IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO NELLA FASE PRECOCE DELLA SPALLA CONGELATA

Giulia Letizia Mauro, Dalila Scaturro, Giuseppe D'Angelo, Giuseppe Falletta, Lorenza Lauricella, Luigi Giuseppe Tumminelli, Salvatore Friscia

Risultato della ricerca: Other

Abstract

Il termine “frozen shoulder” fu introdotto per la prima volta da Codman nel 1934 per descrivere pazienti con una gravelimitazione funzionale di spalla accompagnata da dolore ed esami di imaging negativi. Nevasier nel 1964 definì questacondizione come “capsulite adesiva”, in base all’evidenza artrografica, che suggeriva la presenza di “aderenze” dellacapsula dell’articolazione gleno-omerale che limitavano il volume dello spazio articolare. La stadiazione anatomopatologicaprevede: I grado con sinovite iperemica della volta capsulare; II grado con sinovite iperemica diffusa edevoluzione in fibrosi caspulare; III grado con fibrosi diffusa in tutto l’ambito articolare e riduzione del volume capsulareglobale. I pazienti presentano una limitazione algica nella mobilità attiva e passiva fino ad una perdita globaledell’articolazione gleno-omerale su tutti i piani. Insorge principalmente in soggetti fra 40-60 anni con una maggioreincidenza nelle donne. L’esordio spesso si associa ad un’immobilizzazione, ad un trauma lieve o ad un intervento chirurgicoe può essere associata a patologie sistemiche quali diabete, ipertiroidismo e artrite reumatoide. Il trattamento èessenzialmente conservativo: terapia farmacologica, terapia infiltrativa associata ad un progetto-programma riabilitativo.L’intervento chirurgico va riservato ai casi resistenti all’approccio incruento. Lo scopo dello studio è valutare l’efficacia masoprattutto la riduzione dei tempi di recupero clinico-funzionale di un protocollo riabilitativo che associa Esercizioterapeutico, Laser-CO2 e Mobilizzazione Passiva Continua (MPC) versus Esercizio terapeutico e Laser-CO2.
Lingua originaleItalian
Pagine166-166
Numero di pagine1
Stato di pubblicazionePublished - 2017

Cita questo

Letizia Mauro, G., Scaturro, D., D'Angelo, G., Falletta, G., Lauricella, L., Tumminelli, L. G., & Friscia, S. (2017). IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO NELLA FASE PRECOCE DELLA SPALLA CONGELATA. 166-166.

IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO NELLA FASE PRECOCE DELLA SPALLA CONGELATA. / Letizia Mauro, Giulia; Scaturro, Dalila; D'Angelo, Giuseppe; Falletta, Giuseppe; Lauricella, Lorenza; Tumminelli, Luigi Giuseppe; Friscia, Salvatore.

2017. 166-166.

Risultato della ricerca: Other

Letizia Mauro, G, Scaturro, D, D'Angelo, G, Falletta, G, Lauricella, L, Tumminelli, LG & Friscia, S 2017, 'IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO NELLA FASE PRECOCE DELLA SPALLA CONGELATA', pagg. 166-166.
Letizia Mauro G, Scaturro D, D'Angelo G, Falletta G, Lauricella L, Tumminelli LG e altri. IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO NELLA FASE PRECOCE DELLA SPALLA CONGELATA. 2017.
Letizia Mauro, Giulia ; Scaturro, Dalila ; D'Angelo, Giuseppe ; Falletta, Giuseppe ; Lauricella, Lorenza ; Tumminelli, Luigi Giuseppe ; Friscia, Salvatore. / IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO NELLA FASE PRECOCE DELLA SPALLA CONGELATA. 1 pag.
@conference{b931781cf5574dc6a86a80662ccd2504,
title = "IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO NELLA FASE PRECOCE DELLA SPALLA CONGELATA",
abstract = "Il termine “frozen shoulder” fu introdotto per la prima volta da Codman nel 1934 per descrivere pazienti con una gravelimitazione funzionale di spalla accompagnata da dolore ed esami di imaging negativi. Nevasier nel 1964 defin{\`i} questacondizione come “capsulite adesiva”, in base all’evidenza artrografica, che suggeriva la presenza di “aderenze” dellacapsula dell’articolazione gleno-omerale che limitavano il volume dello spazio articolare. La stadiazione anatomopatologicaprevede: I grado con sinovite iperemica della volta capsulare; II grado con sinovite iperemica diffusa edevoluzione in fibrosi caspulare; III grado con fibrosi diffusa in tutto l’ambito articolare e riduzione del volume capsulareglobale. I pazienti presentano una limitazione algica nella mobilit{\`a} attiva e passiva fino ad una perdita globaledell’articolazione gleno-omerale su tutti i piani. Insorge principalmente in soggetti fra 40-60 anni con una maggioreincidenza nelle donne. L’esordio spesso si associa ad un’immobilizzazione, ad un trauma lieve o ad un intervento chirurgicoe pu{\`o} essere associata a patologie sistemiche quali diabete, ipertiroidismo e artrite reumatoide. Il trattamento {\`e}essenzialmente conservativo: terapia farmacologica, terapia infiltrativa associata ad un progetto-programma riabilitativo.L’intervento chirurgico va riservato ai casi resistenti all’approccio incruento. Lo scopo dello studio {\`e} valutare l’efficacia masoprattutto la riduzione dei tempi di recupero clinico-funzionale di un protocollo riabilitativo che associa Esercizioterapeutico, Laser-CO2 e Mobilizzazione Passiva Continua (MPC) versus Esercizio terapeutico e Laser-CO2.",
author = "{Letizia Mauro}, Giulia and Dalila Scaturro and Giuseppe D'Angelo and Giuseppe Falletta and Lorenza Lauricella and Tumminelli, {Luigi Giuseppe} and Salvatore Friscia",
year = "2017",
language = "Italian",
pages = "166--166",

}

TY - CONF

T1 - IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO NELLA FASE PRECOCE DELLA SPALLA CONGELATA

AU - Letizia Mauro, Giulia

AU - Scaturro, Dalila

AU - D'Angelo, Giuseppe

AU - Falletta, Giuseppe

AU - Lauricella, Lorenza

AU - Tumminelli, Luigi Giuseppe

AU - Friscia, Salvatore

PY - 2017

Y1 - 2017

N2 - Il termine “frozen shoulder” fu introdotto per la prima volta da Codman nel 1934 per descrivere pazienti con una gravelimitazione funzionale di spalla accompagnata da dolore ed esami di imaging negativi. Nevasier nel 1964 definì questacondizione come “capsulite adesiva”, in base all’evidenza artrografica, che suggeriva la presenza di “aderenze” dellacapsula dell’articolazione gleno-omerale che limitavano il volume dello spazio articolare. La stadiazione anatomopatologicaprevede: I grado con sinovite iperemica della volta capsulare; II grado con sinovite iperemica diffusa edevoluzione in fibrosi caspulare; III grado con fibrosi diffusa in tutto l’ambito articolare e riduzione del volume capsulareglobale. I pazienti presentano una limitazione algica nella mobilità attiva e passiva fino ad una perdita globaledell’articolazione gleno-omerale su tutti i piani. Insorge principalmente in soggetti fra 40-60 anni con una maggioreincidenza nelle donne. L’esordio spesso si associa ad un’immobilizzazione, ad un trauma lieve o ad un intervento chirurgicoe può essere associata a patologie sistemiche quali diabete, ipertiroidismo e artrite reumatoide. Il trattamento èessenzialmente conservativo: terapia farmacologica, terapia infiltrativa associata ad un progetto-programma riabilitativo.L’intervento chirurgico va riservato ai casi resistenti all’approccio incruento. Lo scopo dello studio è valutare l’efficacia masoprattutto la riduzione dei tempi di recupero clinico-funzionale di un protocollo riabilitativo che associa Esercizioterapeutico, Laser-CO2 e Mobilizzazione Passiva Continua (MPC) versus Esercizio terapeutico e Laser-CO2.

AB - Il termine “frozen shoulder” fu introdotto per la prima volta da Codman nel 1934 per descrivere pazienti con una gravelimitazione funzionale di spalla accompagnata da dolore ed esami di imaging negativi. Nevasier nel 1964 definì questacondizione come “capsulite adesiva”, in base all’evidenza artrografica, che suggeriva la presenza di “aderenze” dellacapsula dell’articolazione gleno-omerale che limitavano il volume dello spazio articolare. La stadiazione anatomopatologicaprevede: I grado con sinovite iperemica della volta capsulare; II grado con sinovite iperemica diffusa edevoluzione in fibrosi caspulare; III grado con fibrosi diffusa in tutto l’ambito articolare e riduzione del volume capsulareglobale. I pazienti presentano una limitazione algica nella mobilità attiva e passiva fino ad una perdita globaledell’articolazione gleno-omerale su tutti i piani. Insorge principalmente in soggetti fra 40-60 anni con una maggioreincidenza nelle donne. L’esordio spesso si associa ad un’immobilizzazione, ad un trauma lieve o ad un intervento chirurgicoe può essere associata a patologie sistemiche quali diabete, ipertiroidismo e artrite reumatoide. Il trattamento èessenzialmente conservativo: terapia farmacologica, terapia infiltrativa associata ad un progetto-programma riabilitativo.L’intervento chirurgico va riservato ai casi resistenti all’approccio incruento. Lo scopo dello studio è valutare l’efficacia masoprattutto la riduzione dei tempi di recupero clinico-funzionale di un protocollo riabilitativo che associa Esercizioterapeutico, Laser-CO2 e Mobilizzazione Passiva Continua (MPC) versus Esercizio terapeutico e Laser-CO2.

UR - http://hdl.handle.net/10447/244194

M3 - Other

SP - 166

EP - 166

ER -