Arte, sapere e sussunzione biopolitica nell’età del capitalismo cognitivo

Danilo Mariscalco

Risultato della ricerca: Other

Abstract

La ricerca che in questa occasione assume la sua prima e parziale forma espositiva è indirizzata all’analisi del rapporto intercorrente tra l’attività definita “artistica” e il regime di accumulazione post-fordista. Con essa si propone dunque l’indagine del ruolo dei saperi e delle conoscenze, in particolare di quelli afferenti al campo artistico, nel processo di sussunzione biopolitica del lavoro alle leggi dell’accumulazione del capitale a partire dall’ipotesi del cosiddetto capitalismo cognitivo. Per appagare l’esigenza scientifica di definizione dell’oggetto indagato, all’interno di un quadro teorico e metodologico coerente, si cercherà in prima battuta di esporre la concezione materialistica dell’arte che è possibile rintracciare nelle opere di Karl Marx e Friedrich Engels, al fine di inquadrare il fatto culturale alla luce dei principi proposti dal materialismo storico; si indagheranno quindi il rapporto struttura-sovrastruttura e il ruolo storico delle forme ideologiche partendo dall’analisi che su questi temi hanno condotto Antonio Gramsci e Walter Benjamin; seguirà un’esplorazione del paradigma del capitalismo cognitivo che, come vedremo, sembra attribuire un ruolo di rilevanza ai saperi e agli elementi ideologici, anche critici, nel sistema produttivo; verranno infine indagate le pratiche del movimento antagonista affermatosi negli anni settanta in Italia e le strade che, partendo da una prospettiva materialistica, possono essere percorse, anche a mezzo dell’attività artistica, nel processo di trasformazione dei rapporti di produzione vigenti.Secondo l’ipotesi del materialismo storico l’arte, in una società divisa in classi, è una forma ideologica appartenente alla sovrastruttura culturale, determinata in ultima istanza dalla base economica e influenzata da una specifica tradizione. Secondo i modi del condizionamento ideologico rintracciati dal materialismo storico, le “idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti [...]. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale”1. Il concetto di ideologia, così come è espresso ne L’ideologia tedesca, sembra assumere un’accezione negativa, in quanto visione parziale della realtà, propria di una classe e funzionale ai bisogni e alle aspirazioni di questa ma proposta e, nel caso della classe dominante, imposta come verità universale: tale concetto definirebbe l’arte, almeno nelle occasioni maggiormente “valorizzate” nella storia, come espressione delle idee dominanti, e dunque “espressione ideale dei rapporti materiali dominanti”2. Al mutamento della base economica dovrebbe “sconvolgersi” la sovrastruttura culturale determinata dalla struttura precedente la trasformazione, ma questo processo, inevitabile in ultima istanza, trova resistenze nelle costanti della tradizione che caratterizzano le varie forme ideologiche: a questo proposito Engels afferma, in riferimento alla filosofia, che essa in “ogni epoca presuppone un determinato materiale di pensiero, che le è stato trasmesso dai suoi predecessori e da cui essa parte”3. L’azione che la sovrastruttura, e dunque l’insieme delle forme ideologiche che la costituiscono, esercita sulla base economica è un fatto più volte constatato dalla critica marxista e sul quale si basa ogni opposizione alle applicazioni meccanicistiche e “volgari” del materialismo storico: già Marx, nella Prefazione del 1859 a Per la critica dell’
Lingua originaleItalian
Numero di pagine10
Stato di pubblicazionePublished - 2011
Pubblicato esternamenteYes

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