“Ad levationem animi”. La virtù terapeutica delle facezie

Risultato della ricerca: Article

Abstract

Nel De Sermone Giovanni Pontano afferma che i racconti, proprio perché provocano naturalmente piacere, «calmano l’animo in modo straordinario e si potrebbe dire che lo lavino in un bagno quando è stanco e sporco di sudore e lo asciughino dopo averlo lavato». Pontano formalizza sul piano teorico l’idea boccacciana della narrazione come farmaco, rivalutando in particolare la funzione del racconto comico e delle «cosiddette facezie» come forma di svago e di salutare esercizio dell’otium. Nell’ottica dell’umanista, per cui l’humanitas consiste innanzitutto nel legame sociale istituito dalla parola, il narrare diventa una virtù, la facetudo, capace di rigenerare l’animo dalle fatiche e dagli affanni della vita pubblica. La presente relazione intende riflettere sul genere della facezia umanistica, che da Poggio fino a Pontano, rappresenta il tentativo più maturo e consapevole di trasferire l’istanza ludica propria del Decameron nel nuovo contesto culturale, sociale ed etico dei cenacoli umanistici e delle corti rinascimentali.
Lingua originaleItalian
pagine (da-a)109-123
Numero di pagine15
RivistaLEVIA GRAVIA
Stato di pubblicazionePublished - 2015

Cita questo