Affirmative action in India: redistribuzione di beni e creazione di identità

Risultato della ricerca: Articlepeer review

Abstract

L’India è probabilmente lo stato in cui l’affirmative action riguarda la più ampia percentuale di popolazione e i più svariati ambiti della vita pubblica; inoltre le prime forme di agevolazione di gruppi svantaggiati previste dal governo risalgono ad oltre 130 anni fa.La reservation policy (il nome con cui in India vengono chiamate le azioni positive) è argomento ricorrente del dibattito pubblico: tema eminente di ogni programma elettorale, influisce fortemente nella costituzione della base dei partiti e nella scelta dei rappresentanti, è contestata o invocata in molte battaglie politiche e in numerosi conflitti sociali che agitano il paese. Ha contribuito fortemente a profilare le identità collettive dell’India odierna. Non stupisce pertanto che la produzione scientifica indiana riguardo all’uguaglianza sostanziale e al diritto diseguale abbia guadagnato una profondità notevole e che, per quanto legata alla specificità del luogo in cui nasce, fornisca spunti comparativi di estremo interesse al dibattito internazionale sull’argomento.In questo scritto introdurrò la storia dell’affirmative action in India, ne spiegherò sinteticamente le modalità di applicazione correnti, infine cercherò di utilizzare il caso della reservation policy per le other backword classes (una delle categorie beneficiarie previste dalla costituzione indiana) per discutere del tema più generale della creazione istituzionale delle identità collettive.
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)375-408
Numero di pagine28
RivistaPolitica del Diritto
Volume3
Stato di pubblicazionePublished - 2009

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