Diritto di cronaca, diritto di critica e libertà di ricerca tra interesse pubblico e tutela della persona

Risultato della ricerca: Chapter

Abstract

Da circa un decennio, nell’ormai lunga e difficile fase di transizione del sistema politico italiano, accade sempre più spesso che uomini politici, sentendosi diffamati da critiche rivolte al loro operato, cerchino di rivalersi in sede giudiziaria contro chi esercita per professione o per impegno civile e politico i diritti di cronaca, di critica e di ricerca garantiti dalla Costituzione. La tendenza a trasferire la dialettica democratica e il conflitto politico in sede giudiziaria, con la pretesa, per di più, di “monetizzare” un danno immateriale come quello morale, mal si concilia con l’esigenza fondamentale, in un sistema democratico, di garantire l’esercizio della critica politica. Ed ancora, il difetto di bilanciamento tra interessi inevitabilmente in conflitto, dovuto a una concezione formalistica della tutela della reputazione individuale, rischia di inibire il diritto/dovere di sottoporre l’operato di chi ricopre cariche pubbliche o ruoli rappresentativi al vaglio dell’opinione pubblica, indebolendo i meccanismi di responsabilità politica posti a salvaguardia della credibilità delle istituzioni.Anche i pressanti appelli indirizzati agli studiosi dal mondo politico-istituzionale per la costruzione di una memoria condivisa nascondono malamente il fastidio per la pluralità degli approcci interpretativi possibili, e talvolta per la stessa idea di una ricostruzione realistica (non ideologica, né edificante) dei conflitti del passato. E’ paradossale, infine, che in alcuni casi a decidere dei risultati della ricerca storica o socio-politologica siano stati chiamati proprio i tribunali della Repubblica, con un ennesimo e potenzialmente più grave cortocircuito tra campi della vita collettiva che dovrebbero essere tenuti ben distinti.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteLibertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana
Pagine13-22
Stato di pubblicazionePublished - 2004

Cita questo

Riolo, C. (2004). Diritto di cronaca, diritto di critica e libertà di ricerca tra interesse pubblico e tutela della persona. In Libertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana (pagg. 13-22)

Diritto di cronaca, diritto di critica e libertà di ricerca tra interesse pubblico e tutela della persona. / Riolo, Claudio.

Libertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana. 2004. pag. 13-22.

Risultato della ricerca: Chapter

Riolo, C 2004, Diritto di cronaca, diritto di critica e libertà di ricerca tra interesse pubblico e tutela della persona. in Libertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana. pagg. 13-22.
Riolo C. Diritto di cronaca, diritto di critica e libertà di ricerca tra interesse pubblico e tutela della persona. In Libertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana. 2004. pag. 13-22
Riolo, Claudio. / Diritto di cronaca, diritto di critica e libertà di ricerca tra interesse pubblico e tutela della persona. Libertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana. 2004. pagg. 13-22
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T1 - Diritto di cronaca, diritto di critica e libertà di ricerca tra interesse pubblico e tutela della persona

AU - Riolo, Claudio

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N2 - Da circa un decennio, nell’ormai lunga e difficile fase di transizione del sistema politico italiano, accade sempre più spesso che uomini politici, sentendosi diffamati da critiche rivolte al loro operato, cerchino di rivalersi in sede giudiziaria contro chi esercita per professione o per impegno civile e politico i diritti di cronaca, di critica e di ricerca garantiti dalla Costituzione. La tendenza a trasferire la dialettica democratica e il conflitto politico in sede giudiziaria, con la pretesa, per di più, di “monetizzare” un danno immateriale come quello morale, mal si concilia con l’esigenza fondamentale, in un sistema democratico, di garantire l’esercizio della critica politica. Ed ancora, il difetto di bilanciamento tra interessi inevitabilmente in conflitto, dovuto a una concezione formalistica della tutela della reputazione individuale, rischia di inibire il diritto/dovere di sottoporre l’operato di chi ricopre cariche pubbliche o ruoli rappresentativi al vaglio dell’opinione pubblica, indebolendo i meccanismi di responsabilità politica posti a salvaguardia della credibilità delle istituzioni.Anche i pressanti appelli indirizzati agli studiosi dal mondo politico-istituzionale per la costruzione di una memoria condivisa nascondono malamente il fastidio per la pluralità degli approcci interpretativi possibili, e talvolta per la stessa idea di una ricostruzione realistica (non ideologica, né edificante) dei conflitti del passato. E’ paradossale, infine, che in alcuni casi a decidere dei risultati della ricerca storica o socio-politologica siano stati chiamati proprio i tribunali della Repubblica, con un ennesimo e potenzialmente più grave cortocircuito tra campi della vita collettiva che dovrebbero essere tenuti ben distinti.

AB - Da circa un decennio, nell’ormai lunga e difficile fase di transizione del sistema politico italiano, accade sempre più spesso che uomini politici, sentendosi diffamati da critiche rivolte al loro operato, cerchino di rivalersi in sede giudiziaria contro chi esercita per professione o per impegno civile e politico i diritti di cronaca, di critica e di ricerca garantiti dalla Costituzione. La tendenza a trasferire la dialettica democratica e il conflitto politico in sede giudiziaria, con la pretesa, per di più, di “monetizzare” un danno immateriale come quello morale, mal si concilia con l’esigenza fondamentale, in un sistema democratico, di garantire l’esercizio della critica politica. Ed ancora, il difetto di bilanciamento tra interessi inevitabilmente in conflitto, dovuto a una concezione formalistica della tutela della reputazione individuale, rischia di inibire il diritto/dovere di sottoporre l’operato di chi ricopre cariche pubbliche o ruoli rappresentativi al vaglio dell’opinione pubblica, indebolendo i meccanismi di responsabilità politica posti a salvaguardia della credibilità delle istituzioni.Anche i pressanti appelli indirizzati agli studiosi dal mondo politico-istituzionale per la costruzione di una memoria condivisa nascondono malamente il fastidio per la pluralità degli approcci interpretativi possibili, e talvolta per la stessa idea di una ricostruzione realistica (non ideologica, né edificante) dei conflitti del passato. E’ paradossale, infine, che in alcuni casi a decidere dei risultati della ricerca storica o socio-politologica siano stati chiamati proprio i tribunali della Repubblica, con un ennesimo e potenzialmente più grave cortocircuito tra campi della vita collettiva che dovrebbero essere tenuti ben distinti.

UR - http://hdl.handle.net/10447/28380

M3 - Chapter

SN - 88-8128-093-0

SP - 13

EP - 22

BT - Libertà di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana

ER -