Corpus Vasorum Antiquorum, Agrigento, Museo Archeologico Regionale 2

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Abstract

Il volume raccoglie i vasi italioti e sicelioti a figure rosse già appartenuti al Museo Civico di Agrigento e alla Collezione Giudice, ed esemplari provenienti da scavi compiuti dalla Soprintendenza Archeologica tra gli anni ‘50 e gli anni ‘70 del Novecento sia ad Agrigento che nel territorio, in buona parte inediti o solo appena citati in bibliografia. I vasi sicelioti dei due nuclei collezionistici dovevano provenire dalle necropoli greche di Agrigento e Gela; i vasi italioti dovettero invece essere acquistati sul mercato antiquario dell'Italia Meridionale, benchè non sia da escludere anche in taluni di questi casi una provenienza locale-regionale. Di particolare interesse risultano i vasi delle prime botteghe ceramiche che dettero origine alla produzione campana, pestana e siceliota (tra i quali si segnalano il coperchio di pisside skyphoide del Pittore della Scacchiera e le due pissidi dell’officina del Pittore della Pisside di Agrigento) e quelli sicelioti, per la maggior parte dei quali nota è la provenienza, più o meno specifica (Monte Adranone, Vassallaggi, Eraclea Minoa, Palma di Montechiaro, Agrigento, Gela, Centuripe).Il corpus arricchisce dunque le nostre conoscenze soprattutto sugli ambiti produttivi e sulla circolazione di tali produzioni nell’isola. Degna di rilievo a tale proposito è il caso dell’officina del Pittore Mad-Man e del Pittore NYN, riconosciuti artisti campani trasferitisi a Lipari, dove è attestata la maggior parte dei loro prodotti, oltre che in diversi centri gravitanti sul bacino tirrenico, e ora, con i vasi editi nel volume, anche ad Agrigento, Monte Adranone e Mussomeli; si ipotizza che tali presenze siano dovute ad una diffusione mediata attraverso i poli mercantili della Sicilia punica, collegati con Lipari e con l'area tirrenica in generale, o forse anche alla circolazione di mercenari campani nell’isola.Nuovi dati emergono inoltre per il Pittore Prado-Fienga, presente ora per la prima volta ad Agrigento con un frammento di cratere e un frammento di coperchio di lekanis o pisside skyphoide e un frammento di skyphos, per il Pittore di Maron, forse ravvisabile nei tratti di un bel frammento di cratere, per il Gruppo Borelli, arricchito di nuovi esemplari a fianco del ben noto alabastron da Eraclea Minoa e del cratere con il mito di Aiace e Cassandra; infine cresce la schiera degli esemplari del prolifico Gruppo Lentini-Manfria, ben attestato ad Agrigento, affiancati da alcuni più sporadici del Gruppo Etneo. Fra di essi degni di menzione risultano i frammenti di skyphos del Gruppo di Rancate, provenienti dall’area sacra a Sud del Tempio di Zeus, per la pertinenza del tema erotico-idillico rappresentato (Ninfa e Satiro presso una fonte) al contesto di destinazione del prodotto, ossia un’area dedicata al culto delle acque collegato con riti di purificazione; lo skyphos era associato nel contesto, oltre che a numerosi vasetti del Gruppo Lentini-Manfria, al noto cratere del Pittore Borelli col mito di Aiace e Cassandra, che, per la comunanza di moduli iconografici con la tradizione campano-pestana del tema, costituisce - insieme al frammento di skyphos da Sciacca con la figura di Myrth dolente - l’esemplare più rilevante e ricco dal punto di vista tematico, riproponendo il problema del contesto d’uso e della “committenza” di tali oggetti (Greco, mercenario campano o altro?) in una comunità caratterizzata da pluralità etnica quale doveva essere l’Akragas del IV secolo.
Lingua originaleItalian
EditoreL'Erma di Bretschneider
Numero di pagine83
ISBN (stampa)88-8265-336-6
Stato di pubblicazionePublished - 2005

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