La poesia d'amore nei «Carmina Burana»

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Abstract

La poesia d’amore mediolatina dei secoli XII-XIII si presta, per le sue peculiarità, a uno spettro di analisi particolarmente vasto, vario e diversificato. Da una parte, infatti, è possibile approfondire, in essa, gli elementi che pertengono alla tradizione classica, all’"imitatio" degli "auctores" canonici più vulgati e diffusi (Ovidio in primo luogo), con una tecnica di rielaborazione e di “riscrittura” non sempre pedissequa e banale; da un’altra parte, il linguaggio, in essa sovente utilizzato, della poesia cristiana e del testo biblico (in particolare il «Cantico dei Cantici»), guida a una lettura che possa mettere in risalto la compresenza di tradizioni diverse quali la classica e, appunto, la biblico-cristiana, diverse sì ma non stridenti; da un’altra parte ancora non si possono ignorare le interrelazioni che tale poesia stringe con la dirompente fioritura della coeva produzione lirica in volgare, in un interscambio di temi, argomenti, stilemi, suggestioni che è spesso foriero di inaspettate sorprese. In quest’ambito, testi privilegiati per l’analisi sono certamente i «Carmina Burana», che si prestano, per la loro vastità e varietà, a percorsi di lettura pressoché infiniti. In questo volume, entro la complessa e variegata "facies" della poesia amorosa, vengono presentati e analizzati alcuni dei «Carmina Burana», cercando, di volta in volta, di individuare la fitta rete di allusioni, riferimenti, suggestioni attinte alla poesia classica (soprattutto l’elegia ovidiana, ma non solo) e biblico-cristiana, da un lato, e, dall’altro, tentando di fornire considerazioni circa i rapporti che essi intessono con la coeva produzione letteraria amorosa in volgare. I capitoli sui «Carmina Burana» sono, per così dire, “incorniciati” da due altri capitoli, uno all’inizio, l’altro alla fine. All’inizio si tenta di tracciare infatti, un quadro generale della poesia d’amore mediolatina e della fortuna di Ovidio, soprattutto, fra il XII e il XIII secolo, che funge un po’ da introduzione a tutta la materia successivamente trattata, anche per ciò che concerne le problematiche di tipo metodologico e critico. Il volume è poi chiuso da un capitolo sulla fioritura, sempre fra il XII e il XIII secolo, della cosiddetta letteratura “pseudo-ovidiana”, capitolo centrato anch’esso, in prevalenza, sull’analisi di un testo-campione (in questo caso, gli «Pseudo-Remedia amoris»): un inserimento, questo, che può contribuire a meglio marcare ed evidenziare le differenze (ma, in taluni casi, anche le analogie) fra la letteratura “pseudo-ovidiana” e i «Carmina Burana» e, magari, a far meglio risaltare la grandezza poetica di questi ultimi (o almeno dei migliori di essi) rispetto ai più topici e corrivi «Pseudo-Remedia amoris».
Lingua originaleItalian
EditoreLiguori
Numero di pagine232
ISBN (stampa)978-88-207-5391-7
Stato di pubblicazionePublished - 2012

Serie di pubblicazioni

NomeNuovo Medioevo

Cita questo

Bisanti, A. (2012). La poesia d'amore nei «Carmina Burana». (Nuovo Medioevo). Liguori.

La poesia d'amore nei «Carmina Burana». / Bisanti, Armando.

Liguori, 2012. 232 pag. (Nuovo Medioevo).

Risultato della ricerca: Book

Bisanti A. La poesia d'amore nei «Carmina Burana». Liguori, 2012. 232 pag. (Nuovo Medioevo).
Bisanti, Armando. / La poesia d'amore nei «Carmina Burana». Liguori, 2012. 232 pag. (Nuovo Medioevo).
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T1 - La poesia d'amore nei «Carmina Burana»

AU - Bisanti, Armando

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N2 - La poesia d’amore mediolatina dei secoli XII-XIII si presta, per le sue peculiarità, a uno spettro di analisi particolarmente vasto, vario e diversificato. Da una parte, infatti, è possibile approfondire, in essa, gli elementi che pertengono alla tradizione classica, all’"imitatio" degli "auctores" canonici più vulgati e diffusi (Ovidio in primo luogo), con una tecnica di rielaborazione e di “riscrittura” non sempre pedissequa e banale; da un’altra parte, il linguaggio, in essa sovente utilizzato, della poesia cristiana e del testo biblico (in particolare il «Cantico dei Cantici»), guida a una lettura che possa mettere in risalto la compresenza di tradizioni diverse quali la classica e, appunto, la biblico-cristiana, diverse sì ma non stridenti; da un’altra parte ancora non si possono ignorare le interrelazioni che tale poesia stringe con la dirompente fioritura della coeva produzione lirica in volgare, in un interscambio di temi, argomenti, stilemi, suggestioni che è spesso foriero di inaspettate sorprese. In quest’ambito, testi privilegiati per l’analisi sono certamente i «Carmina Burana», che si prestano, per la loro vastità e varietà, a percorsi di lettura pressoché infiniti. In questo volume, entro la complessa e variegata "facies" della poesia amorosa, vengono presentati e analizzati alcuni dei «Carmina Burana», cercando, di volta in volta, di individuare la fitta rete di allusioni, riferimenti, suggestioni attinte alla poesia classica (soprattutto l’elegia ovidiana, ma non solo) e biblico-cristiana, da un lato, e, dall’altro, tentando di fornire considerazioni circa i rapporti che essi intessono con la coeva produzione letteraria amorosa in volgare. I capitoli sui «Carmina Burana» sono, per così dire, “incorniciati” da due altri capitoli, uno all’inizio, l’altro alla fine. All’inizio si tenta di tracciare infatti, un quadro generale della poesia d’amore mediolatina e della fortuna di Ovidio, soprattutto, fra il XII e il XIII secolo, che funge un po’ da introduzione a tutta la materia successivamente trattata, anche per ciò che concerne le problematiche di tipo metodologico e critico. Il volume è poi chiuso da un capitolo sulla fioritura, sempre fra il XII e il XIII secolo, della cosiddetta letteratura “pseudo-ovidiana”, capitolo centrato anch’esso, in prevalenza, sull’analisi di un testo-campione (in questo caso, gli «Pseudo-Remedia amoris»): un inserimento, questo, che può contribuire a meglio marcare ed evidenziare le differenze (ma, in taluni casi, anche le analogie) fra la letteratura “pseudo-ovidiana” e i «Carmina Burana» e, magari, a far meglio risaltare la grandezza poetica di questi ultimi (o almeno dei migliori di essi) rispetto ai più topici e corrivi «Pseudo-Remedia amoris».

AB - La poesia d’amore mediolatina dei secoli XII-XIII si presta, per le sue peculiarità, a uno spettro di analisi particolarmente vasto, vario e diversificato. Da una parte, infatti, è possibile approfondire, in essa, gli elementi che pertengono alla tradizione classica, all’"imitatio" degli "auctores" canonici più vulgati e diffusi (Ovidio in primo luogo), con una tecnica di rielaborazione e di “riscrittura” non sempre pedissequa e banale; da un’altra parte, il linguaggio, in essa sovente utilizzato, della poesia cristiana e del testo biblico (in particolare il «Cantico dei Cantici»), guida a una lettura che possa mettere in risalto la compresenza di tradizioni diverse quali la classica e, appunto, la biblico-cristiana, diverse sì ma non stridenti; da un’altra parte ancora non si possono ignorare le interrelazioni che tale poesia stringe con la dirompente fioritura della coeva produzione lirica in volgare, in un interscambio di temi, argomenti, stilemi, suggestioni che è spesso foriero di inaspettate sorprese. In quest’ambito, testi privilegiati per l’analisi sono certamente i «Carmina Burana», che si prestano, per la loro vastità e varietà, a percorsi di lettura pressoché infiniti. In questo volume, entro la complessa e variegata "facies" della poesia amorosa, vengono presentati e analizzati alcuni dei «Carmina Burana», cercando, di volta in volta, di individuare la fitta rete di allusioni, riferimenti, suggestioni attinte alla poesia classica (soprattutto l’elegia ovidiana, ma non solo) e biblico-cristiana, da un lato, e, dall’altro, tentando di fornire considerazioni circa i rapporti che essi intessono con la coeva produzione letteraria amorosa in volgare. I capitoli sui «Carmina Burana» sono, per così dire, “incorniciati” da due altri capitoli, uno all’inizio, l’altro alla fine. All’inizio si tenta di tracciare infatti, un quadro generale della poesia d’amore mediolatina e della fortuna di Ovidio, soprattutto, fra il XII e il XIII secolo, che funge un po’ da introduzione a tutta la materia successivamente trattata, anche per ciò che concerne le problematiche di tipo metodologico e critico. Il volume è poi chiuso da un capitolo sulla fioritura, sempre fra il XII e il XIII secolo, della cosiddetta letteratura “pseudo-ovidiana”, capitolo centrato anch’esso, in prevalenza, sull’analisi di un testo-campione (in questo caso, gli «Pseudo-Remedia amoris»): un inserimento, questo, che può contribuire a meglio marcare ed evidenziare le differenze (ma, in taluni casi, anche le analogie) fra la letteratura “pseudo-ovidiana” e i «Carmina Burana» e, magari, a far meglio risaltare la grandezza poetica di questi ultimi (o almeno dei migliori di essi) rispetto ai più topici e corrivi «Pseudo-Remedia amoris».

KW - Poesia mediolatina - Poesia d'amore - Carmina Burana - Tradizione classica, biblico-cristiana e romanza - Ovidio

UR - http://hdl.handle.net/10447/61719

M3 - Book

SN - 978-88-207-5391-7

T3 - Nuovo Medioevo

BT - La poesia d'amore nei «Carmina Burana»

PB - Liguori

ER -