Certezza del diritto e imparzialità del giudice: riflessioni comparatistiche

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Abstract

Il saggio si occupa di individuare gli effetti benefici che la piena osservanza delle regole che assicurano un esercizio imparziale della giurisdizione produce sull’applicazione certa e costante del diritto. Il tema è trattato prendendo in esame simultaneamente più esperienze giuridiche: quella italiana, quella inglese, quella risultante dalla giurisprudenza della Corte europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo. Si delinea una nozione di imparzialità del giudice fondata non soltanto sulla esatta applicazione delle regole sostanziali e procedimentali che disciplinano l’attività giurisdizionale, ma anche sulla sua percezione esterna da parte del pubblico e degli utenti la giustizia.La massima di common law che riassume il carattere centrale dell’apparenza dell’imparzialità è quella secondo cui “justice must be seen to be done”.Coerente a questo impianto concettuale è la giurisprudenza dei diritti umani che in più occasioni si è pronunciata nel senso della violazione dei principi della Convenzione del 1950 da parte di organi giurisdizionali degli Stati contraenti che non si sono curati di assicurare alle parti processuali, ed in particolare agli imputati nei processi penali, concrete e proficue garanzie di essere giudicati da un giudice privo di preconcetti, di posizioni precostituite, di interessi in conflitto. La conclusione raggiunta è che anche gli aspetti collegati alla percezione dell’attività giurisdizionale, oltre a quelli più immediatamente connessi al suo contenuto, giochino un ruolo decisivo sulla formazione di un complesso stabile ed affidabile di norme giuridiche dalla applicazione tendenzialmente uniforme e prevedibile.
Lingua originaleItalian
Pagine45-58
Numero di pagine14
Stato di pubblicazionePublished - 2007

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