Abstract

La capacità di riconoscere le emozioni facciali fa parte del più ampio dominio relativo alla cognizione sociale. Nel disturbo schizofrenico è presente un deficit dell’esperienza emotiva e dell’espressione appropriata delle emozioni. Numerosi studi hanno riscontrato in questi soggetti deficit a carico della capacità di riconoscimento delle emozioni facciali nonché della modulazione emotiva della voce. L’obiettivo dello studio è stato quello di indagare la presenza di un deficit a carico del riconoscimento delle emozioni facciali nei soggetti con esordio psicotico, posti a confronto con un gruppo di controlli sani. In particolare, si ipotizza nei pazienti una relazione tra il deficit di riconoscimento delle emozioni facciali ed un adattamento sociale premorboso compromesso. Nelle nostre analisi ci siamo posti almeno tre obiettivi: valutare l’adattamento sociale premorboso in pazienti e controlli; valutare le capacità di riconoscimento delle emozioni facciali in pazienti e controlli; osservare il ruolo dell’adattamento sociale premorboso nelle capacità attuali di riconoscimento delle emozioni facciali nei pazienti all’esordio psicotico rispetto ai controlli. Il campione preliminare è formato da 159 palermitani, 59 casi e 100 controlli, confrontabili in base al genere ed all’età, (mediamente 30 anni).Tutti i soggetti sono stati intervistati servendosi di un’ampia batteria testologica, somministrata in modo omogeneo nei diversi centri dello studio EU-GEI, indagante in modo completo i più riconosciuti fattori ambientali e genetici che giocano un ruolo nell’ambito della schizofrenia. Ai fini delle presenti ipotesi di ricerca sono state selezionate le risposte fornite al Degraded Facial Affect Recognition Task (DFAR) (van’t Wout, Aleman, Kessels, Laroi, & Kahn, 2004), impiegato per valutare la capacità di riconoscimento delle emozioni facciali ed alla Premorbid Adjustment Scale (PAS) (Cannon-Spoor, Potkin, & Wyatt, 1982) una delle scale di valutazione retrospettiva più utilizzate per indagare il livello di adattamento premorboso in cinque aree fondamentali. In tutti i modelli proposti, l’appartenenza al gruppo dei pazienti risulta spiegare la maggior parte della varianza nel numero di errori commessi al riconoscimento delle emozioni facciali. Ciò significa che, indipendentemente dal livello di compromissione sociale, i pazienti tendono a fare significativamente più errori dei controlli. Tuttavia, l’interazione con i pari nella prima adolescenza mostra di avere un’influenza negativa sul deficit di riconoscimento delle emozioni. Ciò significa che sia l’essere un paziente che l’avere avuto un maggior livello di compromissione sociale con i pari nella prima adolescenza, influenza negativamente la capacità di riconoscere le emozioni facciali, con una buona probabilità che quest’ultimo effetto sia maggiore nei pazienti rispetto ai controlli. I risultati esposti, seppur preliminari, sembrano supportare l’ipotesi di un probabile ruolo giocato dall’adattamento sociale premorboso, evidenziabile a 16 anni nel rapporto con i pari, nelle capacità attuali di riconoscimento delle emozioni facciali.L’idea immediatamente suggerita dal lavoro è quindi quella di utilizzare programmi di alfabetizzazione emotiva nella cura e riabilitazione del paziente per una presa in carico del suo disagio relazionale e supportare i programmi di educazione affettiva nel periodo scolastico, per consentire al bambino di imparare a riconoscere ciò che prova e ciò che potrebbero provare gli altri. In particolare si potrebbero avviare dei programmi che mirino allo sviluppo delle ca
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteALLE ORIGINI DELLA PSICOSI
Pagine102-112
Numero di pagine11
Stato di pubblicazionePublished - 2017

Cita questo

Il riconoscimento delle emozioni facciali all’esordio psicotico. / La Barbera, Daniele; Seminerio, Fabio; Ferraro, Laura.

ALLE ORIGINI DELLA PSICOSI. 2017. pag. 102-112.

Risultato della ricerca: Chapter

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T1 - Il riconoscimento delle emozioni facciali all’esordio psicotico.

AU - La Barbera, Daniele

AU - Seminerio, Fabio

AU - Ferraro, Laura

PY - 2017

Y1 - 2017

N2 - La capacità di riconoscere le emozioni facciali fa parte del più ampio dominio relativo alla cognizione sociale. Nel disturbo schizofrenico è presente un deficit dell’esperienza emotiva e dell’espressione appropriata delle emozioni. Numerosi studi hanno riscontrato in questi soggetti deficit a carico della capacità di riconoscimento delle emozioni facciali nonché della modulazione emotiva della voce. L’obiettivo dello studio è stato quello di indagare la presenza di un deficit a carico del riconoscimento delle emozioni facciali nei soggetti con esordio psicotico, posti a confronto con un gruppo di controlli sani. In particolare, si ipotizza nei pazienti una relazione tra il deficit di riconoscimento delle emozioni facciali ed un adattamento sociale premorboso compromesso. Nelle nostre analisi ci siamo posti almeno tre obiettivi: valutare l’adattamento sociale premorboso in pazienti e controlli; valutare le capacità di riconoscimento delle emozioni facciali in pazienti e controlli; osservare il ruolo dell’adattamento sociale premorboso nelle capacità attuali di riconoscimento delle emozioni facciali nei pazienti all’esordio psicotico rispetto ai controlli. Il campione preliminare è formato da 159 palermitani, 59 casi e 100 controlli, confrontabili in base al genere ed all’età, (mediamente 30 anni).Tutti i soggetti sono stati intervistati servendosi di un’ampia batteria testologica, somministrata in modo omogeneo nei diversi centri dello studio EU-GEI, indagante in modo completo i più riconosciuti fattori ambientali e genetici che giocano un ruolo nell’ambito della schizofrenia. Ai fini delle presenti ipotesi di ricerca sono state selezionate le risposte fornite al Degraded Facial Affect Recognition Task (DFAR) (van’t Wout, Aleman, Kessels, Laroi, & Kahn, 2004), impiegato per valutare la capacità di riconoscimento delle emozioni facciali ed alla Premorbid Adjustment Scale (PAS) (Cannon-Spoor, Potkin, & Wyatt, 1982) una delle scale di valutazione retrospettiva più utilizzate per indagare il livello di adattamento premorboso in cinque aree fondamentali. In tutti i modelli proposti, l’appartenenza al gruppo dei pazienti risulta spiegare la maggior parte della varianza nel numero di errori commessi al riconoscimento delle emozioni facciali. Ciò significa che, indipendentemente dal livello di compromissione sociale, i pazienti tendono a fare significativamente più errori dei controlli. Tuttavia, l’interazione con i pari nella prima adolescenza mostra di avere un’influenza negativa sul deficit di riconoscimento delle emozioni. Ciò significa che sia l’essere un paziente che l’avere avuto un maggior livello di compromissione sociale con i pari nella prima adolescenza, influenza negativamente la capacità di riconoscere le emozioni facciali, con una buona probabilità che quest’ultimo effetto sia maggiore nei pazienti rispetto ai controlli. I risultati esposti, seppur preliminari, sembrano supportare l’ipotesi di un probabile ruolo giocato dall’adattamento sociale premorboso, evidenziabile a 16 anni nel rapporto con i pari, nelle capacità attuali di riconoscimento delle emozioni facciali.L’idea immediatamente suggerita dal lavoro è quindi quella di utilizzare programmi di alfabetizzazione emotiva nella cura e riabilitazione del paziente per una presa in carico del suo disagio relazionale e supportare i programmi di educazione affettiva nel periodo scolastico, per consentire al bambino di imparare a riconoscere ciò che prova e ciò che potrebbero provare gli altri. In particolare si potrebbero avviare dei programmi che mirino allo sviluppo delle ca

AB - La capacità di riconoscere le emozioni facciali fa parte del più ampio dominio relativo alla cognizione sociale. Nel disturbo schizofrenico è presente un deficit dell’esperienza emotiva e dell’espressione appropriata delle emozioni. Numerosi studi hanno riscontrato in questi soggetti deficit a carico della capacità di riconoscimento delle emozioni facciali nonché della modulazione emotiva della voce. L’obiettivo dello studio è stato quello di indagare la presenza di un deficit a carico del riconoscimento delle emozioni facciali nei soggetti con esordio psicotico, posti a confronto con un gruppo di controlli sani. In particolare, si ipotizza nei pazienti una relazione tra il deficit di riconoscimento delle emozioni facciali ed un adattamento sociale premorboso compromesso. Nelle nostre analisi ci siamo posti almeno tre obiettivi: valutare l’adattamento sociale premorboso in pazienti e controlli; valutare le capacità di riconoscimento delle emozioni facciali in pazienti e controlli; osservare il ruolo dell’adattamento sociale premorboso nelle capacità attuali di riconoscimento delle emozioni facciali nei pazienti all’esordio psicotico rispetto ai controlli. Il campione preliminare è formato da 159 palermitani, 59 casi e 100 controlli, confrontabili in base al genere ed all’età, (mediamente 30 anni).Tutti i soggetti sono stati intervistati servendosi di un’ampia batteria testologica, somministrata in modo omogeneo nei diversi centri dello studio EU-GEI, indagante in modo completo i più riconosciuti fattori ambientali e genetici che giocano un ruolo nell’ambito della schizofrenia. Ai fini delle presenti ipotesi di ricerca sono state selezionate le risposte fornite al Degraded Facial Affect Recognition Task (DFAR) (van’t Wout, Aleman, Kessels, Laroi, & Kahn, 2004), impiegato per valutare la capacità di riconoscimento delle emozioni facciali ed alla Premorbid Adjustment Scale (PAS) (Cannon-Spoor, Potkin, & Wyatt, 1982) una delle scale di valutazione retrospettiva più utilizzate per indagare il livello di adattamento premorboso in cinque aree fondamentali. In tutti i modelli proposti, l’appartenenza al gruppo dei pazienti risulta spiegare la maggior parte della varianza nel numero di errori commessi al riconoscimento delle emozioni facciali. Ciò significa che, indipendentemente dal livello di compromissione sociale, i pazienti tendono a fare significativamente più errori dei controlli. Tuttavia, l’interazione con i pari nella prima adolescenza mostra di avere un’influenza negativa sul deficit di riconoscimento delle emozioni. Ciò significa che sia l’essere un paziente che l’avere avuto un maggior livello di compromissione sociale con i pari nella prima adolescenza, influenza negativamente la capacità di riconoscere le emozioni facciali, con una buona probabilità che quest’ultimo effetto sia maggiore nei pazienti rispetto ai controlli. I risultati esposti, seppur preliminari, sembrano supportare l’ipotesi di un probabile ruolo giocato dall’adattamento sociale premorboso, evidenziabile a 16 anni nel rapporto con i pari, nelle capacità attuali di riconoscimento delle emozioni facciali.L’idea immediatamente suggerita dal lavoro è quindi quella di utilizzare programmi di alfabetizzazione emotiva nella cura e riabilitazione del paziente per una presa in carico del suo disagio relazionale e supportare i programmi di educazione affettiva nel periodo scolastico, per consentire al bambino di imparare a riconoscere ciò che prova e ciò che potrebbero provare gli altri. In particolare si potrebbero avviare dei programmi che mirino allo sviluppo delle ca

UR - http://hdl.handle.net/10447/238770

M3 - Chapter

SN - 9788876766770

SP - 102

EP - 112

BT - ALLE ORIGINI DELLA PSICOSI

ER -