"La post-urbanistica del centrodestra"

Risultato della ricerca: Other contribution

Abstract

L’iniziativa deflagrante del cosiddetto Piano Casa di Berlusconi, che, secondo l’ideatore tutta l’Europa ci vuole copiare, se andrà in porto così come annunciato, seppellirà per sempre i principi e le regole dell’urbanistica che hanno sempre avuto il fine di mediare l’interesse privato e l’interesse pubblico e spegnerà definitivamente la speranza di attuare uno sviluppo sostenibile basato sulla modernizzazione del paese in armonia con la sua identità storica e culturale. Il provvedimento, finalizzato a rilanciare l’attività edilizia, propone infatti che, in deroga agli strumenti urbanistici, ognuno possa ampliare il volume della propria abitazione del 20%; nel caso di edifici non residenziali (fabbriche, capannoni industriali, centri commerciali) si prevede invece l’aumento del 20% della superficie. Nel caso di demolizione e ricostruzione gli aumenti di volumetria e di superficie possono arrivare al 35% “a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabile o di risparmio delle risorse idriche e potabili". Nell’indecenza più totale una foglia di fico in direzione della sostenibilità. Gli aumenti di volumetria sono stati finora consentiti negli strumenti urbanistici tradizionali, a certe condizioni, perfino in Sicilia. La novità rovinosa e inaccettabile è che tutto questo sia possibile in deroga ai piani regolatori comunali, sulla base di esigenze solo privatistiche, al di fuori da qualunque controllo pubblico e per giunta attraverso una semplice dichiarazione di inizio di attività.
Lingua originaleItalian
Stato di pubblicazionePublished - 2009

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