Adorno e il "divieto linguistico" (Sprachverbot)beckettiano:possibilità e limiti della comunicazione come pratica della differenza nel pensiero di Theodor W. Adorno

Risultato della ricerca: Article

Abstract

La critica del linguaggio come “definizione”, delle sue distorsioni della realtà e del suo status come veicolo di dominio e potere è strettamente connessa, nel pensiero di Adorno, con la tematizzazione sistematica del funzionamento del linguaggio come “rappresentazione” (Darstellung). Secondo l’ipotesi interpretativa presentata in questo saggio il linguaggio come rappresentazione, in quanto capace di rendere giustizia alle cose tenendo conto dei loro tratti peculiari individuali, è il modello della procedura micrologico-costellativa di conoscenza ricostruito da Adorno, che egli ritiene capace di sfuggire alla hybris del pensiero identificante. Nel saggio si sostiene anche l’ipotesi teorico-interpretativa che la differenziazione adorniana di tali usi linguistici, qui analizzata con specifico riferimento allo Sprachverbot di S. Beckett, presenterebbe già in nuce gli elementi cruciali dell’etica del discorso habermasiana – vale a dire, un modello di comunicazione in cui il linguaggio può essere fedele alle cose quando non si presenta come locus di dominio ma, piuttosto, di reciproca intesa.
Lingua originaleUndefined/Unknown
pagine (da-a)49-62
RivistaIDEE
Volume58
Stato di pubblicazionePublished - 2005

Cita questo

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TY - JOUR

T1 - Adorno e il "divieto linguistico" (Sprachverbot)beckettiano:possibilità e limiti della comunicazione come pratica della differenza nel pensiero di Theodor W. Adorno

AU - Di Lorenzo, Francesca Paola

PY - 2005

Y1 - 2005

N2 - La critica del linguaggio come “definizione”, delle sue distorsioni della realtà e del suo status come veicolo di dominio e potere è strettamente connessa, nel pensiero di Adorno, con la tematizzazione sistematica del funzionamento del linguaggio come “rappresentazione” (Darstellung). Secondo l’ipotesi interpretativa presentata in questo saggio il linguaggio come rappresentazione, in quanto capace di rendere giustizia alle cose tenendo conto dei loro tratti peculiari individuali, è il modello della procedura micrologico-costellativa di conoscenza ricostruito da Adorno, che egli ritiene capace di sfuggire alla hybris del pensiero identificante. Nel saggio si sostiene anche l’ipotesi teorico-interpretativa che la differenziazione adorniana di tali usi linguistici, qui analizzata con specifico riferimento allo Sprachverbot di S. Beckett, presenterebbe già in nuce gli elementi cruciali dell’etica del discorso habermasiana – vale a dire, un modello di comunicazione in cui il linguaggio può essere fedele alle cose quando non si presenta come locus di dominio ma, piuttosto, di reciproca intesa.

AB - La critica del linguaggio come “definizione”, delle sue distorsioni della realtà e del suo status come veicolo di dominio e potere è strettamente connessa, nel pensiero di Adorno, con la tematizzazione sistematica del funzionamento del linguaggio come “rappresentazione” (Darstellung). Secondo l’ipotesi interpretativa presentata in questo saggio il linguaggio come rappresentazione, in quanto capace di rendere giustizia alle cose tenendo conto dei loro tratti peculiari individuali, è il modello della procedura micrologico-costellativa di conoscenza ricostruito da Adorno, che egli ritiene capace di sfuggire alla hybris del pensiero identificante. Nel saggio si sostiene anche l’ipotesi teorico-interpretativa che la differenziazione adorniana di tali usi linguistici, qui analizzata con specifico riferimento allo Sprachverbot di S. Beckett, presenterebbe già in nuce gli elementi cruciali dell’etica del discorso habermasiana – vale a dire, un modello di comunicazione in cui il linguaggio può essere fedele alle cose quando non si presenta come locus di dominio ma, piuttosto, di reciproca intesa.

UR - http://hdl.handle.net/10447/11255

M3 - Article

VL - 58

SP - 49

EP - 62

JO - IDEE

JF - IDEE

SN - 0394-3054

ER -