimonio di notevole interesse in quanto offrono una risorsa di spazi importantissima cui ricorrere evitando/riducendo il consumo di suolo. Quest’ultima espressione definisce il processo di conversione di terreni agricoli o seminaturali in aree residenziali, industriali o infrastrutture, con la conseguente perdita permanente delle sue funzioni a causa dei materiali che lo ricoprono. L’UE affronta il problema del soil sealing, attraverso proposte di riconversione di aree già impermeabilizzate, ad esempio, proprio bonificando le aree industriali dismesse come previsto dalla strategia Europa 2020 che caldeggia, altresì, l’adozione di misure relative anche alle nuove energie. Due degli aspetti più delicati della disciplina delle fonti rinnovabili sono proprio quelli connessi alla localizzazione dei relativi impianti sul territorio ed ai conseguenti impatti sullo stesso. Si tratta di considerazioni necessarie in rapporto alla (ri)scoperta del territorio- un tempo mero supporto inerte- quale valore su cui innestare una programmazione accurata finalizzata a stabilire quantità di energia da istallare e qualità di paesaggio da salvaguardare, nonché del suolo quale bene comune e risorsa vitale irriproducibile. La pianificazione delle fonti di energia rinnovabile dovrà quindi valutare, non solamente le relazioni con il contesto e le caratteristiche tecnico-fisiche delle reti di distribuzione, privilegiando soluzioni compatibili con le vocazioni territoriali ma, altresì, le aree industriali dismesse nel ruolo di realistica soluzione alternativa alla realizzazione degli impianti di energia rinnovabile senza consumare ulteriore suolo.

AB - La seguente riflessione origina da una ricerca, in fase iniziale e quindi ancora in fieri, sull’opportunità rappresentata dal recupero delle aree industriali dismesse o (brownfields) di configurarsi come alternativa nella problematica ricerca di spazi idonei ad ospitare l’impalcatura strutturale propria degli impianti di energia rinnovabile di fronte alla (ri)scoperta del suolo quale bene comune irriproducibile. «Un’immagine che viene in mente riflettendo sulle aree dismesse è quella di una crepa, di un’irregolare lacuna nella crosta antropica corrispondente all’insediamento» (Manieri M.E., 1980); in esse devono essere riconosciuti elementi di positività individuabili qualora vengano verificate le possibili relazioni tra il concetto di territorio e quello di patrimonio. Tuttavia, vi sono alcuni interrogativi: quali le modalità di riconoscimento delle potenzialità endogene di sviluppo insite nelle aree dismesse? Come avviene tale riconoscimento? Un valido supporto teorico-metodologico, ritenuto adatto a risolvere tali questioni, è il concetto di milieu che si configura, innanzitutto, come stratificazione delle proprietà e delle caratteristiche locali nonchè patrimonio comune di una certa collettività locale. I brownfields, se riscattati dal ruolo di vuoti urbani che vivono in stand-by e privi di identità, costituiscono un patrimonio di notevole interesse in quanto offrono una risorsa di spazi importantissima cui ricorrere evitando/riducendo il consumo di suolo. Quest’ultima espressione definisce il processo di conversione di terreni agricoli o seminaturali in aree residenziali, industriali o infrastrutture, con la conseguente perdita permanente delle sue funzioni a causa dei materiali che lo ricoprono. L’UE affronta il problema del soil sealing, attraverso proposte di riconversione di aree già impermeabilizzate, ad esempio, proprio bonificando le aree industriali dismesse come previsto dalla strategia Europa 2020 che caldeggia, altresì, l’adozione di misure relative anche alle nuove energie. Due degli aspetti più delicati della disciplina delle fonti rinnovabili sono proprio quelli connessi alla localizzazione dei relativi impianti sul territorio ed ai conseguenti impatti sullo stesso. Si tratta di considerazioni necessarie in rapporto alla (ri)scoperta del territorio- un tempo mero supporto inerte- quale valore su cui innestare una programmazione accurata finalizzata a stabilire quantità di energia da istallare e qualità di paesaggio da salvaguardare, nonché del suolo quale bene comune e risorsa vitale irriproducibile. La pianificazione delle fonti di energia rinnovabile dovrà quindi valutare, non solamente le relazioni con il contesto e le caratteristiche tecnico-fisiche delle reti di distribuzione, privilegiando soluzioni compatibili con le vocazioni territoriali ma, altresì, le aree industriali dismesse nel ruolo di realistica soluzione alternativa alla realizzazione degli impianti di energia rinnovabile senza consumare ulteriore suolo.

UR - http://hdl.handle.net/10447/86487

M3 - Book/Film/Article review

SP - 431

EP - 431

JO - MONOGRAPH.IT

JF - MONOGRAPH.IT

SN - 2279-6886

ER -