La "società commerciale" e il tema della corruzione nel dibattito del XVIII secolo.

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Abstract

La tradizione repubblicana, a partire da Machiavelli, pone la corruzione come l'elemento disgregatore della convivenza civile, la cui diffusione conduce al prevalere del vantaggio del singolo sul bene della comunità e alla perdita di libertà dei cittadini. La riflessione su virtù e corruzione nei secoli XVII e XVIII assume sempre più rilievo a seguito dell'affermarsi di una moderna economia di mercato e della transizione verso forme più avanzate di capitalismo. Tale dibattito giunge al suo più maturo compimento nel tardo illuminismo quando il tema della società commerciale - l'espressione con cui Adam Smith definisce quelle organizzazioni sociali fondate sul mercato- impone un ripensamento sulle virtù repubblicane. Se il "repubblicanesimo degli antichi" è ancorato a un insieme valoriale che esalta la disinteressata partecipazione al bene comune, disprezza i moventi egoistici dell'azione umana e individua nella frugalità lo stile di vita ideale, la libertà dei moderni -come la definisce Benjamin Constant- necessita di una nuova concezione del repubblicanesimo che non consideri, l'autonomia individuale, il perseguimento dell'interesse personale e il mercato come fattori inevitabilmente apportatori di corruzione e degrado morale. Questo saggio osserva come alcuni tra i maggiori esponenti dell'Illuminismo europeo, quali Adam Smith, Cesare Beccaria e Gaetano Filangieri, teorizzino forme di organizzazione sociale nelle quali l'edonismo, la libertà economica e le relazioni di mercato non necessariamente sfociano nella corruzione e siano compatibili con l'esercizio dei diritti individuali. Inoltre dalle trattazioni di questi ideali di società emerge che l'affermarsi della società commerciale sia essa stessa una soluzione alle svariate forme di corruzione dell'ancien regime, la cui realtà storica è molto lontana dalle antiche virtù repubblicane. Nell'illustrare la posizione dei vari autori tracceremo una persistente linea di distinzione tra l'approccio scozzese di Smith, più orientato a un'accezione evoluzionista e spontanea di "società di libertà naturale" e quello italiano di Beccaria e Filangieri, la cui idea razionalista di "ordine naturale" evolve verso posizioni welfariste.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteEconomia, organizzazioni criminali e corruzione.
Pagine23-43
Numero di pagine21
Stato di pubblicazionePublished - 2018

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Simon, F. (2018). La "società commerciale" e il tema della corruzione nel dibattito del XVIII secolo. In Economia, organizzazioni criminali e corruzione. (pagg. 23-43)

La "società commerciale" e il tema della corruzione nel dibattito del XVIII secolo. / Simon, Fabrizio.

Economia, organizzazioni criminali e corruzione.. 2018. pag. 23-43.

Risultato della ricerca: Chapter

Simon, F 2018, La "società commerciale" e il tema della corruzione nel dibattito del XVIII secolo. in Economia, organizzazioni criminali e corruzione.. pagg. 23-43.
Simon F. La "società commerciale" e il tema della corruzione nel dibattito del XVIII secolo. In Economia, organizzazioni criminali e corruzione.. 2018. pag. 23-43
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AU - Simon, Fabrizio

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AB - La tradizione repubblicana, a partire da Machiavelli, pone la corruzione come l'elemento disgregatore della convivenza civile, la cui diffusione conduce al prevalere del vantaggio del singolo sul bene della comunità e alla perdita di libertà dei cittadini. La riflessione su virtù e corruzione nei secoli XVII e XVIII assume sempre più rilievo a seguito dell'affermarsi di una moderna economia di mercato e della transizione verso forme più avanzate di capitalismo. Tale dibattito giunge al suo più maturo compimento nel tardo illuminismo quando il tema della società commerciale - l'espressione con cui Adam Smith definisce quelle organizzazioni sociali fondate sul mercato- impone un ripensamento sulle virtù repubblicane. Se il "repubblicanesimo degli antichi" è ancorato a un insieme valoriale che esalta la disinteressata partecipazione al bene comune, disprezza i moventi egoistici dell'azione umana e individua nella frugalità lo stile di vita ideale, la libertà dei moderni -come la definisce Benjamin Constant- necessita di una nuova concezione del repubblicanesimo che non consideri, l'autonomia individuale, il perseguimento dell'interesse personale e il mercato come fattori inevitabilmente apportatori di corruzione e degrado morale. Questo saggio osserva come alcuni tra i maggiori esponenti dell'Illuminismo europeo, quali Adam Smith, Cesare Beccaria e Gaetano Filangieri, teorizzino forme di organizzazione sociale nelle quali l'edonismo, la libertà economica e le relazioni di mercato non necessariamente sfociano nella corruzione e siano compatibili con l'esercizio dei diritti individuali. Inoltre dalle trattazioni di questi ideali di società emerge che l'affermarsi della società commerciale sia essa stessa una soluzione alle svariate forme di corruzione dell'ancien regime, la cui realtà storica è molto lontana dalle antiche virtù repubblicane. Nell'illustrare la posizione dei vari autori tracceremo una persistente linea di distinzione tra l'approccio scozzese di Smith, più orientato a un'accezione evoluzionista e spontanea di "società di libertà naturale" e quello italiano di Beccaria e Filangieri, la cui idea razionalista di "ordine naturale" evolve verso posizioni welfariste.

UR - http://hdl.handle.net/10447/280397

M3 - Chapter

SN - 978-88-255-1101-7

SP - 23

EP - 43

BT - Economia, organizzazioni criminali e corruzione.

ER -