Etica e conoscenza nel pensiero di Theodor W. Adorno:verità, solidarietà e progresso morale

Risultato della ricerca: Other

Abstract

L’ipotesi interpretativa proposta dal saggio è che nel pensiero di Adorno la critica alla razionalità identificante implichi, insieme allo sviluppo di una alternativa teorica micrologico-costellativa capace di sfuggire alla hybris del pensiero, un’etica della solidarietà, della responsabilità e dell’autonomia come base del progresso morale. Laddove il pensiero identificante, in quanto assimilazione del non-identico e negazione dell’alterità, è la sublimazione epistemologica dell’istinto primordiale di autoconservazione, la metodologia micrologico-costellativa fornisce un criterio di verità e giustificazione comprensivo degli effetti potenziali e delle conseguenze delle nostre teorie rispetto alla liberazione dell’umanità dalla sofferenza fisica e dal dominio. Ricostruendo la connessione tra etica ed epistemologia, l’ipotesi di lavoro viene testata rispetto a due questioni centrali nel dibattito contemporaneo. Come il liberalismo contemporaneo, Adorno considera le origini dell’antisemitismo come fondate sull’incapacità di vedere gli altri come “esseri come noi” sulla base degli schemi sociali della percezione. Ma, al di là del neoliberalismo, la proposta adorniana non coincide con la negazione egalitarista di tutte le differenze in quanto irrilevanti, quanto piuttosto con la valorizzazione delle differenze e del loro riconoscimento che condurrebbe ad una apertura antiassimilatoria all’alterità. Allo stesso modo Adorno, come John McDowell, con il quale condivide una comune genealogia hegeliana di molte idee cruciali, come la critica al Mito del Dato, tematizza l’inevitabile connessione tra Mito del Dato e il ruolo del linguaggio nella formazione e trasmissione delle nostre visioni del mondo, e dunque nella giustificazione delle nostre teorie. Tuttavia, al di là di McDowell, che considera il linguaggio come il “deposito della saggezza” accumulata dalla tradizione, e a differenza di Wittgenstein, che ha notoriamente affermato che i limiti del linguaggio sono i limiti del mondo, Adorno considera la critica del linguaggio stesso, e con esso dell’apparato concettuale e categoriale della nostra visione del mondo, come compito centrale di un pensiero che voglia sfuggire alla hybris di cancellare il non-identico.
Lingua originaleUndefined/Unknown
Pagine39-51
Stato di pubblicazionePublished - 2004

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