All'incrocio delle righe

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Abstract

[Risvolto di copertina]Non si dovrebbe, non si potrebbe scrivere il risvolto di copertina di questo libro. Non si dovrebbe perché appartiene a quel genere letterario, il giallo, di cui quasi nulla si rivela senza risultare molesti alla lettura. Non si potrebbe perché ci sono parole pressoché inevitabili, nel raccontare la trama, che tuttavia non è consentito adoperare senza ricadere ancora nelle molestie. Una di queste parole potrebbe essere plagio. E la si trova qui solo confidando nella sua consistenza equivoca, che rivela di sé almeno un paio di accezioni possibili. Altra parola chiave: ritorno. E’ la storia di un ritorno. Andrea torna nella città dove ha vissuto a lungo una fervida amicizia con Bruno. Un’amicizia che in passato ha ammesso solo l’interposizione di Elisa. Un’amicizia maschile, di quelle che dopo una lunga intensità si interrompono senza che ci sia bisogno di ricorrere alla banalità di un litigio. E del resto, attraverso gli anni Andrea e Bruno hanno continuato a parlarsi in silenzio, consegnando alla scrittura messaggi criptati, allusioni, tracce destinate a un unico destinatario. Succede però che dopo tanto attendere, quello di Andrea si rivela un ritorno incompiuto, che drammaticamente segna l’inizio di una indagine per omicidio. In questo romanzo c’è eco della passione controllata di Daniele Del Giudice, del pudore sentimentale di Claudio Piersanti, dell’anomalia poliziesca di Dürrenmatt. Alla levigazione dello stile corrisponde la sapienza di un esordio narrativo che non ha bisogno di ricorrere a trucchi per costringere il lettore a seguirlo fino allo scioglimento finale, che si trova in un’immagine sognata: una spiaggia sconosciuta eppure ricorrente. Il luogo dove si incrociano le righe della loro vita.
Lingua originaleUndefined/Unknown
Stato di pubblicazionePublished - 2004

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