In nome del segno. Introduzione alla semiotica della cultura

Miceli S

Risultato della ricerca: Book

Abstract

Studiare l’uomo e la varietà dei suoi comportamenti, tuttavia ogni volta coordinati nella relativa coerenza delle diverse società e culture, non limitandosi (etnocentricamente) a notare somiglianze o a registrare diversità, magari raccontandone aneddoticamente le peculiarità salienti, ma costruendo una strumentazione adeguata a dare finalmente all’antropologia legittimità scientifica, secondo un’accezione di “scientifico” non più retrivamente positivistica: è questo il progetto ambizioso dell’antropologia semiotico-strutturale, seguìto qui, soprattutto, nell’impostazione dei suoi due principali esponenti, Lévi-Strauss e Lotman. È dunque di tale strumentazione che in questo volume si dà particolarmente conto: rivisitando criticamente le basi teoriche della semiotica della cultura, ripercorrendo la vicenda di concetti e nozioni, interrogandosi sulle ragioni storico-sociali che hanno consentito l’emergere di certi problemi e di certi indirizzi di ricerca. Quale esito ha avuto quell’ambizioso progetto? È opportuno riconsiderarlo, magari rimettendo in questione alcuni strumenti utilizzati, rimanipolando nozioni? Concepito in un’ottica interdisciplinare che non rinuncia a inseguire gli interconnessi itinerari che hanno indotto l’antropologia a confrontarsi con questioni originariamente poste in linguistica, in logica e perfino in fisica, biologia e cibernetica, questo volume invita tuttavia il lettore a tener salda la bussola. Il titolo ironico lo mette sull’avviso di quanto la prefazione già esplicitamente dichiara: si tratta di un’introduzione che spesso si fa extraduzione, e non perde di vista le vie d’uscita che è pure opportuno additare. Infine: è utile all’antropologia una teoria semiotica della cultura? Certamente, a condizione di ripensare non poche questioni centrali, compreso il modo stesso di impostare il rapporto tra semiosi e cultura, che va ben oltre quanto lascia intendere il tradizionale punto di vista della comunicazione. Così nell’ultima parte del volume l’autrice esplicita più sistematicamente le proprie posizioni e rivisita a suo modo autori e teorie, facendo dialogicamente incontrare ottiche più o meno distanti ¬¬– Marx e Peirce, per esempio, e ancora Prieto e Bachtin – per ricavare da tutto ciò illuminanti suggestioni per una teoria semiotica più condivisibile e in grado di meglio orientare l’antropologo nel territorio complicato dei comportamenti umani.
Lingua originaleItalian
EditoreSellerio
ISBN (stampa)88-389-2053-2
Stato di pubblicazionePublished - 2005

Cita questo

In nome del segno. Introduzione alla semiotica della cultura. / Miceli S.

Sellerio, 2005.

Risultato della ricerca: Book

@book{0e2b7441eb0c413da499997e503fd436,
title = "In nome del segno. Introduzione alla semiotica della cultura",
abstract = "Studiare l’uomo e la variet{\`a} dei suoi comportamenti, tuttavia ogni volta coordinati nella relativa coerenza delle diverse societ{\`a} e culture, non limitandosi (etnocentricamente) a notare somiglianze o a registrare diversit{\`a}, magari raccontandone aneddoticamente le peculiarit{\`a} salienti, ma costruendo una strumentazione adeguata a dare finalmente all’antropologia legittimit{\`a} scientifica, secondo un’accezione di “scientifico” non pi{\`u} retrivamente positivistica: {\`e} questo il progetto ambizioso dell’antropologia semiotico-strutturale, segu{\`i}to qui, soprattutto, nell’impostazione dei suoi due principali esponenti, L{\'e}vi-Strauss e Lotman. {\`E} dunque di tale strumentazione che in questo volume si d{\`a} particolarmente conto: rivisitando criticamente le basi teoriche della semiotica della cultura, ripercorrendo la vicenda di concetti e nozioni, interrogandosi sulle ragioni storico-sociali che hanno consentito l’emergere di certi problemi e di certi indirizzi di ricerca. Quale esito ha avuto quell’ambizioso progetto? {\`E} opportuno riconsiderarlo, magari rimettendo in questione alcuni strumenti utilizzati, rimanipolando nozioni? Concepito in un’ottica interdisciplinare che non rinuncia a inseguire gli interconnessi itinerari che hanno indotto l’antropologia a confrontarsi con questioni originariamente poste in linguistica, in logica e perfino in fisica, biologia e cibernetica, questo volume invita tuttavia il lettore a tener salda la bussola. Il titolo ironico lo mette sull’avviso di quanto la prefazione gi{\`a} esplicitamente dichiara: si tratta di un’introduzione che spesso si fa extraduzione, e non perde di vista le vie d’uscita che {\`e} pure opportuno additare. Infine: {\`e} utile all’antropologia una teoria semiotica della cultura? Certamente, a condizione di ripensare non poche questioni centrali, compreso il modo stesso di impostare il rapporto tra semiosi e cultura, che va ben oltre quanto lascia intendere il tradizionale punto di vista della comunicazione. Cos{\`i} nell’ultima parte del volume l’autrice esplicita pi{\`u} sistematicamente le proprie posizioni e rivisita a suo modo autori e teorie, facendo dialogicamente incontrare ottiche pi{\`u} o meno distanti ¬¬– Marx e Peirce, per esempio, e ancora Prieto e Bachtin – per ricavare da tutto ci{\`o} illuminanti suggestioni per una teoria semiotica pi{\`u} condivisibile e in grado di meglio orientare l’antropologo nel territorio complicato dei comportamenti umani.",
author = "{Miceli S} and Silvana Miceli",
year = "2005",
language = "Italian",
isbn = "88-389-2053-2",
publisher = "Sellerio",

}

TY - BOOK

T1 - In nome del segno. Introduzione alla semiotica della cultura

AU - Miceli S

AU - Miceli, Silvana

PY - 2005

Y1 - 2005

N2 - Studiare l’uomo e la varietà dei suoi comportamenti, tuttavia ogni volta coordinati nella relativa coerenza delle diverse società e culture, non limitandosi (etnocentricamente) a notare somiglianze o a registrare diversità, magari raccontandone aneddoticamente le peculiarità salienti, ma costruendo una strumentazione adeguata a dare finalmente all’antropologia legittimità scientifica, secondo un’accezione di “scientifico” non più retrivamente positivistica: è questo il progetto ambizioso dell’antropologia semiotico-strutturale, seguìto qui, soprattutto, nell’impostazione dei suoi due principali esponenti, Lévi-Strauss e Lotman. È dunque di tale strumentazione che in questo volume si dà particolarmente conto: rivisitando criticamente le basi teoriche della semiotica della cultura, ripercorrendo la vicenda di concetti e nozioni, interrogandosi sulle ragioni storico-sociali che hanno consentito l’emergere di certi problemi e di certi indirizzi di ricerca. Quale esito ha avuto quell’ambizioso progetto? È opportuno riconsiderarlo, magari rimettendo in questione alcuni strumenti utilizzati, rimanipolando nozioni? Concepito in un’ottica interdisciplinare che non rinuncia a inseguire gli interconnessi itinerari che hanno indotto l’antropologia a confrontarsi con questioni originariamente poste in linguistica, in logica e perfino in fisica, biologia e cibernetica, questo volume invita tuttavia il lettore a tener salda la bussola. Il titolo ironico lo mette sull’avviso di quanto la prefazione già esplicitamente dichiara: si tratta di un’introduzione che spesso si fa extraduzione, e non perde di vista le vie d’uscita che è pure opportuno additare. Infine: è utile all’antropologia una teoria semiotica della cultura? Certamente, a condizione di ripensare non poche questioni centrali, compreso il modo stesso di impostare il rapporto tra semiosi e cultura, che va ben oltre quanto lascia intendere il tradizionale punto di vista della comunicazione. Così nell’ultima parte del volume l’autrice esplicita più sistematicamente le proprie posizioni e rivisita a suo modo autori e teorie, facendo dialogicamente incontrare ottiche più o meno distanti ¬¬– Marx e Peirce, per esempio, e ancora Prieto e Bachtin – per ricavare da tutto ciò illuminanti suggestioni per una teoria semiotica più condivisibile e in grado di meglio orientare l’antropologo nel territorio complicato dei comportamenti umani.

AB - Studiare l’uomo e la varietà dei suoi comportamenti, tuttavia ogni volta coordinati nella relativa coerenza delle diverse società e culture, non limitandosi (etnocentricamente) a notare somiglianze o a registrare diversità, magari raccontandone aneddoticamente le peculiarità salienti, ma costruendo una strumentazione adeguata a dare finalmente all’antropologia legittimità scientifica, secondo un’accezione di “scientifico” non più retrivamente positivistica: è questo il progetto ambizioso dell’antropologia semiotico-strutturale, seguìto qui, soprattutto, nell’impostazione dei suoi due principali esponenti, Lévi-Strauss e Lotman. È dunque di tale strumentazione che in questo volume si dà particolarmente conto: rivisitando criticamente le basi teoriche della semiotica della cultura, ripercorrendo la vicenda di concetti e nozioni, interrogandosi sulle ragioni storico-sociali che hanno consentito l’emergere di certi problemi e di certi indirizzi di ricerca. Quale esito ha avuto quell’ambizioso progetto? È opportuno riconsiderarlo, magari rimettendo in questione alcuni strumenti utilizzati, rimanipolando nozioni? Concepito in un’ottica interdisciplinare che non rinuncia a inseguire gli interconnessi itinerari che hanno indotto l’antropologia a confrontarsi con questioni originariamente poste in linguistica, in logica e perfino in fisica, biologia e cibernetica, questo volume invita tuttavia il lettore a tener salda la bussola. Il titolo ironico lo mette sull’avviso di quanto la prefazione già esplicitamente dichiara: si tratta di un’introduzione che spesso si fa extraduzione, e non perde di vista le vie d’uscita che è pure opportuno additare. Infine: è utile all’antropologia una teoria semiotica della cultura? Certamente, a condizione di ripensare non poche questioni centrali, compreso il modo stesso di impostare il rapporto tra semiosi e cultura, che va ben oltre quanto lascia intendere il tradizionale punto di vista della comunicazione. Così nell’ultima parte del volume l’autrice esplicita più sistematicamente le proprie posizioni e rivisita a suo modo autori e teorie, facendo dialogicamente incontrare ottiche più o meno distanti ¬¬– Marx e Peirce, per esempio, e ancora Prieto e Bachtin – per ricavare da tutto ciò illuminanti suggestioni per una teoria semiotica più condivisibile e in grado di meglio orientare l’antropologo nel territorio complicato dei comportamenti umani.

UR - http://hdl.handle.net/10447/2290

M3 - Book

SN - 88-389-2053-2

BT - In nome del segno. Introduzione alla semiotica della cultura

PB - Sellerio

ER -