Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria

Risultato della ricerca: Book

Abstract

Nel mondo del diritto, il silenzio, in quanto tale, è un fatto di per sé irrilevante (silenzio-fatto), destinato ad acquisire importanza solo ove riceva una specifica qualificazione da una norma espressa o sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, alla luce dei principi generali dell’ordinamento giuridico. La crescente attenzione rivolta dal legislatore e dalla giurisprudenza verso le tematiche relative all’inerzia dei pubblici uffici e alle sue conseguenze sulla sfera giuridica ed economica dei privati, nonché ai possibili rimedi procedimentali e processuali, costituisce un segnale rilevante del potenziamento dei diritti del cittadino, proiettando i rapporti tra amministrazione e amministrati verso modelli tendenzialmente paritari, non esclusivamente autoritari e gerarchici, in conformità ai principi di legalità, democrazia, responsabilità, efficienza, economicità, pubblicità, trasparenza, buon andamento e imparzialità. Lo Stato di diritto non può tollerare comportamenti ingiustificatamente omissivi da parte della pubblica amministrazione, tali da indebolire la certezza dei rapporti giuridici con i cittadini, relegandoli ad una dimensione kafkiana in cui regnano insicurezza, incomprensione e assenza di dialogo. Il dovere dell’Amministrazione finanziaria di rispondere motivatamente alle richieste avanzate dal contribuente, è da considerarsi espressione dei principi di collaborazione, buona fede e affidamento nei rapporti col contribuente, desumibili dai principi di eguaglianza, capacità contributiva, buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, di cui le norme dello Statuto dei diritti del contribuente costituiscono diretta attuazione. La negazione del dialogo conculca il diritto di partecipazione del privato al procedimento, nonché il suo diritto al contraddittorio, espressione del diritto inviolabile di difesa e strumento indefettibile per garantire un’efficiente esercizio della potestà impositiva, anche alla luce dei principi dettati in ambito internazionale e dell’Unione europea. In materia tributaria, a differenza di quella amministrativa, il legislatore non ha esteso, in via generale, la qualificazione in senso provvedimentale del silenzio dell’amministrazione finanziaria. La formula del “silenzio-assenso”, in particolare, è stata riservata a pochi casi, il più rilevante dei quali è previsto dalla disciplina dell’interpello ordinario. Negli altri casi la legge tace. Soltanto sul piano dell’efficacia è possibile desumere che il silenzio dell’ufficio equivale ad un diniego della pretesa formulata nell’istanza, in quanto la stessa non può essere soddisfatta autonomamente, in assenza di un suo espresso intervento, come si verifica nei casi di richiesta di un rimborso o di annullamento dell’atto impositivo in via di autotutela. Le ipotesi in cui il silenzio dell’ufficio dinanzi ad un’istanza formulata dal contribuente svolge rilevanti effetti in materia tributaria, sono molteplici: dall’accertamento con adesione all’applicazione delle disposizioni di condono, dalla domanda di definizione agevola dei rapporti tributari alla richiesta di agevolazioni e così via. Ogni istituto presenta peculiarità proprie e gli effetti dell’inattività dell’ufficio sono fortemente influenzati dalla disciplina di riferimento. L’oggetto della monografia è circoscritto a talune delle ipotesi più rilevanti di inerzia dell’Amministrazione finanziaria che segue ad un’espressa istanza avanzata dal contribuente. L’indagine riguarda le ipotesi di comportamento omissivo, rispettivamente a seguito della proposizione dell’istanza di interpello, della richiesta di rimborso e dell’istanza di autotutela. Dinanzi ad un’istanza “ammissibile” (sulla base del rispetto delle modalità e dei tempi eventualmente previsti d
Lingua originaleItalian
EditoreGiappichelli
Numero di pagine330
Volume31
ISBN (stampa)978-88-3483775-7
Stato di pubblicazionePublished - 2012

Serie di pubblicazioni

NomeCollana “Studi di diritto tributario”

Cita questo

La Scala, A. E. (2012). Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria. (Collana “Studi di diritto tributario”). Giappichelli.

Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria. / La Scala, Agostino Ennio.

Giappichelli, 2012. 330 pag. (Collana “Studi di diritto tributario”).

Risultato della ricerca: Book

La Scala, AE 2012, Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria. Collana “Studi di diritto tributario”, vol. 31, Giappichelli.
La Scala AE. Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria. Giappichelli, 2012. 330 pag. (Collana “Studi di diritto tributario”).
La Scala, Agostino Ennio. / Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria. Giappichelli, 2012. 330 pag. (Collana “Studi di diritto tributario”).
@book{a1459be749ec4748b35a5b40be1327b1,
title = "Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria",
abstract = "Nel mondo del diritto, il silenzio, in quanto tale, {\`e} un fatto di per s{\'e} irrilevante (silenzio-fatto), destinato ad acquisire importanza solo ove riceva una specifica qualificazione da una norma espressa o sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, alla luce dei principi generali dell’ordinamento giuridico. La crescente attenzione rivolta dal legislatore e dalla giurisprudenza verso le tematiche relative all’inerzia dei pubblici uffici e alle sue conseguenze sulla sfera giuridica ed economica dei privati, nonch{\'e} ai possibili rimedi procedimentali e processuali, costituisce un segnale rilevante del potenziamento dei diritti del cittadino, proiettando i rapporti tra amministrazione e amministrati verso modelli tendenzialmente paritari, non esclusivamente autoritari e gerarchici, in conformit{\`a} ai principi di legalit{\`a}, democrazia, responsabilit{\`a}, efficienza, economicit{\`a}, pubblicit{\`a}, trasparenza, buon andamento e imparzialit{\`a}. Lo Stato di diritto non pu{\`o} tollerare comportamenti ingiustificatamente omissivi da parte della pubblica amministrazione, tali da indebolire la certezza dei rapporti giuridici con i cittadini, relegandoli ad una dimensione kafkiana in cui regnano insicurezza, incomprensione e assenza di dialogo. Il dovere dell’Amministrazione finanziaria di rispondere motivatamente alle richieste avanzate dal contribuente, {\`e} da considerarsi espressione dei principi di collaborazione, buona fede e affidamento nei rapporti col contribuente, desumibili dai principi di eguaglianza, capacit{\`a} contributiva, buon andamento e imparzialit{\`a} della pubblica amministrazione, di cui le norme dello Statuto dei diritti del contribuente costituiscono diretta attuazione. La negazione del dialogo conculca il diritto di partecipazione del privato al procedimento, nonch{\'e} il suo diritto al contraddittorio, espressione del diritto inviolabile di difesa e strumento indefettibile per garantire un’efficiente esercizio della potest{\`a} impositiva, anche alla luce dei principi dettati in ambito internazionale e dell’Unione europea. In materia tributaria, a differenza di quella amministrativa, il legislatore non ha esteso, in via generale, la qualificazione in senso provvedimentale del silenzio dell’amministrazione finanziaria. La formula del “silenzio-assenso”, in particolare, {\`e} stata riservata a pochi casi, il pi{\`u} rilevante dei quali {\`e} previsto dalla disciplina dell’interpello ordinario. Negli altri casi la legge tace. Soltanto sul piano dell’efficacia {\`e} possibile desumere che il silenzio dell’ufficio equivale ad un diniego della pretesa formulata nell’istanza, in quanto la stessa non pu{\`o} essere soddisfatta autonomamente, in assenza di un suo espresso intervento, come si verifica nei casi di richiesta di un rimborso o di annullamento dell’atto impositivo in via di autotutela. Le ipotesi in cui il silenzio dell’ufficio dinanzi ad un’istanza formulata dal contribuente svolge rilevanti effetti in materia tributaria, sono molteplici: dall’accertamento con adesione all’applicazione delle disposizioni di condono, dalla domanda di definizione agevola dei rapporti tributari alla richiesta di agevolazioni e cos{\`i} via. Ogni istituto presenta peculiarit{\`a} proprie e gli effetti dell’inattivit{\`a} dell’ufficio sono fortemente influenzati dalla disciplina di riferimento. L’oggetto della monografia {\`e} circoscritto a talune delle ipotesi pi{\`u} rilevanti di inerzia dell’Amministrazione finanziaria che segue ad un’espressa istanza avanzata dal contribuente. L’indagine riguarda le ipotesi di comportamento omissivo, rispettivamente a seguito della proposizione dell’istanza di interpello, della richiesta di rimborso e dell’istanza di autotutela. Dinanzi ad un’istanza “ammissibile” (sulla base del rispetto delle modalit{\`a} e dei tempi eventualmente previsti d",
keywords = "Silenzio dell'Amministrazione finanziaria",
author = "{La Scala}, {Agostino Ennio}",
year = "2012",
language = "Italian",
isbn = "978-88-3483775-7",
volume = "31",
series = "Collana “Studi di diritto tributario”",
publisher = "Giappichelli",

}

TY - BOOK

T1 - Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria

AU - La Scala, Agostino Ennio

PY - 2012

Y1 - 2012

N2 - Nel mondo del diritto, il silenzio, in quanto tale, è un fatto di per sé irrilevante (silenzio-fatto), destinato ad acquisire importanza solo ove riceva una specifica qualificazione da una norma espressa o sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, alla luce dei principi generali dell’ordinamento giuridico. La crescente attenzione rivolta dal legislatore e dalla giurisprudenza verso le tematiche relative all’inerzia dei pubblici uffici e alle sue conseguenze sulla sfera giuridica ed economica dei privati, nonché ai possibili rimedi procedimentali e processuali, costituisce un segnale rilevante del potenziamento dei diritti del cittadino, proiettando i rapporti tra amministrazione e amministrati verso modelli tendenzialmente paritari, non esclusivamente autoritari e gerarchici, in conformità ai principi di legalità, democrazia, responsabilità, efficienza, economicità, pubblicità, trasparenza, buon andamento e imparzialità. Lo Stato di diritto non può tollerare comportamenti ingiustificatamente omissivi da parte della pubblica amministrazione, tali da indebolire la certezza dei rapporti giuridici con i cittadini, relegandoli ad una dimensione kafkiana in cui regnano insicurezza, incomprensione e assenza di dialogo. Il dovere dell’Amministrazione finanziaria di rispondere motivatamente alle richieste avanzate dal contribuente, è da considerarsi espressione dei principi di collaborazione, buona fede e affidamento nei rapporti col contribuente, desumibili dai principi di eguaglianza, capacità contributiva, buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, di cui le norme dello Statuto dei diritti del contribuente costituiscono diretta attuazione. La negazione del dialogo conculca il diritto di partecipazione del privato al procedimento, nonché il suo diritto al contraddittorio, espressione del diritto inviolabile di difesa e strumento indefettibile per garantire un’efficiente esercizio della potestà impositiva, anche alla luce dei principi dettati in ambito internazionale e dell’Unione europea. In materia tributaria, a differenza di quella amministrativa, il legislatore non ha esteso, in via generale, la qualificazione in senso provvedimentale del silenzio dell’amministrazione finanziaria. La formula del “silenzio-assenso”, in particolare, è stata riservata a pochi casi, il più rilevante dei quali è previsto dalla disciplina dell’interpello ordinario. Negli altri casi la legge tace. Soltanto sul piano dell’efficacia è possibile desumere che il silenzio dell’ufficio equivale ad un diniego della pretesa formulata nell’istanza, in quanto la stessa non può essere soddisfatta autonomamente, in assenza di un suo espresso intervento, come si verifica nei casi di richiesta di un rimborso o di annullamento dell’atto impositivo in via di autotutela. Le ipotesi in cui il silenzio dell’ufficio dinanzi ad un’istanza formulata dal contribuente svolge rilevanti effetti in materia tributaria, sono molteplici: dall’accertamento con adesione all’applicazione delle disposizioni di condono, dalla domanda di definizione agevola dei rapporti tributari alla richiesta di agevolazioni e così via. Ogni istituto presenta peculiarità proprie e gli effetti dell’inattività dell’ufficio sono fortemente influenzati dalla disciplina di riferimento. L’oggetto della monografia è circoscritto a talune delle ipotesi più rilevanti di inerzia dell’Amministrazione finanziaria che segue ad un’espressa istanza avanzata dal contribuente. L’indagine riguarda le ipotesi di comportamento omissivo, rispettivamente a seguito della proposizione dell’istanza di interpello, della richiesta di rimborso e dell’istanza di autotutela. Dinanzi ad un’istanza “ammissibile” (sulla base del rispetto delle modalità e dei tempi eventualmente previsti d

AB - Nel mondo del diritto, il silenzio, in quanto tale, è un fatto di per sé irrilevante (silenzio-fatto), destinato ad acquisire importanza solo ove riceva una specifica qualificazione da una norma espressa o sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, alla luce dei principi generali dell’ordinamento giuridico. La crescente attenzione rivolta dal legislatore e dalla giurisprudenza verso le tematiche relative all’inerzia dei pubblici uffici e alle sue conseguenze sulla sfera giuridica ed economica dei privati, nonché ai possibili rimedi procedimentali e processuali, costituisce un segnale rilevante del potenziamento dei diritti del cittadino, proiettando i rapporti tra amministrazione e amministrati verso modelli tendenzialmente paritari, non esclusivamente autoritari e gerarchici, in conformità ai principi di legalità, democrazia, responsabilità, efficienza, economicità, pubblicità, trasparenza, buon andamento e imparzialità. Lo Stato di diritto non può tollerare comportamenti ingiustificatamente omissivi da parte della pubblica amministrazione, tali da indebolire la certezza dei rapporti giuridici con i cittadini, relegandoli ad una dimensione kafkiana in cui regnano insicurezza, incomprensione e assenza di dialogo. Il dovere dell’Amministrazione finanziaria di rispondere motivatamente alle richieste avanzate dal contribuente, è da considerarsi espressione dei principi di collaborazione, buona fede e affidamento nei rapporti col contribuente, desumibili dai principi di eguaglianza, capacità contributiva, buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, di cui le norme dello Statuto dei diritti del contribuente costituiscono diretta attuazione. La negazione del dialogo conculca il diritto di partecipazione del privato al procedimento, nonché il suo diritto al contraddittorio, espressione del diritto inviolabile di difesa e strumento indefettibile per garantire un’efficiente esercizio della potestà impositiva, anche alla luce dei principi dettati in ambito internazionale e dell’Unione europea. In materia tributaria, a differenza di quella amministrativa, il legislatore non ha esteso, in via generale, la qualificazione in senso provvedimentale del silenzio dell’amministrazione finanziaria. La formula del “silenzio-assenso”, in particolare, è stata riservata a pochi casi, il più rilevante dei quali è previsto dalla disciplina dell’interpello ordinario. Negli altri casi la legge tace. Soltanto sul piano dell’efficacia è possibile desumere che il silenzio dell’ufficio equivale ad un diniego della pretesa formulata nell’istanza, in quanto la stessa non può essere soddisfatta autonomamente, in assenza di un suo espresso intervento, come si verifica nei casi di richiesta di un rimborso o di annullamento dell’atto impositivo in via di autotutela. Le ipotesi in cui il silenzio dell’ufficio dinanzi ad un’istanza formulata dal contribuente svolge rilevanti effetti in materia tributaria, sono molteplici: dall’accertamento con adesione all’applicazione delle disposizioni di condono, dalla domanda di definizione agevola dei rapporti tributari alla richiesta di agevolazioni e così via. Ogni istituto presenta peculiarità proprie e gli effetti dell’inattività dell’ufficio sono fortemente influenzati dalla disciplina di riferimento. L’oggetto della monografia è circoscritto a talune delle ipotesi più rilevanti di inerzia dell’Amministrazione finanziaria che segue ad un’espressa istanza avanzata dal contribuente. L’indagine riguarda le ipotesi di comportamento omissivo, rispettivamente a seguito della proposizione dell’istanza di interpello, della richiesta di rimborso e dell’istanza di autotutela. Dinanzi ad un’istanza “ammissibile” (sulla base del rispetto delle modalità e dei tempi eventualmente previsti d

KW - Silenzio dell'Amministrazione finanziaria

UR - http://hdl.handle.net/10447/81943

M3 - Book

SN - 978-88-3483775-7

VL - 31

T3 - Collana “Studi di diritto tributario”

BT - Il silenzio dell’Amministrazione finanziaria

PB - Giappichelli

ER -