La scrittura in “ascolto”: Paolo Di Stefano racconta le “voci” della migrazione

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Abstract

Paolo Di Stefano, narratore sensibile alle urgenze individuali e sociali dellacontemporaneità, si è rivelato, nel corso del suo cammino di giornalista, saggista,scrittore, interprete sempre più sottile di una nozione di “terra promessa” declinatain un’accezione molteplice. La meta agognata, l’orizzonte utopico cui tendere,consolidati nell’immaginario tradizionale, si caricano, tra cronaca e storia, trapresente e passato, di implicazioni diverse legate alla complessità della condizionemigrante. Il topos epico del “suolo” da rifondare si trasforma ora nell’approdo cheaccoglie i superstiti di traversate disumane, provenienti da paesi martoriati da conflittie miseria – come accade all’adolescente egiziano Selim, protagonista del romanzoI pesci devono nuotare – ora nella meta verso cui migravano le popolazioniitaliane del dopoguerra, spinte da una analoga necessità di riscatto dall’indigenza,dalla disoccupazione, dagli stenti in cui versava in particolare il meridione dellapenisola.L’insistenza sugli effetti fonici del significante linguistico, sulle suggestionionomatopeiche rientra tra le modalità più ricorrenti nel laboratorio narrativo delloscrittore in cui fondante torna la mimesi espressiva delle pronunce di cui egli si pone all’ascolto, dalla linguaibrida, dalla sintassi disarticolata degli emigrati a Marcinelle sino al pedinamentodel flusso dei pensieri di Selim ne I pesci devono nuotare. La scrittura non tradiscemai la realtà in cui si radica ma la libertà dell’invenzione, cifra elettiva di quest’ultimoromanzo, offre chiavi conoscitive “altre” sulla fisionomia plurima della migrazione,amplificandone i risvolti silenti, cassati dalla ruvidezza della cronaca.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospite“Scrittori e intellettuali italiani del Novecento on the road”
Pagine145-155
Numero di pagine11
Stato di pubblicazionePublished - 2020

Serie di pubblicazioni

NomeCIVILTÀ ITALIANA. NUOVA SERIE

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