La città che rifiuta il contemporaneo (Articolo su "la Repubblica" del 24 Giugno del 2009)

Risultato della ricerca: Other contribution

Abstract

Alcuni recenti articoli apparsi su Repubblica hanno dato spazio al dibatito che accompagna la conclusione dei lavori di ristrutturazione del Teatro Garibaldi. Desidero, in qualità di progettista, intervenire sulla quetione provando a fornire informazioni ai lettori.(...). Un progetto come più volte ricordato che fonda le ue radici sulla prolungarta osservazione di come le migliori avanguardie europee hanno usato lo spazio scenico (al Garibaldi come in altri teatri)una volta rientrati dentro ai vecchi impianti all'italina; e in cui non è il passato di qul tatro ad aver nutrito le scelte e le filosofie proggettual, bensì il suo presente più recente. Su quate opzioni è maturata la scelta di non ricostruire il teatro così com'era, ma di usare la rovina in tutto il suo potenziale scenico, sia intermini figurative che, soprattutto, in termini direlazione tra pubblico ed attori; spazio in cui la luce natuale, enrando da più parti del soffitto, agisce una saldatura ra scena e platea e in cui ogni regista, grazie ad un sistema previsto di piani mobili esteso a tutta la sala, poteva governare in modo flessibil la posizione e la relazione tra pubblico e attori. Saldatura ottenuta anche attraverso la scelta progettuale di accentuare la profondità dello spazio scenico - spinta sino ad ambienti una volta nettamente separati - e dalla perdita totale delle gerarchie ottocentesche un tempo date dagli apparati decorativi e rappresentativi dei palchi. E' l'archeologia di un teatro ottocentesco, dunque, il testo di base su cui il progetto innesta le operazini di recupero di uno spazio scenico reso totale dalla spoliazione che il tempo vi ha operato.
Lingua originaleItalian
Stato di pubblicazionePublished - 2009

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