Il Teatro romano di Augusta Bagiennorum. Dallo studio dei resti all’ipotesi ricostruttiva del progetto

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Abstract

Il Piemonte romano ha conservato i segni manifesti della grandiosità del programmaedilizio avviato dall’impero di Augusto in numerose città di nuovafondazione. La mole del progetto di un teatro e di un anfiteatro ha richiestol’impiego di materiale, tecnologia e risorse artistiche, nel cantiere antico, inquantità tali da conservarne nei secoli le testimonianze più eclatanti. E hainciso a tal punto sul disegno delle città che, nonostante la spoliazione deimarmi decorativi e dei materiali da costruzione, se ne riconoscono talvolta itratti nelle stratificazioni delle epoche successive.Giuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta avviarono gli scavi nella piana della Roncaglia,frazione poco lontana dal centro della città di Bene Vagienna, a partire dal1892 e portarono alla luce i resti di Augusta Bagiennorum, ponendo fine alle controversiesull’esatta ubicazione della città romana e della cui esistenza si eranoformulate ipotesi fin dalla metà del Settecento. Nel 1894 individuarono i resti delteatro che Vacchetta immaginò e disegnò con la stessa enfasi con cui la culturaottocentesca ritraeva la romanità classica.Gli scavi e i restauri ripresi a partire dagli anni cinquanta del Novecento dalla Soprintendenzaalle Antichità del Piemonte mirarono a consolidare le sostruzionidella cavea e a riqualificare l’edificio scenico con un moderno palcoscenico ligneoe l’installazione di finti portali in cemento a imitazione di quelli in marmo lunense,oggi conservati nel locale museo archeologico insieme ai frammenti della decorazionearchitettonica scolpita nelle pietre tra le più belle e pregiate dell’Antichità .In anni recenti, le nuove indagini della Soprintendenza e la collaborazione iniziatacon l’allora funzionario responsabile dell’area archeologica Maria Cristina Preaccohanno fornito interessanti risultati sulla provenienza dei materiali che, unitamenteai recenti studi multidisciplinari sulle scaenae frontes dei teatri romani, hanno incoraggiatol’elaborazione di una ipotesi ricostruttiva della scena prima e dell’interoedificio poi. Questo volume vuole dare continuità a un progetto di Maria Cristina,dedicato alla restituzione dei singoli monumenti che verosimilmente qualificaronoAugusta Bagiennorum.Ci si è avvalsi delle tecniche grafiche proprie della progettazione architettonicanell’intento di ricostruire, più che l’edificio, il processo ideativo, nel rispetto dellefonti e della realtà archeologica, consapevoli che gli strumenti tradizionali dellarappresentazione architettonica per alcuni versi sembrano avere esaurito la lorofunzione comunicativa.
Lingua originaleItalian
EditoreAll’Insegna del Giglio
Numero di pagine162
ISBN (stampa)978-88-7814-690-7
Stato di pubblicazionePublished - 2016

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