Convivenza e intese patrimoniali di fine rapporto

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Abstract

Atteso che gli interventi legislativi miranti ad equiparare la posizione del convivente a quella del coniuge non hanno condotto ad una articolata e compiuta disciplina del rapporto di convivenza more uxorio, qual è invece ravvisabile in altri paesi del mondo, s’è indagato sulla ammissibilità di rimedi convenzionali volti a disciplinare i rapporti patrimoniali tra conviventi nell’eventualità della cessazione del rapporto.Se non può escludersi l’applicabilità di regole concernenti il rapporto di coniugio, laddove l’interesse di tutela avanzato dal convivente appaia particolarmente meritevole alla luce dei valori espressi dall’ordinamento, tuttavia una indiscriminata applicazione analogica delle norme dettate in materia di famiglia legittima alla coppia di fatto finirebbe col mortificare la decisione della stessa di non contrarre matrimonio. Escluso l’intervento legislativo, riconosciuta scarsa efficacia alla funzione nomopoietica della giurisprudenza e alla possibilità di estendere tout court alla convivenza la disciplina concernente la famiglia legittima, l’unica via percorribile pare quella dell’autonomia contrattuale. L’unico ostacolo a tali pattuizioni potrà essere la illiceità della convivenza, ove questa sia attuata in violazione di pregressi rapporti (ad esempio, un matrimonio per il quale non sia intervenuta separazione) o di norme imperative (ad esempio, in materia di rapporti di parentela o affinità).Del resto, la prospettiva, ancor piú evidente nella fase della crisi coniugale, del matrimonio come «rapporto» anziché come «atto» consente di leggere con una medesima lente il fenomeno della eventuale regolamentazione pattizia degli aspetti patrimoniali di tale crisi, sia nell’ipotesi di cessazione del «rapporto» matrimoniale che in quella del «rapporto» di convivenza. Ciò nella consapevolezza che l’attenzione dovrà dirigersi proprio verso tale fase critica del rapporto, al fine di impedire o limitare iniquità e discriminazioni in danno del coniuge/convivente piú debole e della prole.
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteRapporti familiari e regolazione: mutamenti e prospettive
Pagine483-509
Numero di pagine27
Stato di pubblicazionePublished - 2009

Serie di pubblicazioni

NomeCollana della Facoltà di Giurisprudenza Università del Salento - Nuova Serie, 19

Cita questo

Tardia, I. (2009). Convivenza e intese patrimoniali di fine rapporto. In Rapporti familiari e regolazione: mutamenti e prospettive (pagg. 483-509). (Collana della Facoltà di Giurisprudenza Università del Salento - Nuova Serie, 19).

Convivenza e intese patrimoniali di fine rapporto. / Tardia, Ignazio.

Rapporti familiari e regolazione: mutamenti e prospettive. 2009. pag. 483-509 (Collana della Facoltà di Giurisprudenza Università del Salento - Nuova Serie, 19).

Risultato della ricerca: Chapter

Tardia, I 2009, Convivenza e intese patrimoniali di fine rapporto. in Rapporti familiari e regolazione: mutamenti e prospettive. Collana della Facoltà di Giurisprudenza Università del Salento - Nuova Serie, 19, pagg. 483-509.
Tardia I. Convivenza e intese patrimoniali di fine rapporto. In Rapporti familiari e regolazione: mutamenti e prospettive. 2009. pag. 483-509. (Collana della Facoltà di Giurisprudenza Università del Salento - Nuova Serie, 19).
Tardia, Ignazio. / Convivenza e intese patrimoniali di fine rapporto. Rapporti familiari e regolazione: mutamenti e prospettive. 2009. pagg. 483-509 (Collana della Facoltà di Giurisprudenza Università del Salento - Nuova Serie, 19).
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T1 - Convivenza e intese patrimoniali di fine rapporto

AU - Tardia, Ignazio

PY - 2009

Y1 - 2009

N2 - Atteso che gli interventi legislativi miranti ad equiparare la posizione del convivente a quella del coniuge non hanno condotto ad una articolata e compiuta disciplina del rapporto di convivenza more uxorio, qual è invece ravvisabile in altri paesi del mondo, s’è indagato sulla ammissibilità di rimedi convenzionali volti a disciplinare i rapporti patrimoniali tra conviventi nell’eventualità della cessazione del rapporto.Se non può escludersi l’applicabilità di regole concernenti il rapporto di coniugio, laddove l’interesse di tutela avanzato dal convivente appaia particolarmente meritevole alla luce dei valori espressi dall’ordinamento, tuttavia una indiscriminata applicazione analogica delle norme dettate in materia di famiglia legittima alla coppia di fatto finirebbe col mortificare la decisione della stessa di non contrarre matrimonio. Escluso l’intervento legislativo, riconosciuta scarsa efficacia alla funzione nomopoietica della giurisprudenza e alla possibilità di estendere tout court alla convivenza la disciplina concernente la famiglia legittima, l’unica via percorribile pare quella dell’autonomia contrattuale. L’unico ostacolo a tali pattuizioni potrà essere la illiceità della convivenza, ove questa sia attuata in violazione di pregressi rapporti (ad esempio, un matrimonio per il quale non sia intervenuta separazione) o di norme imperative (ad esempio, in materia di rapporti di parentela o affinità).Del resto, la prospettiva, ancor piú evidente nella fase della crisi coniugale, del matrimonio come «rapporto» anziché come «atto» consente di leggere con una medesima lente il fenomeno della eventuale regolamentazione pattizia degli aspetti patrimoniali di tale crisi, sia nell’ipotesi di cessazione del «rapporto» matrimoniale che in quella del «rapporto» di convivenza. Ciò nella consapevolezza che l’attenzione dovrà dirigersi proprio verso tale fase critica del rapporto, al fine di impedire o limitare iniquità e discriminazioni in danno del coniuge/convivente piú debole e della prole.

AB - Atteso che gli interventi legislativi miranti ad equiparare la posizione del convivente a quella del coniuge non hanno condotto ad una articolata e compiuta disciplina del rapporto di convivenza more uxorio, qual è invece ravvisabile in altri paesi del mondo, s’è indagato sulla ammissibilità di rimedi convenzionali volti a disciplinare i rapporti patrimoniali tra conviventi nell’eventualità della cessazione del rapporto.Se non può escludersi l’applicabilità di regole concernenti il rapporto di coniugio, laddove l’interesse di tutela avanzato dal convivente appaia particolarmente meritevole alla luce dei valori espressi dall’ordinamento, tuttavia una indiscriminata applicazione analogica delle norme dettate in materia di famiglia legittima alla coppia di fatto finirebbe col mortificare la decisione della stessa di non contrarre matrimonio. Escluso l’intervento legislativo, riconosciuta scarsa efficacia alla funzione nomopoietica della giurisprudenza e alla possibilità di estendere tout court alla convivenza la disciplina concernente la famiglia legittima, l’unica via percorribile pare quella dell’autonomia contrattuale. L’unico ostacolo a tali pattuizioni potrà essere la illiceità della convivenza, ove questa sia attuata in violazione di pregressi rapporti (ad esempio, un matrimonio per il quale non sia intervenuta separazione) o di norme imperative (ad esempio, in materia di rapporti di parentela o affinità).Del resto, la prospettiva, ancor piú evidente nella fase della crisi coniugale, del matrimonio come «rapporto» anziché come «atto» consente di leggere con una medesima lente il fenomeno della eventuale regolamentazione pattizia degli aspetti patrimoniali di tale crisi, sia nell’ipotesi di cessazione del «rapporto» matrimoniale che in quella del «rapporto» di convivenza. Ciò nella consapevolezza che l’attenzione dovrà dirigersi proprio verso tale fase critica del rapporto, al fine di impedire o limitare iniquità e discriminazioni in danno del coniuge/convivente piú debole e della prole.

KW - Accordi di convivenza

KW - Convivenza

KW - Crisi del rapporto

KW - Famiglia di fatto

UR - http://hdl.handle.net/10447/47191

M3 - Chapter

SN - 978-88-495-1883-2

T3 - Collana della Facoltà di Giurisprudenza Università del Salento - Nuova Serie, 19

SP - 483

EP - 509

BT - Rapporti familiari e regolazione: mutamenti e prospettive

ER -