Attilio Bertolucci e la fine del classicismo. La traduzione e la costruzione di un anticanone europeo

Risultato della ricerca: Articlepeer review

Abstract

Il presente articolo descrive e analizza l'attività del poeta Attilio Bertolucci nel campo della diffusione di letteratura straniera in Italia, prima come direttore della collana "Fenice" per Guanda, poi come curatore di una antologia per Garzanti. In qualità di direttore di collana, il poeta parmense apporta delle scelte sul panorama internazionale che hanno una funzione polemica o strutturante nei confronti di un milieu specifico . Tramite la selezione di autori e curatori, Bertolucci si rapporta con i parametri operazionali dominanti, con i precedenti illustri e con un panorama straniero formalizzato, ovvero con le categorie del "canone della traduzione". Come curatore dell'antologia Garzanti, può fare spazio agli amati "minori" esclusi da quelle storie letterarie basate esclusivamente sul "nuovo". Nel complesso, si rilevano alcune costanti nell'agire di Bertolucci: il rifiuto di un modello evolutivo unidirezionale, la valorizzazione dei minori, la predilezione per la letteratura inglese e più in generale per la ‘non-linea’ evolutasi al di fuori dell’alveo del simbolismo.
Lingua originaleItalian
Numero di pagine0
RivistaTESTO A FRONTE
Stato di pubblicazionePublished - 2019

Cita questo