César au banquet ou la refondation rituelle de Rome

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Abstract

La raffigurazione lucanea del banchetto che Cesare si fa allestire a Farsalo dinanzi ai cumuli di cadaveri (Bellum civile 7, 787-803) ha la funzione precipua di illustrare la ferocia disumana del vincitore furens. Il nuovo banchetto, questa volta non metaforico ma reale, che nello stesso libro, a distanza di pochi versi dal primo (7, 825-846) le belve celebrano sulle spoglie dei caduti definisce una volta per tutte la natura bestiale del tiranno, chiarendo come egli si cibi davvero dei cives, suoi consanguinei in quanto membri della gens Romana, il cui sangue “realmente” ricade dal cielo su di lui. Il Cesare di Lucano trova in letteratura un altro personaggio che ha condiviso le medesime esigenze e ha praticato uguali modalità comportamentali: è l’Atreo del Thyestes di Seneca, anch’egli tiranno efferato, anch’egli prima autore di un massacro che viola i rapporti parentali e poi spettatore simpateticamente partecipe del banchetto sacrificale in cui sono imbandite le carni delle vittime. Nella rappresentazione del poeta epico i bella plus quam civilia altro non sono che un mostruoso rito sacrificale, il cui culmine è costituito dalla pugna Pharsalica e che dunque, al pari del nefas di Atreo che ne costituisce il referente mitico, postulano necessariamente quale suggello epulae sacrileghe.
Lingua originaleFrench
Titolo della pubblicazione ospite"La Guerre en tete". Cahiers d'anthropologie sociale
Pagine101-116
Stato di pubblicazionePublished - 2006

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