Tassonomie del verbo 'fare' tra morfosintassi e lessicografia

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La ricerca ha come oggetto le proposizioni in cui ricorre il predicato ‘fare’, uno tra i verbi più complessi in italiano, sia dal punto di vista della semantica che della sintassi. Per dare un’idea di tale complessità, si pensi che il Grande Dizionario della Lingua Italiana fondato da Salvatore Battaglia vi dedica ben venti pagine, ripartite in 63 paragrafi differenti, in cui si elencano decine e decine di diversi significati, fino a creare l’impressione che lo spettro di significati veicolati da ‘fare’ sia così vasto da sfuggire a ogni tentativo di classificazione. Un esempio: ‘fare’ può assumere il valore di ‘scontare una pena di’ (Ha fatto due anni di prigione) e del semanticamente distante ‘studiare’ (All’università ho fatto legge). Obiettivo della ricerca è la creazione di una tassonomia degli usi di ‘fare’ non tanto dal punto di vista dei significati, ma cercando delle ragioni sintattiche alla classificazione, convinti che i diversi modi con cui ‘fare’ si lega sintatticamente ad altri enti linguistici possano contribuire a rendere conto delle differenze di significato, spesso profondissime, che in combinazione con altri item esso manifesta. A nostra conoscenza, non esistono approcci simili alla classificazione di questo lemma. Un primo tentativo di comprensione è stato svolto dai proponenti durante una ricerca condotta una diecina di anni fa, che ha condotto al volume ‘Fare. Elementi di sintassi, Nunzio La Fauci e Ignazio M. Mirto, ETS, Pisa, 2003), in cui si legge (p. 7) « Porre fare al centro di una prospettiva linguistica, alla ricerca di un ordine e una chiarezza diversi da quelli letterari e filosofici, potrà parere presuntuoso, prima ancora che inutile, ma il cuore di tale prospettiva non è simbolico né etimologico-lessicale […] è sintattico e tende quindi verso quel nòcciolo combinatorio, autentico quid del linguaggio ». Il metodo che si intende seguire privilegia quindi l’aspetto sintattico dei costrutti con ‘fare’ e, di conseguenza, i contesti in cui tale verbo si trova e le relazioni che in questi esso stabilisce. Nel summenzionato volume, vengono trattate quattro costruzioni di ‘fare’, due delle quali note in letteratura (‘fare’ causativo e ‘fare’ supporto), mentre le rimanenti due hanno rappresentato una innovazione (‘fare’ lavoro e ‘fare’ ruolo). Scopo della ricerca è allargare l’indagine ad altri usi di ‘fare’, fra i quali (le proposizioni sotto sono esemplificative di costrutti diversi; si noti che solo per alcuni degli usi è possibile identificare un sinonimo verbale):  La differenza tra fare un muro (= costruire) e fare muro (= opporre resistenza);  La differenza tra Max fece (= emise) rumore e L’arresto fece rumore;  Fare di qualcuno uno schiavo (= schiavizzare);  È uscito. Non lo faceva da tre giorni;  Smettila di fare il modesto;  Fece bene/male a uscire;  Ha fatto (= percorso) più di tre miglia;  Ce la faremo;  Marta si fece (= divenne) dubbiosa;  Fa caldo;  Fai (= incuti) paura;  Faceva (= suscitava) impressione;  Non possiamo farcela;  Fate (= rendete) le cose difficili;  Quel che fa è aspettare;  Come farò a riconoscerla?;  Fare (= dare) una carezza. L’obiettivo che ci si pone è duplice. Da un lato, la sistemazione che si cerca presenta chiari vantaggi nel campo del NLP (Natural Language Processing, Elaborazione del Linguaggio naturale). Qualsiasi parser fa infatti rilevare enormi difficoltà nel trattamento informatico di testi in cui compaia una qualsiasi occorrenza del verbo ‘fare’, come si comprende bene osservando la varietà di usi sopra esemplificata. Dall’altro lato, i risultati conseguiti avranno un valore anche in lessicografia, al fine di una migliore presentazione del lemma e delle sue accezioni nei dizionari cartacei ed elettronici, sia monolingui che bilingui.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …

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