La stupidità dei sensi. Sulla filosofia dell’arte di Arthur C. Danto

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    Abstract

    Il presente saggio è dedicato all''analisi della teoria essenzialista dell''arte di A. Danto, sia relativamente alla ricostruzione storica su cui è fondata, sia soprattutto alle assunzioni sui processi cognitivi della produzione e della fruizione. Facendo ricorso a evidenze psicologiche e neuroscientifiche, si dimostra che la teoria della percezione utilizzata (derivata da J. Fodor e dai neohelmoltziani) non è adeguata a spiegare le capacità di produzione e comprensione del significato visivo, e entra in conflitto persino con le caratteristiche attribuite all''arte dallo stesso Danto. Si evidenziano inoltre alcune conseguenze controintuitive della teoria, quale, ad esempio, “l’invisibilità del significato”, nonostante la centralità nella teoria del concetto di “significato incarnato”, da cui, peraltro, deriva la necessità – per scongiurare la deriva ermeneutica – di vincolare l''interpretazione della critica all’interpretazione autoriale, anziché alla struttura percettiva dell’opera.
    Lingua originaleItalian
    pagine (da-a)85-132
    RivistaRivista di Estetica
    Volume1
    Stato di pubblicazionePublished - 2008

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