La caratterizzazione "scientifica" degli edifici per l'infanzia. Asili e scuole a Palermo.

Risultato della ricerca: Paper

Abstract

Il dibattito che nella seconda metà dell’Ottocento portò alla definizione della tipologia scolastica risulta di particolare interesse per chi si occupa del costruito storico, basti pensare a come l’illuminazione e la ventilazione naturale, l’ottimizzazione dell’orientamento della fabbrica e la salubrità dei materiali da costruzione divennero gli spunti progettuali attorno ai quali presero forma le nuove tipologie edilizie per l’infanzia. Gli edifici scolastici e gli asili divennero la trasposizione sia dei precetti della pedagogia e della medicina che l’applicazione degli studi di fisici e chimici. Per la completa definizione della tipologia scolastica fu sufficiente mezzo secolo: dalle prime norme specifiche per l’edilizia scolastica emanate in Belgio nel 1852 e in Francia nel 1855, sulle quali venne strutturata la normativa italiana, ai primi studi specifici di Blandot, Planat, Trélat e Cacheux ed in seguito di altri ingegneri ed architetti italiani, fino pervenire alla compiuta definizione tipologica nel primo decennio del XX secolo. In questo periodo dalle prime interessanti realizzazioni in grado di coniugare sperimentalismo e tradizione materico-costruttiva locale si pervenne in molti casi ad una acritica riproposizione di modelli spesso estranei all’eterogeneo ambiente culturale e geografico italiano. Già nel 1914 Luigi Pagliani sottolineava quanto fosse errato esigere per l’architettura degli edifici scolastici un tipo speciale ed uniforme da ripetersi in ogni località; nel momento stesso in cui l’edificio scolastico si consolidò come tipologia, il “tipo” venne fissato nelle norme come “modello”, istigando in molti casi ad una semplice riproposizione di schemi compositivi e conducendo talvolta alla negazione del rapporto tra edificio, ambiente e cultura locale. Il saggio proposto illustra come la realtà siciliana e i progettisti palermitani siano riusciti a coniugare nell’edilizia per l’infanzia istanze e risultanze dedotte dal dibattito europeo con la realtà costruttiva locale, mettendo in evidenza assonanze ed elementi di originalità.
Lingua originaleItalian
Stato di pubblicazionePublished - 2012

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TY - CONF

T1 - La caratterizzazione "scientifica" degli edifici per l'infanzia. Asili e scuole a Palermo.

AU - Vinci, Calogero

PY - 2012

Y1 - 2012

N2 - Il dibattito che nella seconda metà dell’Ottocento portò alla definizione della tipologia scolastica risulta di particolare interesse per chi si occupa del costruito storico, basti pensare a come l’illuminazione e la ventilazione naturale, l’ottimizzazione dell’orientamento della fabbrica e la salubrità dei materiali da costruzione divennero gli spunti progettuali attorno ai quali presero forma le nuove tipologie edilizie per l’infanzia. Gli edifici scolastici e gli asili divennero la trasposizione sia dei precetti della pedagogia e della medicina che l’applicazione degli studi di fisici e chimici. Per la completa definizione della tipologia scolastica fu sufficiente mezzo secolo: dalle prime norme specifiche per l’edilizia scolastica emanate in Belgio nel 1852 e in Francia nel 1855, sulle quali venne strutturata la normativa italiana, ai primi studi specifici di Blandot, Planat, Trélat e Cacheux ed in seguito di altri ingegneri ed architetti italiani, fino pervenire alla compiuta definizione tipologica nel primo decennio del XX secolo. In questo periodo dalle prime interessanti realizzazioni in grado di coniugare sperimentalismo e tradizione materico-costruttiva locale si pervenne in molti casi ad una acritica riproposizione di modelli spesso estranei all’eterogeneo ambiente culturale e geografico italiano. Già nel 1914 Luigi Pagliani sottolineava quanto fosse errato esigere per l’architettura degli edifici scolastici un tipo speciale ed uniforme da ripetersi in ogni località; nel momento stesso in cui l’edificio scolastico si consolidò come tipologia, il “tipo” venne fissato nelle norme come “modello”, istigando in molti casi ad una semplice riproposizione di schemi compositivi e conducendo talvolta alla negazione del rapporto tra edificio, ambiente e cultura locale. Il saggio proposto illustra come la realtà siciliana e i progettisti palermitani siano riusciti a coniugare nell’edilizia per l’infanzia istanze e risultanze dedotte dal dibattito europeo con la realtà costruttiva locale, mettendo in evidenza assonanze ed elementi di originalità.

AB - Il dibattito che nella seconda metà dell’Ottocento portò alla definizione della tipologia scolastica risulta di particolare interesse per chi si occupa del costruito storico, basti pensare a come l’illuminazione e la ventilazione naturale, l’ottimizzazione dell’orientamento della fabbrica e la salubrità dei materiali da costruzione divennero gli spunti progettuali attorno ai quali presero forma le nuove tipologie edilizie per l’infanzia. Gli edifici scolastici e gli asili divennero la trasposizione sia dei precetti della pedagogia e della medicina che l’applicazione degli studi di fisici e chimici. Per la completa definizione della tipologia scolastica fu sufficiente mezzo secolo: dalle prime norme specifiche per l’edilizia scolastica emanate in Belgio nel 1852 e in Francia nel 1855, sulle quali venne strutturata la normativa italiana, ai primi studi specifici di Blandot, Planat, Trélat e Cacheux ed in seguito di altri ingegneri ed architetti italiani, fino pervenire alla compiuta definizione tipologica nel primo decennio del XX secolo. In questo periodo dalle prime interessanti realizzazioni in grado di coniugare sperimentalismo e tradizione materico-costruttiva locale si pervenne in molti casi ad una acritica riproposizione di modelli spesso estranei all’eterogeneo ambiente culturale e geografico italiano. Già nel 1914 Luigi Pagliani sottolineava quanto fosse errato esigere per l’architettura degli edifici scolastici un tipo speciale ed uniforme da ripetersi in ogni località; nel momento stesso in cui l’edificio scolastico si consolidò come tipologia, il “tipo” venne fissato nelle norme come “modello”, istigando in molti casi ad una semplice riproposizione di schemi compositivi e conducendo talvolta alla negazione del rapporto tra edificio, ambiente e cultura locale. Il saggio proposto illustra come la realtà siciliana e i progettisti palermitani siano riusciti a coniugare nell’edilizia per l’infanzia istanze e risultanze dedotte dal dibattito europeo con la realtà costruttiva locale, mettendo in evidenza assonanze ed elementi di originalità.

UR - http://hdl.handle.net/10447/127132

M3 - Paper

ER -