Cittadinanza. Diritti confinati e atti performativi

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Abstract

La Cittadinanza è sempre stata, al pari dei diritti, una nozioni politico-giuridica controversa e ambigua fin dalla sua stessa concezione. Il primo dei “grovigli” che le sono connaturati è quello prodotto dalla tensione tra le sue funzioni escludente ed includente, implicita nel confinamento ambivalente della cittadinanza stessa. Tra l’essere cittadini e l’essere uomini (e donne, ci piacerebbe aggiungere, anche se in tante Dichiarazioni e Convenzioni questa specificazione non compare) esiste infatti un gioco di sovrapposizioni e distanze che ha accompagnato la nascita di tutti i principali testi giuridici di tutela dei diritti umani e che è implicita allo stessa natura del concetto di cittadino. La cittadinanza, infatti, non è solo (e forse non è mai davvero stata, nonostante le celeberrime pagine marshalliane) uno status espansivo ed egalitario la cui trama stessa è costituita innanzitutto dall’esercizio attivo dei diritti, ma rivela lungo l’arco di tutta la sua storia una condizione di per sé confinata e confinante, che mentre definisce esclude o comunque differenzia, e mentre unisce separa lasciando all’esterno o ai margini di una distinzione. Il secondo “groviglio” riguardante la cittadinanza è strettamente connesso al primo ed è quello che scaturisce dal confronto tra il suo esercizio attivo e il suo riconoscimento formale: la cittadinanza (e la stessa domanda si può porre per i diritti) necessita in maniera assoluta di un’attribuzione e di una formalizzazione per essere posta in essere, oppure esiste di per sé nel momento in cui degli individui o dei gruppi compiono determinati atti e rivendicano determinate prerogative? La valenza ossimorica della cittadinanza appare oggi - ai tempi della globalizzazione e della sua crisi, dell’aumento sempre più insostenibile delle diseguaglianze economiche e sociali anche in senso ad uno stesso Stato, delle migrazioni e delle delocalizzazioni del lavoro e quindi della vita - portata a conseguenze più che mai estreme. L’ambivalenza della cittadinanza appare giunta a un livello di compressione inedito, i cui esiti sono ancora da verificarsi. Come i diritti, però, il concetto di cittadinanza mantiene una potenza implicita tale da restare ad oggi, pur nell’inadeguatezza della sua concretizzazione attuale, un orizzonte dentro il quale possono ancora inscriversi le lotte sociali e le più radicali istanze di cambiamento. Così come di fronte all’insufficienza e alla fragilità dei diritti e alla loro individualizzazione si chiede un’integrazione democratica, un rafforzamento senza esclusioni e una collettivizzazione dei diritti stessi (in questo senso si muove ad esempio il pensiero dei “commons”), rispetto alla cittadinanza si impone una ridefinizione sostanziale che pur mantenga – e di più, rafforzi - la migliore delle sue funzioni e il più virtuoso dei suoi aspetti, ovvero la valorizzazione degli essere umani in quanto esseri sociali agenti inseriti in un contesto di interdipendenze con l’ambiente in cui vivono. Tra le pieghe dei mutamenti tanto radicali quanto globali che stiamo attraversando si lasciano oggi intravedere in moltissimi luoghi e in diversi contesti concrete possibilità di ridefinizione di una cittadinanza che muova in questa direzione e che in questo senso s-confini e rifugga dall’ambivalenza della sua prima funzione di confinamento: una cittadinanza che diviene sempre più esercitata prima che attribuita, agita prima che formalizzata, e per questa ragione inevitabilmente espansiva e soggetta a regole completamente diverse da tutte quelle, pur così variegate, che l’hanno attraversata nel corso della sua storia . Questa “voce” si propone quindi di evidenziare le ambiguità della cittadinanza, che si palesano innanzitutto nelle sopraccitate tensioni tra la s
Lingua originaleItalian
Titolo della pubblicazione ospiteFemministe a parole. Grovigli da districare
Pagine44-50
Numero di pagine7
Stato di pubblicazionePublished - 2012

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Sciurba, A. (2012). Cittadinanza. Diritti confinati e atti performativi. In Femministe a parole. Grovigli da districare (pagg. 44-50)

Cittadinanza. Diritti confinati e atti performativi. / Sciurba, Alessandra.

Femministe a parole. Grovigli da districare. 2012. pag. 44-50.

Risultato della ricerca: Chapter

Sciurba, A 2012, Cittadinanza. Diritti confinati e atti performativi. in Femministe a parole. Grovigli da districare. pagg. 44-50.
Sciurba A. Cittadinanza. Diritti confinati e atti performativi. In Femministe a parole. Grovigli da districare. 2012. pag. 44-50
Sciurba, Alessandra. / Cittadinanza. Diritti confinati e atti performativi. Femministe a parole. Grovigli da districare. 2012. pagg. 44-50
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T1 - Cittadinanza. Diritti confinati e atti performativi

AU - Sciurba, Alessandra

PY - 2012

Y1 - 2012

N2 - La Cittadinanza è sempre stata, al pari dei diritti, una nozioni politico-giuridica controversa e ambigua fin dalla sua stessa concezione. Il primo dei “grovigli” che le sono connaturati è quello prodotto dalla tensione tra le sue funzioni escludente ed includente, implicita nel confinamento ambivalente della cittadinanza stessa. Tra l’essere cittadini e l’essere uomini (e donne, ci piacerebbe aggiungere, anche se in tante Dichiarazioni e Convenzioni questa specificazione non compare) esiste infatti un gioco di sovrapposizioni e distanze che ha accompagnato la nascita di tutti i principali testi giuridici di tutela dei diritti umani e che è implicita allo stessa natura del concetto di cittadino. La cittadinanza, infatti, non è solo (e forse non è mai davvero stata, nonostante le celeberrime pagine marshalliane) uno status espansivo ed egalitario la cui trama stessa è costituita innanzitutto dall’esercizio attivo dei diritti, ma rivela lungo l’arco di tutta la sua storia una condizione di per sé confinata e confinante, che mentre definisce esclude o comunque differenzia, e mentre unisce separa lasciando all’esterno o ai margini di una distinzione. Il secondo “groviglio” riguardante la cittadinanza è strettamente connesso al primo ed è quello che scaturisce dal confronto tra il suo esercizio attivo e il suo riconoscimento formale: la cittadinanza (e la stessa domanda si può porre per i diritti) necessita in maniera assoluta di un’attribuzione e di una formalizzazione per essere posta in essere, oppure esiste di per sé nel momento in cui degli individui o dei gruppi compiono determinati atti e rivendicano determinate prerogative? La valenza ossimorica della cittadinanza appare oggi - ai tempi della globalizzazione e della sua crisi, dell’aumento sempre più insostenibile delle diseguaglianze economiche e sociali anche in senso ad uno stesso Stato, delle migrazioni e delle delocalizzazioni del lavoro e quindi della vita - portata a conseguenze più che mai estreme. L’ambivalenza della cittadinanza appare giunta a un livello di compressione inedito, i cui esiti sono ancora da verificarsi. Come i diritti, però, il concetto di cittadinanza mantiene una potenza implicita tale da restare ad oggi, pur nell’inadeguatezza della sua concretizzazione attuale, un orizzonte dentro il quale possono ancora inscriversi le lotte sociali e le più radicali istanze di cambiamento. Così come di fronte all’insufficienza e alla fragilità dei diritti e alla loro individualizzazione si chiede un’integrazione democratica, un rafforzamento senza esclusioni e una collettivizzazione dei diritti stessi (in questo senso si muove ad esempio il pensiero dei “commons”), rispetto alla cittadinanza si impone una ridefinizione sostanziale che pur mantenga – e di più, rafforzi - la migliore delle sue funzioni e il più virtuoso dei suoi aspetti, ovvero la valorizzazione degli essere umani in quanto esseri sociali agenti inseriti in un contesto di interdipendenze con l’ambiente in cui vivono. Tra le pieghe dei mutamenti tanto radicali quanto globali che stiamo attraversando si lasciano oggi intravedere in moltissimi luoghi e in diversi contesti concrete possibilità di ridefinizione di una cittadinanza che muova in questa direzione e che in questo senso s-confini e rifugga dall’ambivalenza della sua prima funzione di confinamento: una cittadinanza che diviene sempre più esercitata prima che attribuita, agita prima che formalizzata, e per questa ragione inevitabilmente espansiva e soggetta a regole completamente diverse da tutte quelle, pur così variegate, che l’hanno attraversata nel corso della sua storia . Questa “voce” si propone quindi di evidenziare le ambiguità della cittadinanza, che si palesano innanzitutto nelle sopraccitate tensioni tra la s

AB - La Cittadinanza è sempre stata, al pari dei diritti, una nozioni politico-giuridica controversa e ambigua fin dalla sua stessa concezione. Il primo dei “grovigli” che le sono connaturati è quello prodotto dalla tensione tra le sue funzioni escludente ed includente, implicita nel confinamento ambivalente della cittadinanza stessa. Tra l’essere cittadini e l’essere uomini (e donne, ci piacerebbe aggiungere, anche se in tante Dichiarazioni e Convenzioni questa specificazione non compare) esiste infatti un gioco di sovrapposizioni e distanze che ha accompagnato la nascita di tutti i principali testi giuridici di tutela dei diritti umani e che è implicita allo stessa natura del concetto di cittadino. La cittadinanza, infatti, non è solo (e forse non è mai davvero stata, nonostante le celeberrime pagine marshalliane) uno status espansivo ed egalitario la cui trama stessa è costituita innanzitutto dall’esercizio attivo dei diritti, ma rivela lungo l’arco di tutta la sua storia una condizione di per sé confinata e confinante, che mentre definisce esclude o comunque differenzia, e mentre unisce separa lasciando all’esterno o ai margini di una distinzione. Il secondo “groviglio” riguardante la cittadinanza è strettamente connesso al primo ed è quello che scaturisce dal confronto tra il suo esercizio attivo e il suo riconoscimento formale: la cittadinanza (e la stessa domanda si può porre per i diritti) necessita in maniera assoluta di un’attribuzione e di una formalizzazione per essere posta in essere, oppure esiste di per sé nel momento in cui degli individui o dei gruppi compiono determinati atti e rivendicano determinate prerogative? La valenza ossimorica della cittadinanza appare oggi - ai tempi della globalizzazione e della sua crisi, dell’aumento sempre più insostenibile delle diseguaglianze economiche e sociali anche in senso ad uno stesso Stato, delle migrazioni e delle delocalizzazioni del lavoro e quindi della vita - portata a conseguenze più che mai estreme. L’ambivalenza della cittadinanza appare giunta a un livello di compressione inedito, i cui esiti sono ancora da verificarsi. Come i diritti, però, il concetto di cittadinanza mantiene una potenza implicita tale da restare ad oggi, pur nell’inadeguatezza della sua concretizzazione attuale, un orizzonte dentro il quale possono ancora inscriversi le lotte sociali e le più radicali istanze di cambiamento. Così come di fronte all’insufficienza e alla fragilità dei diritti e alla loro individualizzazione si chiede un’integrazione democratica, un rafforzamento senza esclusioni e una collettivizzazione dei diritti stessi (in questo senso si muove ad esempio il pensiero dei “commons”), rispetto alla cittadinanza si impone una ridefinizione sostanziale che pur mantenga – e di più, rafforzi - la migliore delle sue funzioni e il più virtuoso dei suoi aspetti, ovvero la valorizzazione degli essere umani in quanto esseri sociali agenti inseriti in un contesto di interdipendenze con l’ambiente in cui vivono. Tra le pieghe dei mutamenti tanto radicali quanto globali che stiamo attraversando si lasciano oggi intravedere in moltissimi luoghi e in diversi contesti concrete possibilità di ridefinizione di una cittadinanza che muova in questa direzione e che in questo senso s-confini e rifugga dall’ambivalenza della sua prima funzione di confinamento: una cittadinanza che diviene sempre più esercitata prima che attribuita, agita prima che formalizzata, e per questa ragione inevitabilmente espansiva e soggetta a regole completamente diverse da tutte quelle, pur così variegate, che l’hanno attraversata nel corso della sua storia . Questa “voce” si propone quindi di evidenziare le ambiguità della cittadinanza, che si palesano innanzitutto nelle sopraccitate tensioni tra la s

KW - cittadinanza, migrazioni, sovranità, diritti

UR - http://hdl.handle.net/10447/65292

M3 - Chapter

SN - 8823016495

SP - 44

EP - 50

BT - Femministe a parole. Grovigli da districare

ER -