Dispatrie lettere. Di Blasi, Leopardi, Collodi: letterature e identità nazionali

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Abstract

L’aggettivo ‘italiana’, per la nostra letteratura, è stato (e in parte è ancora) ben più che un attributo denotativo, essendole stata assegnata dalle classi dirigenti e dal ceto intellettuale egemone, gia all’indomani dell’unità d’Italia, quella funzione determinante e centrale nella costruzione dell’identità nazionale che ha influito non poco sulle sue interpretazioni e sulla sua trasmissione. Una funzione identitaria non dissimile da quella attribuita alla letteratura nazionale, inoltre, è stata imposta alla produzione narrativa e lirica della Sicilia della Nuova Italia.Anche sulla scorta di queste premesse si è analizzata, in queste pagine, la figura e l’opera dell’illuminista palermitano Francesco Paolo Di Blasi, si è riletta l’operetta morale Il Parini ovvero della gloria per una rivalutazione del Leopardi teorico della letteratura e critico della cultura, si è provato a verificare la fondatezza di un’interpretazione delle Avventure di Pinocchio quale paradigma dell’italianità, si sono formulate alcune ipotesi sulla ricezione del canone siciliano e sulla letteratura coloniale italiana. Prendendo in prestito un’efficace neologismo coniato da Luigi Meneghello, è forse possibile ripensare «dispatrie» le nostre lettere, per provare a liberarle dai gravami che ne hanno condizionato la ricezione, nonché per cominciare a riflettere sull’‘invenzione’ della nostra tradizione letteraria.
Lingua originaleItalian
EditoreAracne
Stato di pubblicazionePublished - 2005

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