Esercizi di traduzione in London, British Library, Harley 1002

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Abstract

London, British Library, Harley 1002 è un codice miscellaneo il cui contenuto è descritto da David Thomson . Il manoscritto comprende, tra l’altro, ai ff. 31-81, un trattato di ortografia disposto in ordine alfabetico: nello spazio bianco rimasto tra le lettere R e S del testo sono stati copiati cinque gruppi di versi in inglese, seguiti dalla rispettiva versione in latino (ff. 72r-72v) . I versi appartengono a una categoria di strumenti didattici altrimenti documentata nei codici inglesi del XIV e XV sec., ma che, almeno nel caso dei primi due esercizi, è interpretata con libertà e messa in atto con una certa capacità. Sia il primo componimento, ‘Today in the dawnyng I hyrde þo fowles syng’, in cui si elenca una dozzina di uccelli sia il secondo, ‘At my howse I have a jaye’, dove si menzionano le voci di nove animali, traggono spunto dagli elenchi di ‘Voces variae animantium’. Anche il terzo, ‘Hit ys in heruyst carte to clater’, muove dalla stessa materia, mentre il quarto, ‘When the clot klyngueth’, celebra, secondo moduli consueti, il ritorno della bella stagione e il quinto, ‘Whatt for ryght’, è di genere gnomico. I componimenti mostrano attenzione per la rima e le traduzioni in latino non contengono errori. ‘At my howse I have a jaye’ introduce un elemento di novità rispetto alle versificazioni di ‘Voces animantium’, in quanto a fare il verso di tanti animali è la ghiandaia, come già in un indovinello anglosassone. L’esame dei versi di Harley 1002 permette anche di chiarire la natura di componimenti simili attestati nei codici del XIV e XV sec., che vedono protagonisti gli animali ma non solo.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteLa letteratura di istruzione nel Medioevo germanico. Studi in onore di Fabrizio D. Raschellà
Pagine217-238
Numero di pagine22
Stato di pubblicazionePublished - 2017

Cita questo

Lendinara, P. (2017). Esercizi di traduzione in London, British Library, Harley 1002. In La letteratura di istruzione nel Medioevo germanico. Studi in onore di Fabrizio D. Raschellà (pagg. 217-238)