Composizione, stile e tendenze dei «Gesta Roberti Wiscardi» di Guglielmo il Pugliese

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Abstract

Il saggio si propone di mettere in evidenza alcune caratteristiche (compositive, ideologico-politiche, retorico-stilistiche) dei «Gesta Roberti Wiscardi» di Guglielmo il Pugliese, l’unico poema epico-storico del sec. XII che tratti della conquista normanna dell’Italia meridionale: le altre opere letterarie nelle quali vengono narrate tali vicende sono tutte, infatti, in prosa (o, tutt’al più, miste di prosa e versi), da Amato da Montecassino a Goffredo Malaterra, da Alessandro di Telese a Falcone di Benevento, da Romualdo da Salerno al cosiddetto Ugo Falcando. I «Gesta Roberti Wiscardi» contano 2833 esametri suddivisi in cinque libri, con un prologo e un epilogo, e si inseriscono in quel vasto ambito di poesia epico-storica (e fondamentalmente celebrativa ed encomiastica) che, dal tar-doantico «In laudem Iustini» di Corippo conduce, attraverso il «Karolus et Leo», il «De gestis Hludowici imperatoris» di Ermoldo Nigello, il «De bello Parisiacae urbis» di Abbone di Saint-Germain, gli «An-nales de gestis Karoli Magni» del Poeta Saxo e gli anonimi «Gesta Berengarii imperatoris», alla ricca produzione di storie e cronache versificate (o, se si preferisce, poemetti epico-storici) che costituisce una delle più ricorrenti tendenze della letteratura mediolatina durante il sec. XII (e soprattutto in Italia: «Vita Mathildis» di Donizone di Canossa, «Carmen de victoria Pisanorum», «Liber Maiorichinus», «Gesta Friderici imperatoris in Lombardia», «Liber ad honorem Augusti» di Pietro da Eboli). Redatto su invito di papa Urbano II, il poema celebra le imprese di Roberto il Guiscardo e di suo figlio Ruggero Borsa, protettore di Guglielmo il Pugliese e suo regale committente. L’imitatio virgiliana vi è molto diffusa, sia per quanto attiene al consueto riecheggiamento di stilemi e di iuncturae, sia per ciò che riguarda l’impostazione complessiva dell’opera, come emerge nei due paratesti che incorniciano il poema propriamente detto, e cioè il prologo e l’epilogo (di entrambi i quali viene svolta un’attenta analisi), in cui è espressamente enunciata e accortamente veicolata l’ideologia sottesa alla composizione dei «Gesta», secondo la quale, fra l’altro, Ruggero Borsa e Urbano II rappresenterebbero le raffigurazioni, rispettivamente, di Augusto e di Mecenate (e lo stesso Guglielmo, quindi, si proporrebbe addirittura come un nuovo Virgilio). Attraverso l’analisi di alcuni passi-campione, si cerca poi di mettere in evidenza i modi e le tecniche di presentazione della figura del protagonista Roberto il Guiscardo (che fin dalla sua prima apparizione, in «Gesta» II 126-130, ci viene descritto come un individuo eccezionale), dotato di "strenuitas", di ferocia, ma anche di "calliditas" e, all’occorrenza, di "pietas". Fra gli altri episodi sui quali ci si sofferma, vi è quello relativo al tentato omicidio del duca («Gesta» II 543-573), una vicenda narrata anche da Goffredo Malaterra, per cui si propone un confronto tra i due scrittori, per meglio rilevare le differenze intercorrenti fra di essi, non solo a livello di tecnica narrativa e/o di particolari compositivi, ma anche a livello di ideologia e di mentalità; il racconto («Gesta» II 333-356) della "callida" e avventurosa presa di una piazzaforte ca-labrese a prima vista inespugnabile (con l’utilizzo di un motivo, quello del “morto che non è morto”, che ricorre anche in Ottone di Frisinga e in Dudone di Saint-Quentin); i "planctus" di Sikelgaita, moglie del Guiscardo, e del figlio Ruggero Borsa per la morte del condottiero (rispettivamente «Gesta» V 301-322 e V 323-330), che vengono adeguatamente inseriti all
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteArNoS. Archivio normanno-svevo. 1 (2008)
Pagine87-132
Numero di pagine46
Stato di pubblicazionePublished - 2009

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