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Il progetto di ricerca ha ad oggetto il tema della responsabilità civile in relazione ai danni occorsi nell’esercizio di un’attività sportiva. Come è noto, è principio unanimemente ammesso quello secondo cui l’esercizio dell’attività sportiva comporta una sorta di sospensione delle regole normali di responsabilità, civile e penale, di fonte codicistica, cosicché un comportamento di per sé astrattamente ascrivibile alla nozione di illecito civile e/o penale, viene invece in concreto reputato lecito. La ragione di detto principio viene generalmente indicata nella esistenza di una causa di giustificazione che è denominata “scriminante sportiva” la quale, invece, ad un’attenta analisi, rivela la sua inadeguatezza, giacché occorre invece invertire il piano di osservazione ponendo mente non già alla prospettiva del danneggiante, bensì a quella del danneggiato. Da questa diversa prospettiva, si perviene ad una soluzione che identifica nel principio dell’accettazione del rischio, innovativamente riformulato quale accettazione dell’attività sportiva, il criterio di giudizio che conduce all’accertamento della responsabilità, ovvero, all’opposto, al diniego della tutela risarcitoria in caso di danni occorsi nell’esercizio di un’attività sportiva. Le problematiche che la ricerca intende affrontare, sulla base della ricostruzione del principio dell’accettazione del rischio nel senso sinteticamente accennato, consistono in primo luogo nell’accertamento dell’ambito di applicazione del principio stesso sia dal punto di vista oggettivo che da quello soggettivo. Dal punto di vista oggettivo, la questione investe già la stessa nozione di attività sportiva giacché essa risulta di incerta definizione sia in dottrina che in giurisprudenza. Occorrerà, inoltre, esaminare alcune specifiche tipologie di attività sportive, di recente emersione, che vengono fatte rientrare nella generica categoria degli sport cosiddetti esstremi. Dal punto di vista soggettivo, è dibattuta l’applicabilità del principio dell’accettazione del rischio alle ipotesi di danni sofferti da minori. La disciplina codicistica in tema di capacità rivela, infatti, la sua inadeguatezza rispetto alla situazione di minori che praticano attività sportiva, specie se ad alto livello, con conseguente necessità di investimento di notevoli risorse di tempo e di energie, e, d’altro canto, sussistenza di interessi economici rilevanti connessi non soltanto direttamente alla pratica sportiva, ma anche indirettamente ai contratti ad essa correlati (sponsorizzazione, etc.). L’ambito sportivo rappresenta un campo di osservazione ricco di spunti di riflessione per gli studiosi di diritto dei minori e, in specie, per coloro che tendono a superare l’orientamento tradizionale che pone il minore nello stato di soggezione alla potestà genitoriale, in ossequio ad una più moderna concezione che ne rivaluta l’autonomia decisionale. Il mondo dello sport preme, infatti, nel senso del riconoscimento di una sfera più ampia di libera determinazione del minore, rispetto a quella consentita dalle ordinarie regole in tema di capacità, ove si osservi, tra l’altro, che il raggiungimento dei massimi traguardi nello sport, salvo casi eccezionali, può ottenersi quando si è in età precoce. La ricerca si avvale, tra l’altro, del metodo comparatistico, con particolare riferimento al raffronto tra il sistema italiano e quello statunitense. Con riguardo al sistema italiano, giusta l’autonomia dell’ordinamento sportivo, che ha di recente avuto espressa conferma da parte del legislatore italiano, la ricerca prende in esame, tra le altre, le fonti proprie di questo ordinamento, di natura statutaria, regolamentare e giurisprudenziale.
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/12 → …

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