Charlotte Perkins Gilman e Virginia Woolf: creativita e compiacenza nella fenomenologia dell'informe

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Abstract

L'articolo mette a fuoco il significato che, in relazione alla costruzione del proprio sè, la follia e la scrittura hanno avuto per Charlotte Perkins Gilman (1860-1935) e Virginia Woolf (1882-1941), le realizzazioni testuali delle quali sembrano essere state tra loro in continuo dialogo. Abattendo le barriere tra generi di diversa natura, tanto la produzione narrativa, in particolare le short stories, quanto quella saggistica rivelano la propria essenza di spazio testuale finalizzato alla formulazione di una costruzione identitaria che, una volta emanicipata dal tradizionale schema patriarcale, brillasse di luce propria. Scrittura e 'follia' si rivelano in un rapporto di continua e produttiva contaminazione che, attraverso la ricerca di un nuovo linguaggio, un nuovo codice epistemologico, conduce alla formulazione di uno spazio esistenziale autonomo, elaborato secondo un approccio creativo piuttosto che compiacente, uno spazio in cui potere 'volare', giocare, nell'accezione individuata da winnicott, in cui potersi sentire reale e nel quale tracciare, anche attraverso la memoria, progettualità future.
Lingua originaleUndefined/Unknown
Titolo della pubblicazione ospiteParadigmi della letteratura tardo-vittoriana e modernista
Pagine107-147
Stato di pubblicazionePublished - 2007

Cita questo

Romeo, M. (2007). Charlotte Perkins Gilman e Virginia Woolf: creativita e compiacenza nella fenomenologia dell'informe. In Paradigmi della letteratura tardo-vittoriana e modernista (pagg. 107-147)