Arte e architettura liberty in Sicilia

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Abstract

ARTE E ARCHITETTURA LIBERTY IN SICILIA Questa raccolta di volumi sul Liberty in Sicilia si propone di articolare l’itinerario conoscitivo delle stesso fenomeno (assurto a fenomeno corale) in sezioni utili a individuarne peculiarità in un più ampio raggio d’azione. È anche in virtù della formidabile compagine di imprese artigiane e di industrie (specializzate nella produzione d’oggetti d’uso o nella finitura decorativa delle architetture) attive in Sicilia in quei decenni che il locale modernismo, animato ad un tempo da aspirazioni internazionaliste e da una consapevole autostima (a sua volta nutrita dall’affiorante sicilianismo), assume connotazioni del tutto peculiari nel panorama del Liberty italiano. Mobilieri come Ahrens, Barraja, Dagnino, Ducrot, Forte, Giacomazzi, Li Vigni, Mucoli, Sardella, Sberna, Vinci, Wackerlin, maestri del ferro battuto o delle fusioni in metallo come Celeste, Luparello, Martorella, Prazio, Rutelli, stuccatori come i fratelli Li Vigni, fabbriche di stoviglie e suppellettili come la Ceramica Florio, vetrerie come la Ditta Caruso, stabilimenti di terrecotte artistiche come Vella, costruttori di apparecchi di illuminazione come Caraffa, e ancora cementisti, mosaicisti, vetrai, ebanisti, scalpellini e decoratori hanno dato un contributo non inferiore a quello dei progettisti e degli artisti alla formulazione di una specifica fisionomia del liberty isolano. Palermo, Catania, Caltagirone, Messina, Siracusa e le città degli Iblei rappresentano, pur con diversa portata culturale e qualità artistica, altrettanti poli del Liberty siciliano. Realtà fra loro estremamente diversificate, tanto da conferire al fenomeno valenza di molteplice movimento culturale e sociale con caratteristiche del tutto autonome da quello coevo nazionale. Fra la prima età del Liberty in Sicilia, interamente dominata fino allo scadere del primo biennio del XX secolo dalla figura di Ernesto Basile (Palermo 1857-1932), e la sua lunga ultima stagione, caratterizzata da epigoni (divenuti poi del tutto impermeabili al “nuovo”) e anonimi progettisti e decoratori, si svolgono i due decenni della fase di maggiore incidenza di questa tendenza stilistica nel processo di rinnovamento dei centri urbani siciliani (e in maniera più circoscritta anche di ambiti suburbani e rurali); è un periodo che vede come protagonisti lo stesso Basile, i migliori esponenti della sua “scuola” (sia quelli provenienti dalla Regia Scuola di Applicazione per Ingegneri ed Architetti dell’Ateneo di Palermo sia quelli del Corso Speciale di Architettura del Regio Istituto di Belle Arti, sempre di Palermo) e un novero di architetti, ingegneri e geometri, attivi in tutta la Sicilia, autonomi (rispetto ai codici basiliani) o solo occasionalmente impegnati ad operare in chiave Liberty (talvolta influenzati dai “modi” formali di Basile, talvolta ecletticamente ricettivi di altre tendenze continentali, prevalentemente d’oltralpe); fra questi ultimi emergono Vincenzo Alagna, Emanuele Arangi, Gaetano Avolio, Paolo Bonci, Filippo Cusano, Saro Cutrufelli, Francesco Donati Scibona, Michele La Cavera, Paolo Lanzerotti, Filippo La Porta, Fabio Majorana, Tommaso Malerba, Salvatore Mazzarella, Giuseppe Manzo, Salvatore Marascia, Giuseppe Nicolai, Giuseppe Piccione, Francesco Paolo Rivas, Achille Patricolo, Giovanni Pernice, Giovanni Tamburello, Nicolò Tripiciano, Gaetano Vinci, Antonio Zanca. Si trattò di un’eccezionale proliferazione di realizzazioni proprio nel campo della produzione edilizia (ancor più che nelle arti figurative), verificatasi in gran parte del territorio dell’isola. Il protrarsi decisamente fuori tempo massimo della fortuna di quest’esperienza ha la sua manifestazione più eclatante nelle derivazioni di provincia prevalentemente influenzate dalla “cellula” propul
Lingua originaleItalian
EditoreUnknown Publisher
Numero di pagine1046
ISBN (stampa)13 978-88-8207-324-4
Stato di pubblicazionePublished - 2008

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