Causalità e colpa nell'esposizione dei lavoratori alle polveri di amianto fra "caos" e "logos"

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Abstract

L’esperienza giurisprudenziale in materia di esposizione dei lavoratori alle polveri di amianto costituisce un banco di prova particolarmente utile per una rigorosa verifica delle elaborazioni teoriche concernenti la causalità e la colpa. Sul versante della causalità, al progressivo abbandono di posizioni incentrate sull’eccessiva enfatizzazione del quantum di probabilità statistica ha fatto seguito la graduale ammissione del criterio della credibilità razionale. Tale importante mutamento di approccio non è stato tuttavia sufficiente a eliminare in modo radicale la tendenza della giurisprudenza a confondere il profilo della spiegazione causale/naturalistica con il profilo dell’imputazione normativa/obiettiva dell’evento, come dimostrano le soluzione adottate a proposito della dose letale di amianto. Qui, il fatto che la risposta giudiziaria aderisce alle spiegazioni offerte dall’epidemiologia con riguardo alla capacità di una inalazione di causare l’avvenimento lesivo ha impedito a i giudici di prendere in considerazione l’opportunità di ricorrere allo schema logico della causalità addizionale umana. Sul versante della colpa, l’eccessiva soggettivizzazione dell’imputazione colposa, di frequente interpretata come violazione di ogni prescrizione prudenziale – inclusa ogni modalità comportamentale astrattamente idonea a evitare le lesioni al bene giuridico protetto – è stata accompagnata da una sostanziale omissione della contro-prova del comportamento alternativo lecito. La ricostruzione del percorso seguito dalla più recente giurisprudenza sull’amianto. effettuata alla stregua di un metodo scientifico che procede dal particolare al generale, a partire da singoli casi sino alle ipotesi teoriche, dimostra come taluni dei principali problemi penali emersi nel periodo della post-moderanità e riguardanti la questione della causalità e della colpa non fanno che riproporre sotto una diversa veste questioni “antiche”, già affrontati in astratto dalla scienza penale e suscettibili di essere risolti attraverso le categorie dogmatiche tradizionali. Non vi è pertanto nulla di nuovo sotto il sole; nessun caos che non possa essere spiegato con il logos del diritto, piuttosto un diritto “caotico”, sovente dimentico della funzione euristica delle categorie sviluppate dalla dogmatica penale.
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)969-1022
Numero di pagine53
RivistaRIVISTA TRIMESTRALE DI DIRITTO PENALE DELL'ECONOMIA
Volume2009
Stato di pubblicazionePublished - 2009

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