Risarcimento, riparazione e sanzioni civili afflittive tra danno ingiusto e danni giusti

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La funzione punitiva della responsabilità civile è un problema in realtà mai risolto dalla dottrina italiana. Si tratta di un dibattito risalente che oggi si riaccende vivacemente nel confronto tra gli operatori del diritto con l’obiettivo di accertare se e in quali termini l’istituto del danno punitivo abbia trovato ingresso anche all’interno del nostro ordinamento, in special modo dopo la sentenza della Corte di Cassazione n. 1183 del 2007. Una lettura attenta della giurisprudenza e l’analisi approfondita del nostro "tessuto normativo" sembrano infatti sollevare nuovi dubbi piuttosto che fornire risposte definitive.
Alla responsabilità civile è affidato, secondo la dottrina e la giurisprudenza dominanti, esclusivamente il compito di restaurare una perdita, sia essa patrimoniale o morale, attraverso la dazione di una somma di denaro. Tale somma serve a soddisfare la pretesa del danneggiato, e a trasferire le conseguenze pregiudizievoli di un dato comportamento sull’autore del comportamento stesso. Il principio che informa la materia della responsabilità civile è che il risarcimento non possa affrancarsi dalla misura del danno. La somma che il soggetto agente è tenuto a corrispondere a chi patisce un deterioramento delle proprie condizioni patrimoniali, biologiche ovvero esistenziali deve essere calcolata, esclusivamente, sulla base delle conseguenze dannose subite. Una responsabilità civile, dunque, che assolve prevalentemente una funzione organizzativa e redistributiva, lasciando così ad altri settori del diritto (penale ed amministrativo) il compito di prevenire, attraverso la minaccia della sanzione punitiva, i comportamenti ritenuti socialmente riprovevoli.
Vi è, però, un fraintendimento che si crea troppo spesso tra funzioni ed effetti della responsabilità civile. La funzione della responsabilità civile rimane cioè invariata, quindi compensatoria, salvo la possibilità di ottenere, attraverso la minaccia della sanzione risarcitoria, un effetto di prevenzione. Pare,infatti,innegabile che un istituto,perché possa qualificarsi come afflittivo,debba essere pensato e preordinato a punire. L’istituto risarcitorio,invece,non può considerarsi come un meccanismo avente funzione punitiva,sebbene idoneo a svolgere un’efficacia afflittiva.Il rapporto che si instaura tra funzione e efficacia è gerarchicamente orientato, nel senso che mentre la prima è in grado di determinare l’efficacia,non è vero il contrario.È ovvio che la consapevolezza di poter essere chiamato a rispondere del danno provocato può,in qualche misura,indurre a maggiore prudenza e quindi a dissuadere da un dato comportamento che presentasse quel determinato rischio. Pertanto, la responsabilità civile svolge anche una finalità dissuasiva,tuttavia tale finalità nulla dice sulla funzione della stessa responsabilità ma ci informa semplicemente di un aspetto connaturale e di una dinamica sociologica dell’istituto di riferimento.

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OBIETTIVI
Corollario del progresso civile è una necessaria rivisitazione normativa capace di far fronte alle istanze di giustizia che provengono dal tessuto sociale.Occorre,cioè,domandarsi se la tendenza che si afferma con la legislazione − sempre più di settore − in materia di responsabilità civile risponda a criteri interpretativi tradizionali ovvero introduca elementi di discontinuità all’interno del sistema.In effetti, basta soffermarsi sugli atteggiamenti della dottrina verso vecchi istituti,nonché sulle scelte del legislatore nazionale,per rendersi conto che il diritto civile non svolge più una mera funzione organizzatoria della società civile,ma è artefice di una funzione sociale e solidale,anche attraverso un intervento punitivo suppletivo rispetto alle tradizionali sanzioni amministrative e alle più invasive misure penali.
Del resto,già negli anni 80',la dottrina cercava di stimolare l’attenzione verso un istituto, la pena privata, che suscitava in ambito nazionale reazioni di diffidenza se non di vera ostilità.L’approccio odierno sembra invece diretto a sovvertire quella sistematica che non trova più un riscontro pratico nelle scelte del legislatore.In parte l’emergere delle nuove istanze solidaristiche,le contrapposizioni sempre più marcate tra soggetti forti e vessati all’interno del mercato,l’emergere di nuove fattispecie di danni hanno lentamente trasformato il diritto privato in un diritto a vocazione paternalista.Il diritto di famiglia ha così conosciuto la novella in tema di ordini di protezione contro gli abusi in famiglia;il diritto dei contratti viene rimodellato per far fronte a nuove istanze di tutela individuale−si pensi al diritto del consumo−;il diritto del lavoro,in materia di licenziamenti individuali senza giusta causa,ha introdotto misure risarcitorie incentrate sul comportamento del datore di lavoro;lo stesso diritto della responsabilità civile ha visto l’introduzione di misure sanzionatorie ispirate ai principi di proporzionalità e dissuasione che sono propri delle misure sanzionatorie ad effetti punitivi.Alle previsioni normative si aggiungano poi le sentenze dei giudici che sempre più spesso,specie laddove il quantum dei risarcimenti è rimesso ai criteri di equo apprezzamento,tendono a calcolare le somme con attenzione sempre maggiore alle modalità del comportamento del soggetto agente e alle sue condizioni economiche.E a questi istituti si possono aggiungere le figure più classiche e dibattute,quelle sul danno ambientale,sul danno da mobbing,sul danno da diffamazione.
Uno studio approfondito delle figure di pena privata di matrice legale ovvero giurisprudenziale permetterebbe forse una riconsiderazione del complessivo impianto del nostro sistema di diritto civile senza il ricorso ad atteggiamenti dogmatici non più attuali.Basterebbe, a tal fine, estrapolare dal sistema ciò che già esiste dando coerenza al disordine involontario creato dal legislatore.
METODI
1. Ricognizione delle fonti normative nazionali e sovranazionali, dei progetti di legge, delle raccomandazioni e dei pareri espressi da organismi nazionali e sopranazionali, delle pronunce giurisprudenziali e dei contributi dottrinari più significativi in materia di struttura e funzione della responsabilità civile, danno non patrimoniale, sanzioni civili afflittive e danni punitivi.
2. Analisi ragionata dei materiali raccolti e approfondimento dei punti critici: il rapporto tra risarcimento, riparazione e sanzioni civili afflittive; l'ammissibilità del danno punitivo; le connessioni con i principi costituzionali; le ricadute sul sistema del diritto privato.
Risultati parziali attesi:
completezza e significatività del materiale giurisprudenziale, dottrinario e normativo selezionato.
Criteri suggeriti per la valutazione globale e delle singole fasi:
completezza e significatività dei materiali selezionati;
ricaduta del sistema di
StatoAttivo
Data di inizio/fine effettiva1/1/07 → …

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